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Totocalcio

Riecco la cara vecchia schedina

05 maggio 2021, 05:04

Riecco la cara vecchia schedina

Fabio Monti

Stretto dalla necessità di reperire nuove fonti di sostentamento, lo sport italiano torna all’antico. Guardare al passato, per riprogrammare il futuro. Il progetto prevede che ad agosto, in coincidenza con l’inizio della nuova stagione pallonara, possa partire un nuovo Totocalcio, che sarà gestito dall’agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Salvo ripensamenti, si tornerà come negli anni ruggenti della schedina al «13» e al «12» e verrà ridata vita al gioco più popolare nella storia della Repubblica italiana, che sembrava prossimo all’estinzione e che negli anni è diventato quasi un gioco misterioso (costo della giocata 0,50 euro a colonna).

I due blocchi
Nella nuova schedina, le tredici partite saranno divise in due blocchi. Nel primo, verranno collocate le cinque gare top del concorso; nel secondo, le otto partite considerate meno interessanti. La seconda novità è che si potrà vincere indovinando anche il risultato di 11, 9, 7, 5 e 3 partite (sul modello delle puntate multiple, che viene applicato nelle sale scommesse). Sono pronte varie formule: la formula 3, con due eventi obbligatori e uno opzionale; la 5, scommettendo su tre eventi obbligatori e uno opzionale; la 7 (quattro più tre), la 9 (cinque più quattro) e la 11 (sei più cinque).

Le origini
Il Totocalcio nasce quando la seconda guerra mondiale è appena finita: raccogliendo le indicazioni provenienti da Svezia, Inghilterra e soprattutto Svizzera, un triumvirato costituito da Massimo Della Pergola, triestino, espulso nel 1938 dall’Ordine dei giornalisti perché ebreo, internato in Svizzera, in un campo di lavoro (matricola 21.915), e da due colleghi ticinesi, Fabio Jegher e Geo Molo, presentano e illustrano al Coni un progetto di concorso pronostici sulle partite del campionato di calcio che sta rinascendo. L’avvocato torinese Giulio Onesti, commissario straordinario dell’ente, che avrebbe dovuto essere soppresso e che invece vivrà anni floridissimi, lo propone al ministero dell’Interno il 19 novembre 1945, ottenendo il via libera già il 4 gennaio 1946, in documento firmato dal sottosegretario Giuseppe Spataro. Il 19 gennaio Onesti, che diventerà presidente del Coni nel luglio 1946 (resterà in carica per 32 anni) affida la gestione del Totocalcio fino al termine della stagione 1947-48 alla Sisal (Sport Italia società a responsabilità limitata). Con l’accordo del Coni, su licenza del ministero delle Finanze, la società crea un alto numero di ricevitorie sparse in tutta Italia. Il concorso parte esattamente 75 anni fa: 5 maggio 1946, quattro giorni prima dell’abdicazione del re Vittorio Emanuele III in favore del figlio, Umberto, ventitré giorni prima del referendum del 2 giugno. Le schedine stampate sono cinque milioni, quelle giocate appena 34.000: incasso 1.032.000 lire, montepremi 463.146 lire. La colonna da indovinare costa 30 lire, il prezzo di un bicchiere di vermut e include 12 partite: 4 del girone finale della Divisione Nazionale 1945-1946 (fra cui Inter-Juve, che finirà 1-0, con gol di Penzo), 2 incontri del girone finale della serie B-C Alta Italia e i restanti 6 (più 2 di riserva) provenienti dalla Coppa Alta Italia. Se si pensa alla vittoria della squadra di casa, si scrive 1; il segno del pareggio è la X; la vittoria in trasferta va indicata con il 2. Le troppe schedine in esubero vengono distribuite dalla Sisal ai barbieri per pulire i rasoi.

Il primo vincitore
Il primo vincitore è l’impiegato milanese in una ditta farmaceutica, Emilio Biasetti, 44 anni, ex partigiano con il nome di Bill, che, indovinando la combinazione esatta del concorso guadagna 426.826 lire: «Ho vinto grazie alla mia totale incompetenza calcistica», il suo commento. Il 1947-48 è la stagione della prima vincita milionaria, quando il bergamasco Giorgio Amelotti fa un 12 da 63 milioni.

