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SAN SECONDO

Dal calcio ai documentari: Fabio Pasini alla ricerca del «selvaggio» dietro casa

17 giugno 2021, 05:03

Dal calcio ai documentari: Fabio Pasini alla ricerca del «selvaggio» dietro casa

Vincenzo Pincolini

Dal calcio ai documentari antropologici? Sembra un titolo troppo serio e poi mancherebbe tutto il vissuto che c’è stato in mezzo. Ed è un vissuto denso di avvenimenti, situazioni diverse, eventi, anche duri, difficili da schiacciare dentro il percorso di tutta una vita.

Colori diversi
Ma Fabio Pasini, 53 anni di San Secondo, che in questi giorni ha visto il suo cortometraggio «Ella e l’ultimo cacciatore» proiettato con grande successo al Trento Film Festival nella sezione «Destinazione Groenlandia» ha alle spalle una storia di quelle da raccontare: parte dai sogni infantili di diventare un calciatore professionista e poi transita attraverso successi sportivi in altri sport per poi fare slalom fra esperienze di viaggi, ricostruzioni storiche, sensibilità per natura e ambiente e tanto altro. Una vita piena di tanti colori diversi che solo negli ultimi anni sembra essere approdata verso docufilm a sfondo antropologico che sembrerebbero davvero esaltare l’infinita curiosità dell’ex centravanti della Primavera del Parma. E finalmente dargli quella ribalta che il suo poliedrico talento merita.

Settore giovanile
Si perché Fabio Pasini per tanto tempo si è sentito calciatore e soprattutto «bomber» come lo chiamavano i suoi compagni di allora. Nato nel 1968, Fabio si trovò nel settore giovanile del Parma dei primi anni 80 che davvero sembrava il settore giovanile dell’Atalanta attuale. Ogni annata giovani del vivaio arrivavano in prima squadra e spesso se ne andavano verso i grandi club della serie A. Presidente l’indimenticato Ceresini, allenatori storici Battistini, Polli e Bruno Mora e la prima squadra fra tanta C e un po’ di serie B. Qualche nome: Stefano Pioli, Nicola Berti, Pietro Beccari, Giovanni Bia. Bucci, Giandebiaggi e il grande talento Alessandro Melli erano già pronti a sfondare. Che anni d’oro! Ma al nostro Pasini che successe? Siamo nel 1983. Crack al ginocchio in un sentito derby giovanile e arriva il primo intervento. L’anno dopo secondo intervento, sempre al crociato, ma i problemi restano. Passa un anno e Fabio deve decidere di smettere. Vede i suoi compagni giocare con successo, qualcuno fa l’esordio in prima squadra ma per lu i sogni finiscono li.

Un brutto momento
Momentaccio. Pensieri negativi. Pensare alla scuola - Fabio stava ultimando il liceo classico, non lo soddisfa e sono anni di crisi interiore vera. E lì o ti rialzi o ti piangi addosso tutta la vita. No: piangersi addosso non faceva per Fabio. Nel 1988 decide di iscriversi all’Istituto Superiore di Educazione Fisica a Verona (l’attuale Facoltà di Scienze Motorie). Si avvicina così al mondo della canoa fluviale. Non ha tempo da perdere e nel '91 arriva a sorpresa secondo in ValTrebbia ai Campionati italiani. Scopre la canadese biposto, si allena su e giù nel Taro estate e inverno per ridurre la distanza da chi faceva canoa da tutta la vita e nel '95 arrivano i successi. Primo ai campionati Italiani e convocazione per i Campionati mondiali in Galles dove arriva al quarto posto. Dal calcio alla canoa è un bel salto ma guai ad accontentarsi. E infatti qui inizia un’altra pagina della vita di Fabio. Una pagina fatta di gare estreme di sci da fondo, di manifestazioni ciclistiche come la Den Store Styrkeproven in Norvegia (540 km di seguito in 18 ore e andava in bici da 3 mesi) alle quali alternava viaggi avventurosi dove anche le emergenze vere spesso facevano cambiare programmi .

Oltre 6mila metri
Così il '98 è l’anno dell’Himalaya dove arriva a oltre 6mila metri iniziando a farsi l’idea che un certo turismo contamina territori che potrebbero essere più veri e naturali. Poi negli anni successivi arrivano i viaggi più complessi e con pericoli sempre in agguato alle Terra di Baffin, in Patagonia, poi Capo Horn, il Perù, la Mongolia girata in bicicletta così come la Bosnia. In cerca di storie per la pubblicità di una importante casa di abbigliamento si trova poi a sciare sulle sabbie del Marocco, a discendere dal Fuji e a compiere la discesa con gli sci della nord della Marmolada e altre prove estreme che lo pongono definitivamente nel ristretto circolo dei montanari «avventurosi» che fra loro si conoscono e rispettano. Tanti viaggi, volutamente «by fair means», cioè con mezzi leali, in autosufficienza. La terra che lascia il segno è la Groenlandia. Conosciuta nel '97 durante l’Artic Race di sci da fondo, messa a fuoco nel '99 in canoa con la moglie Barbara, viene affrontata nel 2000 in una traversata piena di problemi con l’amico Martin nel 2003.

L'ultimo cacciatore
Qui conosce la famiglia di Salo, uno degli ultimi cacciatori di orsi e balene per pura sopravvivenza della sua comunità. E nasce quell’amore che lo porterà ai cortometraggi alla ricerca di quel poco che è rimasto totalmente come un tempo nonostante l’avanzare continuo e prepotente del consumismo e della globalizzazione. Il cortometraggio «Ella e l’ultimo cacciatore» è infatti una saga fra le famiglie di Salo e di Fabio in contatto continuo negli ultimi vent'anni. Nascita e crescita dei figli, incontri quasi a scadenza annuale con il Covid che impedisce a Fabio la normale conclusione della storia che sarebbe dovuta terminare con la piccola Ela Pasini in terra di Groenlandia. Vent’anni di frequentazione delle due famiglie riassunte da 30 minuti di cortometraggio che diventa una storia di rapporti umani fra persone che vivono in modo molto diverso ma che hanno il comune denominatore dei sentimenti, dei valori famigliari e dell’attaccamento ognuno alle proprie culture. Il cortometraggio è piaciuto molto agli organizzatori del Trento Film Festival che già conoscevano come autore Pasini per il corto «Carano non è Pamplona» sulla transumanza dei bovini in Val di Fiemme.

Niente pause
In questo momento Fabio Pasini, sicuramente non abituato a prendersi pause, sta lavorando ad una regia vera per un importantissimo documentario su una «zona selvaggia» dietro al giardino di casa come la valle del Po. Una zona incredibilmente naturale con un’economia legata anche a tempi antichi. Con tante storie e tanti luoghi a mescolarsi in un vero e proprio film. Ormai dopo le tante pagine dello sport, dei viaggi avventurosi e delle tante mostre fotografiche la telecamera ha preso il sopravvento sugli altri interessi. E i luoghi e le storie per queste ricerche possono anche essere vicini a casa. Ma siamo sicuri che Fabio Pasini non cambierà idea ancora?

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