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La storia

Dalla Bassa agli States, l'ingegnere che amava il ballo

di Katia Golini -

22 luglio 2021, 05:04

Dalla Bassa agli States, l'ingegnere che amava il ballo

Cervello in fuga, sì, ma con il cuore sempre nella sua Bassa. Decidere di cambiare vita non è stato facile, per uno come lui così legato alla sua terra. Le prospettive di crescita però erano troppo allettanti per dire di no. Così, dopo 4 mesi di riflessione, Andrea Vacca ha lasciato Trecasali, l'Ateneo di Parma dove aveva appena intrapreso la carriera accademica, per andare negli States. Da allora sono passati dieci anni. Dieci anni di successi.

Oggi, 47enne, vive nella cittadina di Lafayette, un'ora di auto da Indianapolis, e si può, senza tema di smentita, definire uno dei più importanti ingegneri degli States. Le sue ricerche vengono finanziate e sostenute non soltanto da aziende private come Bosch, Collins Aerospace, Rolls Royce, Case New Holland (solo per citarne alcune), ma anche dal governo (National Science Fundation, Dipartimento dell'Energia, U.S.Navy) per le loro implicazioni avveniristiche nel campo dell'oleodinamica. Insegna alla Purdue University dell'Indiana, quarta nella classifica statunitense dei College di Ingegneria, e prima nella classifica dei dipartimenti di Ingegneria agraria. «Negli Stati Uniti le classifiche sono sempre importanti» sottolinea con un sorriso. In effetti, al di là delle graduatorie, l'università dell'Indiana è una delle più antiche e prestigiose, forte soprattutto nell'ingegneria. Purdue, tra l'altro, ha un'importante tradizione aerospaziale. «Un esempio? Metà degli astronauti che hanno messo piede sulla luna sono passati di qui. Anche Amstrong si è laureato alla Purdue University».

 

Andrea Vacca dirige all'interno dell'università un centro di ricerca con circa 35 ricercatori specializzato nelle discipline fluid power. «Si tratta della scienza che studia l’uso di fluidi in pressione per trasmettere potenza e compiere attuazioni meccaniche». In Italia si direbbe oleodinamica e pneumatica.

«Ci sono pompe e sistemi oleodinamici ovunque - spiega l'ingegnere -, nelle macchine da costruzione, nei trattori per agricoltura, delle auto che utilizziamo ogni giorno, in tante macchine industriali, e negli aerei. La tecnologia oleodinamica ha implicazioni enormi anche nel settore militare e aerospaziale. Un altro esempio? Il sistema di raffreddamento e riscaldamento delle tute degli astronauti ha alla base una pompa ad ingranaggi, che ho avuto la fortuna di progettare, che permette di funzionare consumando il minimo di energia. Attraverso una sorta di sistema circolatorio nell'imbottitura della tuta riusciamo a mantenere la temperatura corporea alla giusta temperatura, nonostante gli sbalzi tra caldo e freddo nello spazio siano enormi».

 

Tutto è iniziato a Parma, anzi a Trecasali dove è nato e dove ancora oggi vivono i suoi genitori. Abile nelle materie scientifiche, si iscrive a Ingegneria meccanica e inizia a studiare le pompe oleodinamiche dopo l'incontro con Renato Casappa, suo mentore e grande sostenitore, e il suo team di Ricerca e sviluppo. «Diciamo pure che se non lo avessi incontrato la mia vita sarebbe stata completamente diversa. Non è un caso che nel mio ultimo libro "Hydraulic Fluid Power", scritto con il mio collega e amico Germano Franzoni, la dedica sia anche a lui, l'imprenditore che mi ha sostenuto e ha creduto in me fin dal principio, quando non ero nessuno, e con cui ancora oggi collaboro».

Dopo la laurea all'Università di Parma e il dottorato di ricerca a Firenze, si apre la via della carriera accademica. «Un giorno a un convegno una tra le professoresse più conosciute nel settore, dopo avere ascoltato il mio intervento, mi ha fatto la proposta di trasferirmi negli Usa nel suo centro, il centro che ora dirigo dopo la sua tragica scomparsa. Ci ho pensato bene prima di scegliere, poi ho fatto il grande passo».

«Oggi, oltre a dirigere il mio centro, sono anche a capo della divisione fluid power della Associazione degli ingegneri meccanici degli Stati Uniti (Asme) e sono responsabile della più importante rivista scientifica del settore fluid power, l’“International Journal of Fluid Power”».

Nel 2019 Andrea Vacca ha anche ricevuto la prestigiosa Bramah medal, conferita ai più bravi ricercatori fluid power in ambito internazionale dall'Istitute of Mechanical Engineers inglese.

Qualche pentimento? Ovviamente no. «In dieci anni ho fatto quello che in Italia non sarebbe stato possibile fare nemmeno in dieci vite». Quanto alla nostalgia di casa, c'è un solo antidoto: «Torno in Italia e a Trecasali ogni volta che posso. Per le feste comandate, almeno due volte all'anno, poi aggiungo qualche deviazione quando ho inviti a convegni in Europa».

Tolte le vacanze canoniche nel periodo natalizio e in estate, il tempo libero a disposizione non abbonda. «Lavoro tanto, è vero. Anche dodici ore al giorno. Ma non è questo che mi pesa. Mi pesa di più non avere tempo per coltivare altre mie passioni. Come andare a ballare come facevo quando lavoravo in Italia. La mia specialità? La salsa, il modo più bello di muoversi. Di tanto in tanto riesco ad andare anche qui, in America, ma non è come in Italia. Insieme ai tortelli d'erbetta, il ballo è la cosa che mi manca di più. Oltre alle persone care, ovvio. Anche se, ogni volta che torno a casa è come se non le avessi mai lasciate».

 

Come si fa a sentirsi un po' di Trecasali anche in America? «Lo vuole sapere? Un quadro del nostro grande pittore locale Bercini nel mio soggiorno americano».