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Parma Couture

Petrella: «La moda si è rialzata»

24 luglio 2021, 05:04

Petrella: «La moda si è rialzata»

Patrizia Ginepri

La crisi causata dalla pandemia non lascia ancora la presa, ma la voglia di ripartire è più forte delle difficoltà. «Insieme si può tornare a crescere - dice convinto Fabio Pietrella, presidente di Confartigianato Moda e del Consorzio Parma Couture, presente al tavolo regionale e a quello nazionale del settore - il made in Italy è unico e dobbiamo fare fronte comune».

Tutto è iniziato nel marzo 2020.

«Venivamo da una stagione di ripresa spiega Pietrella - e improvvisamente ci siamo trovati in una situazione inimmaginabile: impossibilità di muoverci, fiere sospese, disdette degli ordini. Ben presto abbiamo riconvertito le produzioni in mascherine e camici, mentre la possibile ripresa veniva rimandata di trimestre in trimestre. Al momento la situazione è ancora in stallo, l'unico aspetto positivo è che il mondo delle piccole imprese, che rappresentano il 97% del settore moda, ha colmato il gap sul digitale, investendo su e-commerce, cataloghi e vetrine online, per intercettare gli interlocutori internazionali bloccati dalla pandemia nei rispettivi Paesi. Un danno a 360 gradi perché, si sa, la moda si sposa con il turismo e gli eventi».

L'online, tuttavia, penalizza l'alta qualità delle nostre produzioni.

«Abbiamo cercato di reagire alla situazione con l'aiuto della tecnologia ma si sa, l'essenza del made in Italy non è trasmissibile con il digitale. Incontrando i clienti raccontiamo i nostri prodotti ma anche l'Italian style e la passione che ci contraddistingue, in maniera capillare. La moda è il secondo asset strategico del Paese dopo la meccanica, molto spesso viene identificata con le sfilate e le feste, ma oltre alle multinazionali, ormai quasi tutte a traino francese, ci sono tantissimi piccoli artigiani italiani che rendono unici i brand nel mondo».

Tra tasse e un mercato strozzato dagli stessi brand, non è facile andare avanti, serve un cambio di passo?

«Oggi Confindustria, Camera della Moda, Confartigianato fanno fronte comune e anche al tavolo regionale appena istituito dall'assessore Vincenzo Colla si è iniziato a ragionare in termini di filiera, anche per riportare le produzioni di grandi brand in Italia. Non solo. Dobbiamo iniziare a parlare anche di Made in Europe, da una parte per tutelarci dalla concorrenza sleale, Cina in testa, e dall'altra per valorizzare il libero scambio fra aziende europee. Non solo. Qualsiasi prodotto che arriva in Europa deve avere gli stessi standard richiesti ai prodotti italiani, francesi e spagnoli”.

E a Parma che aria tira?

«Le aziende del settore sono tutte di altissimo livello qualitativo, non possono competere sul prezzo e neppure permettersi grossi investimenti sul digitale. Il 90% dei loro fatturati deriva dai contatti in fiere internazionali e dalle visite ai potenziali clienti. La chiusura del movimento delle persone ha indebolito fortemente una delle leve maggiori delle piccole e micro imprese. Stiamo aspettando di ragionare sul famoso corridoio business che è fondamentale per la ripartenza. Per permettere gli spostamenti di manager e buyers.

Dunque?

«Maniche rimboccate, nonostante tutto. Nel rappresentare le imprese mi appassiona il fatto di vedere quanta sinergia vi sia oggi. Tutti i tavoli di confronto sono animati da una grande voglia di ripartenza. Il settore moda non chiede un soldo, ma piuttosto che vi siano le condizioni per fare impresa, alzando la linea di difesa delle eccellenze italiane. Le imprese ce la stanno mettendo tutta. Ad esempio - conclude Petrella - il Consorzio Parma Couture, che vive di operazioni di internazionalizzazione, si è travato in difficoltà; tuttavia, uno zoccolo duro di imprese si è preso a cuore l'idea di portare avanti l'azione di internazionalizzazione sui vari tavoli facendo squadra. Dobbiamo tornare a incontrare persone: il modo migliore per promuovere non solo le nostre aziende ma l'intero territorio di Parma».

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