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VENT'ANNI FA A GENOVA

«Io medico tra i ragazzi massacrati al G8. Giorni terribili come quelli del Cattani»

25 luglio 2021, 05:03

«Io medico tra i ragazzi massacrati al G8. Giorni terribili come quelli del Cattani»

Chi c'era non riesce a dimenticare. Il G8 di Genova è stato uno di quegli eventi che fa da spartiacque. La morte di Carlo Giuliani, la macelleria messicana alla scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto, le devastazioni dei black block, gli scontri furibondi con le forze dell'ordine e poi la fiumana di corpi sanguinanti (soprattutto manifestanti) trasportati in ospedale sono stati l'ingresso insanguinato dell'Italia nel nuovo millennio. Per chi, nel luglio 2001, era a Genova il film delle violenze continua a scorrere nella memoria. Tra questi c'è Paolo Elia Capra, il parmigiano d'adozione era alla guida della direzione sanitaria dell'ospedale San Martino di Genova durante il G8.

Qual è il ricordo di quei tre giorni?

Furono giorni di tensione altissima e di emozioni forti, che il tempo non ha per nulla stinto e che a distanza di vent'anni ho ancora cucite in modo indelebile nella mente. Vedere ragazzi, alcuni con la divisa e altri no, che si erano duramente scontrati e feriti, faceva male. Molto male.

Quando iniziarono ad arrivare i primi feriti al pronto soccorso?

Verso le tre e mezzo del pomeriggio di venerdì iniziò, quasi improvvisamente, un flusso intensissimo e continuo di ambulanze, che portavano al pronto soccorso numerosissimi feriti. Questo afflusso continuò fin verso le otto di sera, senza un attimo di interruzione, in un continuo ululare di sirene. In queste terribili quattro ore e mezzo arrivarono circa 130 feriti, cioè un ferito ogni due minuti.

È vero che dopo la morte di Carlo Giuliani l'ospedale rischiò di essere assaltato dai manifestanti?

Il generale medico che rappresentava la mia interfaccia militare all'Unità di crisi, che era permanentemente riunita in questura, mi comunicò che una parte consistente del corteo si stava dirigendo verso il San Martino, e che a loro risultava la possibilità che ci fosse un intendimento di assaltare il pronto soccorso, dove erano ricoverati dei carabinieri, per vendicare la morte del ragazzo. Pochi minuti dopo vidi il corteo, numeroso e compatto, imboccare la strada che porta al pronto soccorso e fermarsi ad una quarantina di metri dall'ingresso carrabile al piazzale».

Come fermaste quella folla pena di rabbia per la morte di Carlo?

Radunai una decina di medici ed operatori sanitari e tutti in camice, me compreso, ci allineammo all'ingresso automobilistico del pronto soccorso: feci alzare le sbarre e restammo lì, immobili, a significare che quello era un ospedale, un luogo di cura. Il corteo improvvisamente arretrò, imboccando la strada che portava al vicino stadio Carlini.

Cosa successe in ospedale quando arrivarono i manifestanti picchiati dalle forze dell'ordine alla scuola Diaz?

Verso le 23 di sabato iniziarono a giungere molte ambulanze che portavano ragazzi, prevalentemente stranieri, feriti, sanguinanti, con abiti lacerati. Mi ricordo un giornalista inglese, massacrato, che fu salvato al San Martino.

Come avete fatto a capire cosa era successo?

Nel giro di pochi minuti, l'atrio del pronto soccorso si affollò di giornalisti e di telecamere, di parlamentari italiani ed europei. E, sempre nel giro di pochi minuti, arrivarono numerosi consoli che accompagnai a incontrare i loro concittadini, e qui un fatto mi colpì particolarmente. I ragazzi, almeno quelli che riuscivano a parlare, raccontavano tutti la stessa identica  cosa: moltissimi uomini in divisa, con caschi e visi coperti, avevano iniziato a picchiarli pesantemente. Mi sembrò da subito impossibile che fosse una ricostruzione così diffusamente concertata.

Cosa le rimane di quei giorni terribili trascorsi in ospedale?

La stessa intensità dei giorni del G8 la ritrovo solo nei tragici fatti di Parma del primo pomeriggio del 13 novembre 1979, quando vi fu la terribile esplosione del padiglione Cattani ed io, giovane medico di direzione sanitaria, ero in quel momento da solo in direzione.

Pierluigi Dallapina

 

 

Chi c'era non riesce a dimenticare. Il G8 di Genova è stato uno di quegli eventi che fa da spartiacque. La morte di Carlo Giuliani, la macelleria messicana alla scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto, le devastazioni dei black block, gli...

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