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Fontanellato

Rinascere dopo un trauma e tornare a lavorare: le storie di Luisa e Filippo

23 giugno 2021, 05:04

Rinascere dopo un trauma e tornare a lavorare: le storie di Luisa e Filippo

Chiara De Carli

A volte basta una frazione di secondo per cambiare le prospettive della vita. Lo sanno bene le tante persone che ogni anno, a causa di incidenti o malori improvvisi, subiscono lesioni cerebrali che lasciano dietro di sé invalidità e difficoltà non solo fisiche. A riportare i danni più gravi, infatti, spesso non è solo il corpo: per molti è difficile accettare le nuove condizioni e basta un soffio per cadere nella depressione.

Ma sono anche tanti coloro che, davanti a difficoltà del tutto nuove, si mettono in gioco e tirano fuori la grinta che serve ad affrontare le sfide, vincendole. Ma la sfida più importante, per chi si è trovato ad avere una marcia diversa da quella a cui era abituato, è quella dell’indipendenza, anche economica. «Il lunedì mattina in tanti si svegliano con il cruccio di dover andare a lavorare: per me invece poter lavorare, anche solo 4 ore al giorno, è una grande gioia e una grande soddisfazione» dice entusiasta Luisa Soncini. Luisa ha appena terminato un tirocinio formativo e, proprio oggi, avrà un nuovo colloquio per proseguire l’esperienza iniziata grazie al percorso formativo professionale che il Ciofs di Parma ha messo in campo, già da un anno, con il Centro Cardinal Ferrari. «A ottobre compirò 51 anni e la mia vita è totalmente cambiata tre anni fa. Ero uscita dal lavoro attorno alle 18 e sono andata a prendere un caffè da un’amica, a piedi». Su quel caffè è calato il buio totale: aneurisma cerebrale. «Mi sono risvegliata senza più riuscire a muovere una parte del corpo. Fino ad allora avevo una vita normalissima e mi sono trovata a dover fare i conti con molte difficoltà».

La riabilitazione al Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato le consente di migliorare le capacità di movimento, ma non solo: a Fontanellato ha iniziato il percorso di inserimento lavorativo che l’ha portata a mettersi alla prova come centralinista. «Ho avuto colleghi straordinari che mi hanno consentito di rimettermi in gioco. Lavorare e stare con gli altri stimola la voglia di migliorare: ricevere i complimenti da altri mi fa dire: “beh allora valgo ancora qualcosa”».

E lo stesso percorso lo ha fatto il 47enne Filippo Fochi. Due lauree in tasca, un lungo percorso da manager di multinazionali, una vita sempre in viaggio per l’Europa, la sua vita è stata ribaltata un sabato d’agosto a pochi passi dalla sua casa di San Ruffino. «Era un sabato d’agosto del 2013 ed ero in sella al mio scooter. Non so come, sono finito nel fosso e mi sono risvegliato dal coma con una restrizione del campo visivo che non mi consente più di guidare e un’invalidità dell’85%». Con una caparbietà fuori dal comune, Filippo riesce a conciliare la riabilitazione alla gestione delle procedure di fallimento dell’ultima ditta per cui ha lavorato e poi, su suggerimento del suo medico, inizia a mettere a disposizione della collettività le sue competenze digitali. «Come volontario ho aiutato l’Avis a implementare il sistema di chiamata dei donatori attraverso le email, poi sono stato contattato da don Cocconi per sistemare gli archivi e interagire in francese e inglese con i richiedenti asilo. Sei mesi dopo ho iniziato il corso di specializzazione del Ciofs». Otto mesi di lezione e quattro di tirocinio, ma adesso Filippo vuole andare avanti con le sue gambe. «Ci sono stati momenti “no” ma io ho sempre reagito cercando di fare qualcosa. Ho avuto diverse proposte, tra cui anche una dalla Rai, ma il mio obiettivo è tornare ad occuparmi di marketing, magari in un progetto legato alle nostre eccellenze alimentari».

 

Chiara De Carli A volte basta una frazione di secondo per cambiare le prospettive della vita. Lo sanno bene le tante persone che ogni anno, a causa di incidenti o malori improvvisi, subiscono lesioni cerebrali che lasciano dietro di sé invalidità e...

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