Sei in Gweb+

VIOLENZA

Fuma a 15 anni: il padre la riempie di schiaffi e pugni. E patteggia 4 mesi

27 aprile 2021, 05:08

Fuma a 15 anni: il padre la riempie di schiaffi e pugni. E patteggia 4 mesi

Esuberante. Come i suoi 15 anni. A volte anche un po' arrogante, Camilla (la chiameremo così). Con quell'atteggiamento spavaldo da ragazzina che della vita pensa già di sapere già tutto. Semplicemente un'adolescente: tanta voglia di crescere in fretta e trasgredire. Ma per quel padre una sigaretta era diventato un «affronto» da punire con schiaffi e pugni. Accusato di lesioni aggravate e minaccia, l'uomo - 52 anni, origini calabresi, ma da tempo residente a Parma -, dopo l'accordo con il pm Lino Vicini, ha patteggiato 4 mesi (pena sospesa). Il giudice Nicola Giusteschi Conti gli ha concesso anche la non menzione sul certificato penale, ma ha mantenuto la misura del divieto di avvicinamento alla figlia.

Lontano da Camilla da più di un anno. Pochi giorni dopo una sera di febbraio, quando una pattuglia della polizia era arrivata nella casa di famiglia. Era stato lo zio di Camilla, il fratello del padre, a lanciare l'allarme, dopo che sua moglie aveva ricevuto un messaggio dalla madre della ragazzina. Una richiesta d'aiuto di una donna impaurita. In ansia per quella figlia che stava rientrando, perché poco prima il marito aveva urlato tutta la sua rabbia: «L'ammazzo di botte quando torna».

Autoritario e possessivo, un «padre padrone», così l'aveva descritto la moglie ai poliziotti, geloso anche degli amici di Camilla. Anni di matrimonio. E di discussioni infinite sull'educazione di quella bambina che si stava facendo grande. Ma quel giorno la madre era particolarmente preoccupata perché il marito aveva sorpreso Camilla, insieme a un'amica, mentre fumava all'uscita di scuola. Aveva alzato la voce rimproverandola severamente.

Una reazione violenta, eppure c'era anche l'altra ragazza. Ma tra le quattro mura di casa cosa sarebbe accaduto? Era questa la domanda che l'aveva tormentata per tutto il pomeriggio. E quando, verso le 19,30, Camilla era rientrata, il padre si era precipitato nella sua stanza. Poi era cominciato il fuoco di fila delle domande. Sempre più incalzanti: «Hai qualcosa da dirmi? Da quando fumi? E perché fumi? Io non ti ho insegnato questo. Ti ammazzo, se ti vedo di nuovo fumare. Vengo fuori dalla scuola e continuo a darti delle botte». Ma non ci sarebbe stato nemmeno il tempo di rispondere, perché erano partiti i ceffoni e i pugni al volto. Mentre la madre aveva cercato di farle da scudo. In quel momento, però, erano arrivati lo zio di Camilla e la moglie. Avevano sentito le minacce e visto quell'uomo fuori di sé mentre cercava anche di dare un calcio alla figlia.

Ma il viso livido di Camilla l'avevano notato e fotografato anche i poliziotti. Tre giorni di prognosi, avevano stabilito i medici del Pronto soccorso. Altre ferite, più profonde, nella memoria di Camilla.

Georgia Azzali