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ALBERTA CARDINALI

Il 1° maggio andrà in pensione l'«anima» dell'Archivio di Stato

29 aprile 2021, 05:02

Il 1° maggio andrà in pensione l'«anima» dell'Archivio di Stato

Se un Archivio di Stato avesse un'intitolazione a una persona, quello di Parma sarebbe sicuramente dedicato ad Alberta Cardinali, ben noto e apprezzato da coloro che frequentano l'istituzione culturale. Ovviamente, se ciò poteva accadere, che avvenga il più lontano nel tempo possibile, poiché semplicemente ora Alberta Cardinali va in pensione, con sommo dispiacere. E ciò avviene - sottile ironia del destino - il primo maggio, giorno della festa dei lavoratori.

Quando presi servizio per la prima volta, il primo settembre 1971, come archivista fui accompagnato nelle stanze che allora l'Archivio di Stato occupava nell'Ospedale Vecchio in una visita che per quanto rapida durò a lungo, seppur per gettare solo un occhio sui quindici chilometri di documenti che erano su scaffali, ma anche ammucchiati alla rinfusa in terra. Due pensieri mi sorsero con immediata evidenza: il primo che se chi mi accompagnava, che conosceva bene il percorso, mi avesse abbandonato avrei fatto fatica a ritrovare l'uscita in quel labirinto e l'altro che, se avessi pure trascorso gli anni a venire a leggere quei documenti, non avrei avuto tempo sufficiente per conoscere il contenuto. Un archivio è una complessità, come un fiume, che nel «corso» della storia ne ha raccolto i frammenti che sopravvivono agli eventi e ne portano traccia per le generazioni future. Non si tratta però di un insieme omogeneo, ma di tanti gruppi di documenti coerenti tra loro, magari, ma disorganici rispetto ad altri raggruppamenti, comunque sopravvissuti da epoche più o meno lontane.

Quando iniziavo le mie lezioni di archivistica alla storica Scuola dell'Archivio di Stato di Parma, fondata nel 1876 e tuttora attiva, partivo dall'affermazione di Henry Miller che «il disordine non esiste: è solo un ordine che non si capisce».

Ecco, Alberta Cardinali è mossa per tutta la vita lavorativa tra questi due poli dell'ordine e del disordine, con una dedizione intelligente e sensibile assoluta. Nel 1971, nonostante il lavoro degli archivisti che ci avevano preceduto, guidati da un direttore straordinario come Ettore Falconi, molti mucchi di documenti erano in un assoluto disordine, salvati dal bombardamento del 13 maggio 1944. La documentazione più preziosa era stata «sfollata» - come si diceva allora - alla Villa Paganini di Gaione, ma in Pilotta, sede dell'Archivio, rimanevano ancora oltre quattro chilometri di documenti del XVIII e XIX secolo, che dovettero essere estratti dalle macerie. In parte furono portati nella ex chiesa del Carmine, che era già stata data in uso all'Archivio, e nell'Ospedale Vecchio, che, finita la guerra, chiusa la sua stagione dell'ospedale militare divenne la sede dell'istituzione. Ma questo non significò l'aver aggiunto la pacificazione per operare riordini, poiché si dovette abbandonare il Carmine, occupare la ex Chiesa di Santa Elisabetta, dove ora è la Casa del suono, il museo collegato alla Casa della musica, quindi abbandonare anche quella sede per poi ancora trasferirsi negli ex magazzini comunali di via Spezia, mentre per anni si è minacciata l'espulsione totale dell'Archivio dall'Ospedale Vecchio, in una battaglia serrata e continua in cui Parma sembrava armata contro la sua stessa storia.

E’ evidente a chiunque che questi spostamenti hanno sempre comportato sconvolgimenti di fondi archivistici, di serie, di documenti. A questo si aggiungeva un disordine antico, mai del tutto dipanato e restituito a una razionalità d’uso. Basti pensare che il riordinamento più ingente fatto da Alberta Cardinali negli anni è stato quello degli archivi dei collegi dei Gesuiti dei ducati, le cui carte erano mescolate e disperse, incredibilmente, in tutti i fondi lungo l’arco almeno di due secoli.

 

Ora, Alberta Cardinali, con un lavoro incredibile, ovviamente affiancata dai colleghi dell’Archivio, ha ridato omogenea coerenza e razionalità a tutti i fondi conservati, riorganizzando, riscrivendo e compilando per la prima volta gli inventari di ciascun singolo archivio, che è la chiave di accesso per poter consultare i documenti per le proprie ricerche, rispettando e restituendo l’ordine originale con il quale i carteggi si sono venuti formando nel momento dell’attiva amministrazione. Un lavoro immane di decenni, silenzioso e oscuro, ma che permette ora e in futuro di illuminare per chi sa ricercare la storia di Parma e dei suoi territori.

 

 

 

Marzio Dall’Acqua

 

Se un Archivio di Stato avesse un'intitolazione a una persona, quello di Parma sarebbe sicuramente dedicato ad Alberta Cardinali, ben noto e apprezzato da coloro che frequentano l'istituzione culturale. Ovviamente, se ciò poteva accadere, che ...

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