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tra profezia e realtà

Nostradamus e Parma: quel weekend di paura del 1981

di Giuseppe Milano -

05 giugno 2021, 05:05

Nostradamus e Parma: quel weekend di paura del 1981

Doveva sbriciolarsi su se stessa come nemmeno il temutissimo «big one» californiano sarebbe capace di fare. L'epicentro del terremoto devastante dalle parti di Sant'Ilario d'Enza dove, pensa un po', il giorno prima del momento fatidico, le cronache raccontarono di «un pozzo che aveva fornito sempre acqua fresca» che «si era messo improvvisamente a dare acqua calda, come un buon termosifone».

Fu insomma «un tranquillo week end di paura» quello vissuto da Parma esattamente quaranta anni fa, a cavallo fra il 5 ed il 6 di giugno. Era il 1981, e sbirciando fra le quartine profetiche scritte da Nostradamus oltre quattro secoli prima, qualcuno trovò la condanna a morte della nostra città. Quattro righe, sedici parole in tutto dove l'astrologo e scrittore francese del XVI secolo parlava di «città dallo scudo romano» (parma o parmula in latino) e della sua distruzione «nel mese delle rose al quarto giorno delle Idi». La traduzione è presto fatta: Parma sarebbe stata distrutta la notte fra il giorno 5 e il giorno 6 del sesto mese del 1981.

«Non è vero, ma ci credo» declamava in una commedia napoletana il grande Peppino De Filippo ed il motto si modellò perfettamente allo spirito dei parmigiani di quel lontano fine settimana di quarant'anni fa. Tutti ufficialmente canzonavano la cosa ridendoci sopra al bar o in ufficio, sotto sotto però un bel po' di gente pensò bene di tagliare la corda o, se non era possibile, passò la fatidica notte del terremoto senza un tetto sulla testa.

Nonostante gli appelli a rimanere lucidi della Gazzetta di Parma, del sindaco di allora Lauro Grossi ed anche, perché no, di qualche esperto di astrologia, si scatenò una vera e propria psicosi collettiva.

«L'apocalittico tremore della terra - scrisse la “Gazzetta” il giorno prima della data fatidica - ha fatto esaurire nei negozi tende canadesi e sacchi a pelo». Molti ancora «hanno deciso di attendere nelle quiete di qualche albergo di campagna o dell'Appennino» oppure «aprendo in anticipo la casa al mare» tanto che si registrarono le prime code della stagione sulla Cisa. E poi, come avvenuto ad inizio pandemia Covid, assalto ai negozi e ai supermercati per fare scorta di generi alimentari e nel giorno della prevista catastrofe, raccontò sempre alla Gazzetta un negoziante della Ghiaia, «calo di clienti che potremmo quantificare del trenta per cento».

L'unico aumento di presenze registrato in città in quelle ore fu dovuto all'arrivo degli inviati di giornali e telegiornali perché la profezia di Nostradamus attirò la curiosità di tutta Italia. Uno di loro scoprì una ricca signora uscire di banca in piazza Garibaldi dopo aver ritirato tutti i soldi sul conto ed anche i gioielli contenuti nella cassetta di sicurezza. Un altro invece intervistò un baluardo della storia locale, il professor Guglielmo Capacchi, che in quelle ore di follia continuava a ripetere che, se proprio una città doveva essere distrutta, non sarebbe stata Parma perché il suo nome derivava dal ligure «Par-ama, che significa torrente dei monti. Niente a che spartire con lo scudo della fanteria romana».

Cancellata invece la trasferta in Toscana per l'allora direttore della Gazzetta di Parma Baldassarre Molossi che, agli inviati dei rotocalchi nazionali, svelò «di avere in programma un impegno a Firenze. Ed invece mia moglie mi fa: lasciare i bambini soli? No dai...» Il sindaco Lauro Grossi era invece atteso nel Monferrato per un convegno sull'energia, ma per non far pensare ad una fuga fissò la partenza alle sette di mattina di sabato, un'ora dopo l'ultimo possibile termine per l'Apocalisse. Per non mettere in difficoltà le famiglie, la Camera di Commercio invece annullò la premiazione di un gruppo di alunni la mattina del 6 giugno. In molti «avevano lasciato la città».

E chi non partì? Si chiuse in auto o in tenda nei prati e nei parchi. Un accampamento sorse a Torrile lungo il greto della Parma, ma furono presi d'assalto anche il parco Ferrari, la zona sportiva del Montanara ed un'ampia area verde alla Crocetta. E ci fu anche il caso clamoroso di un parmigiano che, in fretta e furia, comprò una roulotte per lasciare la città e arrivato al distributore di benzina «non si accorse della tettoia troppo bassa ed il suo rifugio» fu «decapitato in un baleno».

Alla fine, visto che siamo anche qui a ricordarlo, non successe proprio nulla. Solo qualche raffreddore per la serata all'addiaccio e qualche furto in più in abitazione (anche se i controlli vennero rafforzati come, va detto, i mezzi di emergenza, «perché comunque non si sa mai»).

E chissà, dopo la notte di Nostradamus, come si sarà svegliato il cliente del ristorante Leon d'Oro che la sera prima si regalò una cena accanto al tavolo dell'inviato de “Il Giorno” e si gustò tutto solo, sotto gli occhi attoniti del giornalista, un menù a base di «prosciutto e melone, tris di ravioli, bollito misto gigante con salsa verde e insalata mista, gelato, montagne di ciliege, caffè e grappa». «Ma lei mangia sempre così tanto?» gli chiese l'inviato del quotidiano milanese Mario Zoppelli. Pronta la risposta: «Che altro mi resta? Non lo sapete? Domani saremo tutti morti!»