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RIPARTENZA

I ristoratori della Bassa: «E' dura, ma ce la faremo»

di Egidio Bandini -

28 aprile 2021, 05:08

I ristoratori della Bassa: «E' dura, ma ce la faremo»

Per tutti i ristoratori la parola d’ordine sembra essere «ripartiamo», con l’entusiasmo e la fiducia che comunque contraddistingue una categoria di imprenditori che da noi è legata a molti punti forti dell’economia: dall’enogastronomia al turismo, dalla tutela delle biodiversità alla custodia delle tradizioni culturali.

«Abbiamo già delle prenotazioni – dice Andrea Ghiozzi dell’Antica trattoria al Duomo di Fidenza – e, così, simo fiduciosi nella ripresa delle attività. L’Emilia Romagna e la nostra provincia in particolare hanno tutte le carte in regola per poter ripartire a pieno regime. Stiamo predisponendo le aree esterne, in conformità alle nuove norme per le riaperture. Abbiamo lavorato con l’asporto in questo ultimo periodo, ma per noi la professione vuol dire rapporto diretto con i clienti e contatti personali. Speriamo che questo sia solo l’inizio di un vero ritorno alla normalità».

Gli fa eco Ivan Albertelli dell’omonima «Hostaria» a Fontanelle di Roccabianca: «Anche se è lunedì e il tempo non è certo dei migliori, abbiamo prenotazioni per pranzo, grazie al lavoro che abbiamo fatto per attrezzare i nostri spazi all’aperto. Naturalmente ci sono ancore delle difficoltà, la principale delle quali è il coprifuoco alle 22 – dice Ivan – ma siamo sicuri che questo sia un segnale incoraggiante. Ripartiamo e torneremo presto a lavorare come abbiamo sempre fatto, portando alto il nome del nostro territorio e dei suoi prodotti di eccellenza!».

Come Ivan anche Luciano Spigaroli lamenta le difficoltà del coprifuoco e anche la disparità di trattamenti fra i locali che lavorano in convenzione come mensa e, quindi, possono lavorare al chiuso, come gli autogrill e i ristoranti tradizionali, che devono, per ora, lavorare solo all’aperto: «Da oggi riapriamo l’Osteria del maiale – dice Luciano – dal prossimo fine settimana riapriremo anche il ristorante stellato alla Corte pallavicina e il “Cavallino”. Naturalmente nel pieno rispetto delle norme. Al Cavallino poi, abbiamo anche cambiato la linea di cucina, tornando a privilegiare i piatti dell’osteria dei “Barbuter” (barcaioli, ndr) ovvero tanto pesce di fiume, oltre al culatello, ai tortelli e al vino della Bassa. Noi ristoratori guardiamo la sala come il deejay guarda la pista: se si vuota, cambiamo musica. Ed è ciò che vedremo con i nuovi menù».

 

Massimo Spigaroli, chef stellato dell’Antica Corte Pallavicina: «Dopo un periodo di fermo e di grandi riflessioni, si riparte, con mille idee in più! Provati, ma con ancora più forza di volontà e consapevolezza della vulnerabilità di tutta la comunità mondiale e di quanto possa essere messo in ginocchio il nostro settore da un virus microscopico. Mi sento più forte ma, più che altro, più pronto e più combattivo di prima, perché abbiamo compreso quello che è necessario fare per gestire il futuro del nostro settore. È un momento molto difficile, ma che potremo superare soltanto con un buon lavoro. Proprio quello che siamo ancor più preparati a svolgere».

C’è anche chi, come Stefano Campanini della Trattoria di Madonna dei Prati, preferisce aspettare e non aprire, almeno per un po’: «La nostra preoccupazione è poter causare disagio ai clienti, perché all’aperto il maltempo, il freddo, il vento potrebbero costringere chi ha spazi non ampissimi come noi, a dover cancellare le prenotazioni. Così – conclude Stefano – preferiamo aspettare qualche tempo, in attesa che, con la bella stagione e l’aumento delle vaccinazioni, si possa tornare anche a servire al chiuso. Resta il fatto che, comunque, queste riaperture rappresentano un bel segnale per la nostra categoria e siamo convinti che andrà sempre meglio».