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Intervista al comandante dei vigili del fuoco

«Quegli incendi “facili”, ma molto pericolosi»

28 aprile 2021, 05:06

«Quegli incendi “facili”, ma molto pericolosi»

Bruciano ancora i cinque incendi durante i quali sono stati colpiti quindici autoveicoli. Dal Parma Retail a via Casa bianca, l'incendio forse più pericoloso, da piazzale Fedro, zona via Sidoli, a via Mantova fino a via Londra, quella di sabato scorso è stata una serata di follia. Episodi dolosi su cui stanno indagando polizia di Stato e carabinieri.

«Incendi del genere - spiega l'ingegner Vincenzo Giordano, comandante provinciale dei vigili del fuoco - possono essere provocati da chiunque». Basta poco, infatti, per dare alle fiamme un veicolo. «Oltre alle lamiere - continua - le auto hanno combustibili come il carburante nel serbatoio. Poi i mezzi sono fatti di gomma, plastica, cavi elettrici. Dentro i camper, ad esempio, spesso ci sono bombole di gpl. In questo caso, il calore fa diminuire la resistenza meccanica della bombola e provoca un aumento della pressione favorendo l'esplosione».

Il comandante non parla assolutamente delle indagini in corso, ma torna sull'esplosione di via Casa bianca, che «poteva avere conseguenze gravissime. Dopo l'esplosione eventuali frammenti potevano, infatti, colpire qualcuno».

Per incendiare un autoveicolo – automobile, camper o furgone – il metodo più semplice è quello della bottiglia incendiaria. Si riempe una bottiglia di benzina o di liquido infiammabile, come può essere l'alcol, gli si dà fuoco e si butta sotto il mezzo. Oppure si rompe il vetro, com'è accaduto anche nell'ultima serie di incendi, e si butta la bottiglia incendiaria dentro l'abitacolo.

«Non rischiano solo le auto che vanno a benzina o ad altri carburanti - riprende Giordano -, ma anche quelle elettriche».

Gli incendi, inoltre, non fanno danni solo in un perimetro ben preciso, ma possono colpire anche a una certa distanza.

«Un'auto - racconta - che era parcheggiata a una ventina di metri da quelle andate a fuoco in via Mantova, non è stata raggiunta dalle fiamme ma si è ritrovata con lo specchietto e le guarnizioni fuse».

Inoltre, l'odore di bruciato ha continuato a essere percepito, anche a una certa distanza, perfino il giorno dopo i roghi. «La combustione di questi materiali - afferma -, specialmente quelli plastici, produce dei gas tossici che permangono anche diverse ore dopo l'incendio».

Qualche folle usa, per accelerare l'incendio, la «diavolina». Ma per scatenare l'inferno, basta «qualsiasi materiale infiammabile come l'alcol o il cherosene». Per incendiare un'auto «basta poco tempo. Di più, invece, occorre per spegnere un incendio e voglio fare i complimenti ai miei uomini per l'impegno e la tempestività».

Al termine il comandante fa una riflessione: «Quello che fa rabbia non è l'incendio in sé, che può sempre capitare. Facciamo oltre cinquemila interventi all'anno e siamo abituati. Suscita, però, una grande amarezza, il sospetto che sia stato appiccato di proposito».

Michele Ceparano

 

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