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Montechiarugolo

Terrorizza la famiglia adottiva con botte e minacce

24 giugno 2021, 05:06

Terrorizza la famiglia adottiva con botte e minacce

Pierluigi Dallapina

Trascinare qualcuno in tribunale è una decisione che non si prende mai a cuor leggero, per mille motivi, da quelli economici a quelli emotivi. Se poi davanti a un giudice ci si porta un proprio familiare, un figlio per la precisione, è un dramma nel dramma. Ma se si arriva a questo punto significa che la misura è colma.

Di sicuro non ne poteva più la famiglia adottiva - mamma, papà e nonna materna - terrorizzata dalle minacce di quel ragazzo originario della Bulgaria, ma trapiantato a Montechiarugolo. Le ingiurie continue, e in un caso anche le botte che hanno mandato la madre al pronto soccorso, a un certo punto sono diventate intollerabili. Il livello di guardia era stato superato e quella famiglia si è sentita in pericolo, perché quel giovane era diventato una minaccia. Da qui la decisione di denunciare il 24enne.

Il ragazzo non risparmiava nessuno in quella famiglia che aveva deciso di accoglierlo, nel tentativo di garantirgli un futuro migliore. Il papà e la nonna materna erano insultati di continuo, ma sembra che il giovane si accanisse con particolare violenza - non solo verbale -contro la madre adottiva.

Dopo averla umiliata con offese che mai si dovrebbero pronunciare contro una donna - tanto meno contro una mamma - alzava il livello dello scontro ricorrendo alle minacce. «Ti spacco una sedia in testa», «ti spacco un bicchiere in testa così vediamo se capisci», le avrebbe urlato prima di passare dalle parole ai fatti. A metà marzo di due anni fa, durante un litigio, il giovane che all'epoca aveva 22 anni, non riuscì a contenere la sua rabbia, tanto da scagliarsi contro la donna e colpirla ripetutamente con calci e pugni. A causa di quel pestaggio fu costretta a farsi curare dai medici del pronto soccorso che le diagnosticarono un lieve trauma cranico. Nel referto finì anche un grosso ematoma a una gamba, a quanto pare causato dalle botte ricevute. Nel linguaggio asettico dei medici, le ferite vennero giudicate guaribili in 15 giorni. Ovviamente nessun cenno allo stato d'animo di una donna che a un certo punto ha dovuto incassare anche questa staffilata: «Tu non sei la mia vera mamma».

Ieri questa storia fatta di ingiurie e percosse è arrivata all'epilogo, davanti al Gup Adriano Zullo, che ha condannato il giovane a un anno di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali, per i maltrattamenti contro i familiari e le lesioni personali aggravate.

Il giovane - giudicato con il rito abbreviato - ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena, che è stata sospesa.

Tutto finito? Non proprio, perché quando la sentenza diventerà definitiva, il 24enne avrà un mese di tempo per avviare un percorso di recupero contattando un'ente o un associazione in grado di assicurargli assistenza psicologica.

Nella speranza che riesca a fare pace con il suo presente. Ma soprattutto con il suo passato.

 

Pierluigi Dallapina Trascinare qualcuno in tribunale è una decisione che non si prende mai a cuor leggero, per mille motivi, da quelli economici a quelli emotivi. Se poi davanti a un giudice ci si porta un proprio familiare, un figlio per la...

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