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Covid

Ricoveri in calo, il Maggiore respira

05 maggio 2021, 05:08

Ricoveri in calo, il Maggiore respira

Calano i ricoveri, calano i pazienti: è la decrescita felice. Quella incontrovertibile, comunicata con la lingua dei numeri e con la ritrovata leggerezza di chi da 15 mesi tiene il fronte della pandemia e le ultime ferie se le è viste «prescrivere» dalla necessità solo la scorsa estate. Dopo d'allora, il ritorno all'emergenza. Il Natale con il camice indosso o con indosso il pensiero del reparto assediato dal coronavirus. E così la Pasqua (la seconda di fila). Era il 4 aprile, e in un mese i pazienti al Barbieri sono scesi da 278 a 123. «Un numero mai più visto da ottobre - sottolinea Tiziana Meschi, direttrice del dipartimento medico geriatrico riabilitativo e di lungodegenza del Maggiore -. Solo che ora il trend è in netto calo: oggi (ieri, ndr) abbiamo avuto sette ricoveri e una quindicina di dimissioni». Novantotto i pazienti positivi e 25 i ”negativizzati”. L'età? «Tra i 18 e i 95 anni, ma il 51 per cento ha meno di 65 anni: la variante inglese, ora preponderante, ha comportato l'abbassamento dell'età dei ricoverati».

L'andamento ricorda la scorsa primavera, dopo la chiusura totale. «Ma con una discesa più veloce - dice Tiziana Meschi -. Ora a disposizione abbiamo l'arma in più dei vaccini. Inoltre, si è imparato a maneggiare meglio le terapie. Infine, ci si è abituati a osservare le precauzioni contro il contagio». Fondamentale, al proposito, che l'abitudine non porti alla noncuranza. «Serve ancora uno sforzo: i prossimi venti giorni saranno quelli della verità».

Dei 22 posti letto del reparto Covid di Pneumologia del Maggiore ieri non ce n'era uno libero. Eppure, anche da qui viene un cauto ottimismo. «I nostri pazienti sono tutti ventilati in maniera non invasiva - spiega Alfredo Antonio Chetta, direttore della Clinica pneumologica dell'Azienda ospedaliero-universitaria -. Siamo a metà tra il Barbieri e la terapia subintensiva». Ma c'è modo e modo di arrivare a questa metà. In larga parte, i pazienti presenti ora provengono da Rianimazione: pur avendo ancora bisogno di ossigeno e di farmaci, il peggio, lo hanno superato. Mentre un paio di mesi fa l'avevano davanti. «Allora qui si ricoverava chi non poteva più stare al Barbieri».

Parallelo a quello del Barbieri è il calo dei pazienti della Prima rianimazione. «Qui i decorsi sono lunghi, ma siamo scesi a 15 letti occupati - spiega la responsabile Sandra Rossi -. Ora speriamo nei vaccini e nella bella stagione, oltre che nel senso di responsabilità dei parmigiani». I dati giustificano l'ottimismo, e per ora le riaperture di fine aprile non sembrano avere effetti collaterali negativi sul fronte dei contagi. Ma su altri sì. «Sono cresciuti gli incidenti e così gli accessi al Pronto soccorso e in Rianimazione. La Rianimazione bianca (quella non Covid, ndr) è tutta piena». Alla prudenza a volte mascherina e distanziamenti possono non bastare.

Roberto Longoni

Calano i ricoveri, calano i pazienti: è la decrescita felice. Quella incontrovertibile, comunicata con la lingua dei numeri e con la ritrovata leggerezza di chi da 15 mesi tiene il fronte della pandemia e le ultime ferie se le è viste «prescrivere»...

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