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Il ricordo

Mauro Coruzzi: «Raffa e quel complimento che non capii subito»

di Mauro Coruzzi -

07 luglio 2021, 05:04

Mauro Coruzzi: «Raffa e quel complimento che non capii subito»

È come se un’epoca si sia chiusa con lei: il giorno dopo la scomparsa di Raffaella Carrà, con le gramaglie del lutto che ci si sono appiccicate addosso: non sarà la camera ardente, non sarà l’ultimo viaggio a portarla via, a farla sparire dalle scene, non sarà quella non simpatica abitudine italiana di far sfumare pian piano nella dimenticanza un lavoro, il suo, che ci ha reso probabilmente migliori.

Davanti alla lista di ricordi, aneddoti, rimembranze varie dei colleghi famosi sui social, si ha la sensazione che nessuno creda veramente che Raffaella non c’è più, come ci avesse preso quel tipo di smarrimento che prende chi aveva un riferimento, pensava fosse eterno e invece si rende conto, a fatica, che non sarà mai più così. Nel ricordarla, in queste ore, in luce, sempre, la sua tenacia, il suo essere stata una rivoluzionaria che ha cambiato le regole del gioco senza fare troppi discorsi ma agendo, da una parte con scelte innovative (lo spogliarsi man mano, nella Tv in b/n qualcosa le dev’essere costato) e dall’altra, costruendo mattoncino dopo mattoncino, quella colonna sonora fatta di canzonette, siglette, motivetti, che sono poi i gioielli di un forziere della felicità al quale far ricorso quando se ne ha bisogno. Lei, così “esagerata” negli abiti, quando alla mini di «Rumore» sostituì le balze alla madrilena di «Fiesta», ha avuto una serata televisiva “mondiale”, con programmi a lei dedicati in onda in contemporanea in Spagna, Inghilterra, dove arrivò prima in classifica con «Rumore», due “prime time” in contemporanea nella sua amata Spagna, e poi Argentina Cile, Messico, una valanga di siti e testate con titoli a suo ricordo.

Era il 2001, vent'anni fa, l’anno del mio primo album, una raccolta di cover tra cui anche «Ma che musica maestro», che feci in duetto con Ambra Angiolini, come me stregata dal fascino delle canzonette di Raffa; le mandai il pezzo, attraverso i canali ufficiali della discografia e lei, dopo un po’ di tempo, rispose: «Siete state molto brave, bell’arrangiamento, mi ha divertito, grazie» niente più niente meno; quando la vidi per un colloquio di lavoro relativo ad un progetto che poi non ha visto la luce, una decina d’anni dopo, mi disse «Ma sai che Ambra è proprio brava, che spiritosa, hai fatto una mossa azzeccata a volerla con te», facendomi restare anche un po' male (ma come, e io?) poi capii che il complimento non poteva stare se non lì, evidenziando il fiuto che, secondo lei, avevo avuto nello scegliere Ambra come partner per il duetto.

Nella sua carriera, fatta di mille colori e occasioni, il punto più alto sta probabilmente nella conduzione di «Milleluci» in coppia con Mina, come dire due eccellenze supreme, una popolarità sconfinata per entrambe, due donne così diverse eppure accomunate dall’ardire, dall’osare, quello che non era poi così comune nei primi anni ‘70 dello scorso secolo. Si parlò a lungo di una presunta rivalità tra le due, di una non bene identificata “guerra dei tacchi”, con Mina, magrissima e oltre il metro e ottanta che sul tacco arrivava quasi ai due (di metri) e Raffaella con le zeppe a far da natante sopra il mare della bellezza di quel programma dove a vincere era quella bellezza del risultato, che anche oggi, nulla perde del fascino di allora. L’unica che non ha rilasciato nemmeno mezzo tweet, mezza parola sui social, è proprio Mina, che, come Raffaella, la discrezione e il pudore preservano da questi atti di dimostrazione di dolore che, se tanto forte, va vissuto senza reclamizzarlo, e le due, accanite giocatrici di carte, hanno sempre ben saputo che assi avevano in mano e quando era o no il caso di mostrarli…