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Sentenza

Indebitato per 500mila euro ne pagherà 18mila

10 giugno 2021, 05:06

Indebitato per 500mila euro ne pagherà 18mila

Roberto Longoni

A una finanziaria doveva 24mila euro, a un'altra 12mila e rotti. Alla voce fornitori il quadro era ancora più nero (o in rosso): uno gli aveva presentato un conto da 28mila euro e mezzo, un altro da 20mila un terzo da oltre 37mila euro e un altro ancora da 48mila. E poi c'era la banca, con la quale sarebbe dovuto rientrare di ben 270mila euro. Non mancavano inoltre i debiti con l'Agenzia delle entrate (52mila euro) e con un Comune vicino. Una cifra irrisoria, rispetto alle altre, ma 1.824 euro a loro volta sono la misura di una voragine, quando si è raschiato il fondo della cassa: 1.824 euro da versare con una certa solerzia, poi, essendo l'ente locale un creditore privilegiato.

Anche lui, ex piccolo impresario edile avrebbe potuto vantare crediti presso diversi clienti. I lavori, l'impresa individuale di cui lui era il titolare, li aveva fatti, ma i committenti non avevano pagato quanto pattuito o lo avevano fatto solo per una minima parte. Mancando i guadagni, come si poteva rientrare delle spese? L'azienda, specializzata in costruzioni e in ristrutturazioni residenziali e non residenziali era stata avviata nel 2004, quando il titolare aveva 25 anni. Breve era stata la vita felice dell'impresa: ben presto la crisi (nel settore immobiliare più feroce che in altri) fece sentire la propria stretta. Tanto da obbligare colui che l'aveva fondata a cedere l'attività a fine 2008 e ad alzare definitivamente bandiera bianca nel 2012, dopo una lotta servita solo ad aggiungere debiti ai debiti. Alla fine, la loro cifra aveva toccato quota 500mila euro.

Con questo macigno sulle spalle l'ex costruttore si è presentato alla Sezione fallimentare del Tribunale ordinario di Parma assistito dagli avvocati Claudio Defilippi e Donatella Rosciano, per la domanda di liquidazione del patrimonio attraverso la legge 3/2012: la legge sul sovraindebitamento o, in maniera più brutale, detta anche «salva suicidi». L'articolo 6, che inquadra appunto la situazione di indebitamento, ossia il «perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, ovvero la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni» sembrava ritrarre il dramma vissuto dall'ex costruttore. Al quale era stata espropriata la casa.

L'uomo, ora 42enne, dopo un periodo di disoccupazione, ha trovato lavoro come operaio ed è tornato (dopo l'esproprio della propria abitazione) a vivere con i propri genitori. Dei due solo il padre percepisce una pensione di 573 euro al mese. Tenendo presente tutti questi aspetti, il giudice ha stabilito che l'ex imprenditore corrisponda ai creditori 300 euro al mese (ne guadagna 1.300) per cinque anni. In tutto 18mila euro a fronte di un debito complessivo di quasi 500mila.

 

 

Roberto Longoni A una finanziaria doveva 24mila euro, a un'altra 12mila e rotti. Alla voce fornitori il quadro era ancora più nero (o in rosso): uno gli aveva presentato un conto da 28mila euro e mezzo, un altro da 20mila un terzo da oltre 37mila...

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