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LA STORIA

Zanardi, da Parma a Roma in bici contro la malattia e per la ricerca

21 giugno 2021, 05:04

Zanardi, da Parma a Roma in bici contro la malattia e per la ricerca

Giovanna Pavesi

Ha scoperto di avere la stessa malattia genetica del padre a 32 anni, per caso, di ritorno da un lungo giro in bicicletta (sua grande passione). Il disturbo che si era presentato lo aveva fatto finire in Pronto soccorso, dove un’ecografia aveva chiarito la verità: reni policistici. Oggi, Stefano Zanardi ha 53 anni ed è un consulente del lavoro, socio di uno studio di commercialisti in città. Con la malattia ha imparato a convivere, impedendole di invadere ogni suo spazio.

«Questa patologia, che non è così rara, secondo recenti studi epidemiologici, colpisce una persona su mille e circa il 50% di questi deve ricorrere a trattamenti sostitutivi quali la dialisi e il trapianto renale - spiega Zanardi -. I reni hanno compiti importantissimi nel nostro corpo e la loro non funzionalità porterebbe alla morte, se non vi fosse una terapia sostitutiva quale è la dialisi. Io sono iscritto alla lista trapianto, perché, a causa di questa patologia, ho un’insufficienza renale cronica al quinto stadio (l’ultimo), con circa un 10% di funzionalità renale». È una malattia che può rimanere silente e manifestarsi in età adulta: «Magari fino ai 40-45 anni i reni funzionano ottimamente e poi, piano piano, possono cominciare a sviluppare tante cisti. Arrivano le prime avvisaglie, che possono essere la calcolosi, il sangue nelle urine, sensazione di addome appesantito e gonfio perché i reni aumentano tantissimo il loro volume».

Zanardi, che fa parte dell’Associazione italiana rene policistico (Airp), per sensibilizzare e far conoscere la sua malattia ha deciso di prendere ancora una volta la sua bicicletta. Domani si unirà a Domenico Sprovieri, 32enne calabrese residente a Londra, che condivide il suo stesso problema (ma senza insufficienza renale) e che attraverserà l’Europa e l’Italia, in bici, per arrivare in Calabria e dimostrare che, nonostante questa patologia, è possibile - e auspicabile - mantenere l’attività sportiva. «Raccontare che esiste questa patologia è fondamentale ai fini della consapevolezza non solo delle persone ma anche di chi è addetto a stanziare fondi per la ricerca, perché una persona in dialisi è un paziente che costa parecchio al sistema sanitario - racconta Zanardi -. Ciò che viene investito nei trattamenti dialitici è un importo molto rilevante che, se investito nella ricerca, potrebbe dare ottimi risultati. Questa è una malattia ereditaria, ma ci sono anche delle situazioni ex novo, cioè soggetti che non hanno genitori con i reni policistici, ma che sviluppano la mutazione del gene responsabile della patologia e che quindi si trovano nelle mie condizioni. È bene sensibilizzare per prevenire il più possibile gli effetti di questa patologia attraverso la dieta, lo sport e il corretto stile di vita».

Il 53enne, che domani mattina partirà da piazza Garibaldi diretto a Faenza, passando per Bologna, dove farà un tratto di strada in bicicletta con Sprovieri e il chirurgo dei trapianti di Bologna, Matteo Ravaioli, spiega che al momento esiste solo un farmaco (il Tolvaptan) che sembra rallentare l’evoluzione della malattia, ma che può essere assunto solo nei primi stadi dell’insufficienza renale: «Io non lo assumo perché sono ormai al quinto stadio della malattia, ma Sprovieri sì, e con questo giro in bici vuole fare un’operazione di sensibilizzazione sull’utilizzo del farmaco. L’assunzione di questo medicinale comporta il dover bere circa sei litri d’acqua al giorno e molti sono scettici, anche solo per il fatto di andare continuamente in bagno. Lui vuole dimostrare che, anche prendendo questo farmaco, è possibile fare sport e avere una vita normalissima. Il nostro obiettivo è quello di arrivare a Roma, per poter portare il messaggio, simbolico, che la scienza può fare tanto con i farmaci, ma non bisogna sottovalutare anche l’importanza della dieta, dello sport e del corretto stile di vita. Speriamo di poterlo raccontare anche a qualche carica dello Stato una volta arrivati a Roma».

L’idea è quella di fare circa 600 chilometri in bici, per arrivare nella capitale sabato prossimo. «Voglio fare questo viaggio perché credo sia anche un bellissimo messaggio di speranza da dare a chi ha il mio stesso problema e lotta tutti i giorni. Non bisogna abbattersi. La mia storia è come quella di tanti altri. Forse anche l’esperienza che ho vissuto con mio padre, che aveva la sessa patologia e che, dopo 10 anni di dialisi, è morto, mi ha spinto a essere più combattivo: ho passato dei momenti di paura intensa, fino a scacciarla. Ringrazio il dottor Alessandro Cecconi per il sostegno, anche psicologico, che mi ha dato nell’ultimo anno, il dottor Gianfranco Beltrami, tutti i miei amici e in particolare Massimiliano Rabaglia, che con la sua pazienza mi ha accompagnato in tanti allenamenti».

Per Zanardi, la bici rappresenta molte cose: «Mi ha dato tanto, sia dal punto di vista psicologico, nei momenti di sconforto, che fisico. Quando rientro da un giro non sento più la malattia, perché la bici è libertà, è respirare all’aria aperta, è sole e vento in faccia, è vita, apportando dei benefici sia fisici che psichici».

 

Giovanna Pavesi Ha scoperto di avere la stessa malattia genetica del padre a 32 anni, per caso, di ritorno da un lungo giro in bicicletta (sua grande passione). Il disturbo che si era presentato lo aveva fatto finire in Pronto soccorso, dove...

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