Sei in Gweb+

Noceto

Un impianto fotovoltaico grande come 10 campi da calcio: raccolta di firme per dire «no»

30 aprile 2021, 05:03

Un impianto fotovoltaico grande come 10 campi da calcio: raccolta di firme per dire «no»

NOCETO - Filippo Ceci e altri abitanti di Noceto stanno raccogliendo firme contro il progetto legato all'impianto fotovoltaico. E hanno inviato alla «Gazzetta» una lettera per spiegare i loro motivi: «Scriviamo con grande apprensione auspicando di dare una speranza anche a coloro che, come noi, abitano o frequentano la zona di Noceto, per segnalare una questione che ci sta a cuore e che ci desta sincera e profonda preoccupazione. Ci riferiamo al progetto approvato in fretta e furia il 6 aprile scorso dalla Regione per l’enorme impianto fotovoltaico di ben sette ettari (pari a 10 campi da calcio!) che dovrà sorgere in via del Bastone, la stessa via in cui molti di noi hanno il piacere di vivere, affascinati dall’amenità del luogo. Con riferimento a tale progetto - prosegue la lettera - non molto tempo addietro, abbiamo letto un articolo pubblicato sulla “Gazzetta” in cui il sindaco di Noceto presentava con grande entusiasmo la prossima costruzione dell’impianto, come se potesse essere effettivamente una risorsa per l’ambiente e una gradita novità per il territorio. Ci preme spiegare che purtroppo non è così. Quella interessata dal progetto è infatti un’area verde, boschiva, incontaminata, inserita in un contesto paesaggistico di indubbio pregio e vivacemente frequentato dagli abitanti della zona e di Noceto per le loro passeggiate».

La lettera prosegue così: «Non risponde al vero l’affermazione secondo cui l’impianto verrebbe nascosto da piante e siepi: è ormai un dato di comune esperienza che, in analoghi casi, le pianti e siepi “di recinzione” venendo lasciati incolti, a volte seccano, altre volte si espandono selvaggiamente, a invadere le terre di confine. Ebbene, se l’iter di approvazione del progetto, che abbiamo appreso essere stato avviato e istruito con inedita celerità (ad esempio, l’area è passata in pochissimo tempo, da agricola a residenziale e poi di nuovo ad agricola…), senza un reale coinvolgimento dei cittadini, e, parrebbe, con evidenti carenze istruttorie, dovesse finalizzarsi e condurre, quindi, alla costruzione dei pannelli fotovoltaici, tutta l’area circostante, così come la conosciamo, sarebbe compromessa in modo praticamente irreversibile. Benché, infatti, la tecnologia fotovoltaica consenta la produzione di energia “pulita” per via dell’utilizzo di una fonte rinnovabile, l’impianto fotovoltaico non è certo privo di impatto ambientale».

«La stessa Regione Emilia Romagna - proseguono i cittadini protestatari - nella Risoluzione n. 159 del 2010, ha chiarito che “gli impianti fotovoltaici posti su terreni rischiano di ridurre fortemente l’attività fotosintetica e la biodiversità, con impoverimento progressivo del tenore di carbonio nel suolo e di biomassa emergente.(…) Inoltre, con la carenza/assenza di precipitazioni, a causa della copertura, la superficie andrebbe incontro a progressiva desertificazione, a meno che non si intervenga con recupero delle precipitazioni e loro utilizzo su tali superfici con impianti irrigui ad hoc, cosa che comporta l’utilizzo, per pompaggio/irrigazione, di una quota di energia prodotta”».

«Per quanto attiene, invece, l’impatto di questi grandi impianti fotovoltaici sull’uomo, sono numerosi gli studi riguardanti gli importanti danni alla salute: vi sono sostanze altamente tossiche e cancerogene impiegate per il funzionamento del fotovoltaico, sostanze che si propagano nella terra e nell’aria e che richiedono, infatti, di essere smaltite con particolari cautele. Inoltre, è ritenuta nociva l’esposizione permanente al campo elettromagnetico generato dall’impianto, e vi è un aumento del pericolo di incendi sull’area circostante. Come si può ben intuire, anche in considerazione delle enormi dimensioni dell’impianto, è evidente che un sistema simile non dovrebbe essere costruito in un’area abitata, ricca di fauna e florida vegetazione, sia per ragioni di conservazione del paesaggio, ma soprattutto per il notevole impatto nocivo su persone, animali e piante, che potrebbe permanere per decenni, lasciando la zona circostante in uno stato di impoverimento e degrado irrimediabile».

«Per tutti questi motivi - concludono Ceci e i firmatari della lettera - ci stiamo organizzando per portare le nostre istanze ad ogni livello, fiduciosi che la politica si fermi un attimo a valutarle o comunque (e questo è lo scopo di questo nostro intervento) ad avviare un dialogo costruttivo, anche al fine di non rafforzare i dubbi (che, ad essere sinceri, abbiamo) che l’impianto venga costruito solo per interessi privati e non per una reale pubblica utilità». r.c.