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Nuove «bike lane»

Le biciclette in strada: traffico lento e pericoli

di Gian Luca Zurlini -

19 luglio 2021, 05:08

Le biciclette in strada: traffico lento e pericoli

C'erano una volta le piste ciclabili: adesso, invece, arrivano le cosiddette “bike lane”, uno dei tanti inglesismi che rendono più complicata la comprensione di una cosa semplice.

Già, perché le “bike lane” non sono altro che delle righe tracciate sull'asfalto delle strade che indicano spazi riservati al transito delle biciclette. Una innovazione consentita dal Decreto sostegni che in precedenza non era consentita dal Codice della strada e che rischia, almeno in città come la nostra, di aumentare anziché diminuire i pericoli per i ciclisti di casa nostra.

Viale Pasini ristretto

Non si capisce bene se va considerata come una “bike lane” o una nuova ciclabile, ma il restringimento con new jersey a una sola corsia di viale Pasini per consentire l'istituzione di una ciclabile a doppio senso è un esempio di come si rischiano di provocare grandi problemi senza dare effettivi benefici alle due ruote. Il restringimento di viale Pasini (anche se definito sperimentale dal Comune) avrà come effetto certo, non appena il traffico tornerà alla normalità poste vacanze, di creare un “imbuto” all'accesso di piazzale Santa Croce. Il risultato prevedibile saranno auto ferme in coda che ostacoleranno e renderanno più difficoltoso (e pericoloso) anche il transito delle due ruote nel percorso ciclabile che è tutto attorno alla rotatoria. La scelta sembra ancora più incomprensibile quando si pensa che sono due le alternative possibili allo stesso percorso: una all'interno del Parco Ducale con il largo viale ghiaiato che parte dal cancello di via Kennedy (a pochi metri dalla ciclabile vera già esistente) e arriva a quello di viale Pasini. L'altra, più laboriosa ma meno cervellotica del restringimento del viale, è di creare una ciclabile all'interno dello spazio a parcheggio a lato della strada. A tutto questo si aggiunge il fatto che, una volta in fondo a viale Pasini, manca del tutto una ciclabile che porti da viale Piacenza al ponte delle Nazioni, che di fatto dovrebbe essere il collegamento più utile per i ciclisti.

Le nuove “bike lane”

Quanto alle ciclabili “al risparmio” se ne possono già vedere due, in via Carra e via Liani. E l'impressione è che, vista la realtà stradale in cui si collocano, siano palliativi destinati ad avere un funzionamento difficoltoso. In primo luogo perché, anche se dispiace dirlo, l'educazione stradale in Italia non è tale da far pensare a un rispetto rigoroso della nuova segnaletica a meno di una presenza praticamente fissa di vigili urbani in queste strade di periferia per elevare contravvenzioni. In secondo luogo perché, per paradosso ma non troppo (esempi ci sono già purtroppo anche nelle ciclabili “normali”) l'istituzione di queste “corsie non protette” potrebbe indurre i ciclisti a una minore attenzione nel percorrerle e quindi a esporli un maggior rischio di investimenti da parte degli automobilisti. La teoria, che sembrerebbe corretta sulla carta, di istituire più percorsi riservati ai ciclisti con investimenti ridotti al minimo, è prevedibile si vada a scontrare con una pratica che vede la coabitazione fra automobilisti e biciclette sempre molto difficile nel nostro Paese e anche a Parma.

Segnaletica da migliorare

Invece di investire in “bike lane” (fra cui quella proposta per via Zarotto a chi conosce la realtà viabilistica della zona appare quanto meno velleitaria), sarebbe opportuno dare la priorità assoluta al miglioramento della segnaletica nelle ciclabili già esistenti. In più punti mancano del tutto gli attraversamenti ciclopedonali nei collegamenti (ad esempio a Barriera Farini), oppure si fanno compiere assurde gimkane ai ciclisti come in piazzale Marsala, dove per passare da via Varese a viale Maria Luigia “in sicurezza” sono previsti cinque attraversamenti stradali, invece di uno solo come avviene per chi viaggia in auto. Oppure come nel quartiere Eurosia dove per viaggiare sulla ciclabile si deve passare più volte da un lato all'altro della carreggiata. Lasciando a parte le nuove realizzazioni, che comportano costi importanti e tempi lunghi, occorrerebbe dare la priorità a interventi che non aumenterebbero il numero di chilometri di piste, ma sicuramente renderebbero quelle esistenti molto più fruibili e sicure di quanto non lo siano oggi.