Il 14 aprile 1948 il decreto legge n. 496 assegna al Coni l’esercizio del concorso pronostici, che viene considerato come bene nazionale al pari di acqua, gas, energia elettrica, strade e autostrade; il 7 luglio 1948, è il Coni ad assumere la gestione diretta del concorso pronostici: nasce il Totocalcio, con un servizio autonomo. Dal 21 gennaio 1951 le partite da pronosticare passano a 13, anche se viene premiato pure chi realizza il 12 (vincite di seconda categoria); dal 17 agosto 2003 viene inserita una quattordicesima partita: la vincita massima viene ribattezzata Tredicissimo.

Il montepremi record
Il montepremi più alto porta la data del 5 dicembre 1993 (34. 470.967.370 lire), effetto legato alla super vincita di un mese prima (7 novembre): tre soli 13 da cinque miliardi ciascuno, con un sistema giocato in una ricevitoria di Crema, da 5.549.756.245.

Ma il Totocalcio è stato soprattutto l’uovo di Colombo, perché ha consentito a tutti di guadagnare. L’introito globale veniva diviso in tre parti, al netto delle spese legate alla gestione del concorso pronostici (ricevitori e chi lavorava al servizio: il 38% era destinato al montepremi, cioè a chi azzeccava la colonna vincente; il 26,20% allo Stato e il 26,80% al Coni (più una quota per il Credito sportivo). Che ridistribuiva i soldi per lo sviluppo dello sport italiano, da quello di base, con i famosi Giochi della Gioventù a quello di vertice, la preparazione olimpica.

Pro terremoto
E c’era persino l’1% destinato alle emergenze nazionali (ad esempio, nel 1976 il terremoto del Friuli). Fra il 1970 e il 1993, la febbre della schedina ha consentito allo sport italiano di vivere una vera età dell’oro: federazioni, enti di promozione, comitati periferici hanno conosciuto momenti di straripante sviluppo, trasformandosi, qualche volta (o troppe volte) da formiche in cicale, pronte a distribuire contributi a fondo perduto alle società, che a volte presentavano improbabili programmi di attività. Ma il Totocalcio ha consentito anche uno sviluppo armonico dello sport in Italia.

Lento declino
Il colpo decisivo al declinante successo della schedina, nonostante il tentativo di creare giochi paralleli (il più famoso il Totogol), ha coinciso con la nascita e la successiva esplosione del Superenalotto (3 dicembre 1997, da una invenzione del milanese Giordano Carli), che avrebbe potuto essere gestito dal Totocalcio, come avveniva con l’Enalotto; con il via libera le scommesse sportive; con la nascita di altri giochi più semplici e più fruibili (i Gratta e vinci, nelle più varie forme). Così, a metà del 2002, il Coni è stato costretto a cedere il Totocalcio all’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, che gestisce anche le scommesse sportive, trasferendo tutte le proprie attività e gli asset alla Coni servizi. Con la legge di bilancio per il 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145), Coni servizi ha ampliato le competenze, cambiando nome e trasformandosi in «Sport e Salute S.p.A.», definita «struttura operativa per conto della autorità di governo, competente in materia di sport».

Fra polemiche, incomprensioni, duelli dialettici, minacce di intervento del Cio, al Coni sono rimasti da gestire 40 milioni di euro per la sola preparazione olimpica e per lo sport di vertice, mentre i 368 milioni sui 408 del finanziamento dello Stato al settore sono gestiti e distribuiti da «Sport e Salute».

L'età d'oro
Qualunque sia il giudizio su questa riforma, è evidente che l’età dell’oro, legata alle fortune del Totocalcio, è finita per sempre e che lo sport ha perso la sua caratteristica migliore: l’indipendenza dallo Stato e la posizione di forza che aveva quando, invece di chiedere soldi per andare avanti, li versava nelle casse erariali. Tanti soldi e con scadenza settimanale.

 

Fabio Monti Stretto dalla necessità di reperire nuove fonti di sostentamento, lo sport italiano torna all’antico. Guardare al passato, per riprogrammare il futuro. Il progetto prevede che ad agosto, in coincidenza con l’inizio della nuova stagione...

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