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COVID

Le testimonianze dei medici e di chi è guarito: «Vaccinarsi subito»

26 luglio 2021, 05:08

Le testimonianze dei medici e di chi è guarito: «Vaccinarsi subito»

E' un appello senza se e senza ma a vaccinarsi quello che arriva dai medici e infermieri che hanno vissuto (e vivono) in prima linea l'emergenza Covid da circa un anno e mezzo.

Marcello Scardino
«Vorrei mostrare gli occhi dei miei colleghi quando, uscendo dal reparto, emerge tutta la gravità delle persone che arrivano. Vorrei che si vedessero i loro sguardi quando osservano i pazienti morire e la gioia, invece, di quando qualcuno si riprende e va a casa. Sembra che in un anno e mezzo, si sia persa completamente la memoria». Marcello Scardino lavora in ospedale da più di 30 anni, ma ciò che ha visto, dall’inizio della pandemia, non riesce proprio a dimenticarlo.

È coordinatore infermieristico della Degenza subintensiva respiratoria Covid e vorrebbe invitare chi ancora ha dei dubbi circa la pericolosità del virus a passare una giornata nel suo reparto. «L’unico modo per fermare questo virus, al momento, è vaccinarsi - afferma - porterei i reticenti a fare un turno con noi, per far comprendere loro cosa significa essere strappati dalla famiglia e non vederla più, perché dentro al reparto non può entrare nessuno».

«Questo è il momento di accelerare nella campagna vaccinale - continua lo stesso Scardino - sia perché sta circolando la variante Delta, sia perché è nell’interesse della collettività. Perché se è vero che, al momento, la ricaduta sui servizi sanitari è bassa, non sappiamo cosa potrà accadere domani».

Beatrice Prati
«A chi mi chiede perché ci si dovrebbe vaccinare io ribalto la domanda: Perché non lo dovresti fare? Non esiste alcun motivo logico per non sottoporsi all’inoculazione, mentre invece ci sono tante motivazioni per farlo, perché è stato ormai dimostrato scientificamente che i vaccini sono sicuri. Come medico Covid tremo quando sento le persone dire che non si vaccineranno, perché non vorrei tornare alla situazione che abbiamo vissuto mesi fa», spiega Beatrice Prati, dirigente medico dell’Unità operativa di Medicina e lungodegenza del Barbieri, definendo il vaccino «fondamentale», perché «consente di frenare il virus nella sua diffusione e nella sua replicazione.

Durante l’emergenza sanitaria, Prati ha visto diversi 25-30enni finire in Rianimazione a causa del Covid-19: «Non esistono solo i fragili ma, anzi, la tragicità di questa pandemia è stata di vedere persone in ottimo stato di salute avere complicanze molto gravi. Questo ci ha scossi profondamente. Tutte le persone possono incombere in un’infezione che può essere molto grave».

Laura Malchiodi
Laura Malchiodi, anestesista rianimatore al primo servizio di Anestesia e rianimazione Covid, se ripensa a ciò che l’ha colpita di più dell’ultimo anno e mezzo è stata «la sensazione dell’ondata che arriva, la numerosità dei pazienti con la stessa polmonite gravissima, il continuo rimodulare risorse, posti letto e personale sanitario per permettere un’assistenza adeguata a tutti».

«Per i nostri pazienti c’eravamo solo noi e nei pochi momenti in cui potevamo comunicare con loro, per chi non era sedato, ricordo quest’ansia pazzesca, che si sommava a quella di avere contratto il Covid, perché chi si ammala di questo si spaventa molto per tutto quello che si sa e che si è visto – racconta la stessa Malchiodi -. Non dimentico la loro solitudine, che noi abbiamo cercato di compensare come operatori, e quella dei parenti, che non potevano interagire con loro, se non con i nostri tablet».

Maria Majori
I pazienti ricoverati in Terapia semintensiva respiratoria Covid, come indicato da Maria Majori, primario di Pneumologia ed endoscopia toracica, al momento sono otto e la loro età è variabile (si va dai 40 ai 70 anni). «Essere ricoverati da noi significa aver bisogno di un supporto ventilatorio, quindi vuol dire che la compromissione polmonare da virus è stata importante – chiarisce la dottoressa -. Tra queste ci sono persone che soffrono ancora e che stanno combattendo da aprile. In reparto abbiamo avuto pazienti non vaccinati o vaccinati parzialmente, in maniera incompleta, che quindi non hanno ancora sviluppato gli anticorpi necessari, ma di vaccinati completi non ne abbiamo mai avuti».

Nell’ambulatorio Long Covid del Rasori, come specificato da Majori, le circa 780 persone visitate mostrano delle «sequele» del virus di cui non si sono ancora liberate, dopo mesi. «È una malattia che ti prende a 360°: ci sono persone guarite e negative, che magari non hanno avuto compromissioni gravi, che non stanno ancora bene. Mi stupisco ci sia bisogno ancora di dire qualcosa: il vaccinarsi è un passaporto per la libertà».

Giovanna Pavesi

«SEI MESI D'INFERNO PRIMA DI GUARIRE»

Sei mesi d'inferno, superati con una forza di volontà incrollabile e il fondamentale aiuto di medici e familiari. Ilenia Loschi ha 40 anni e da un paio lavora come Oss (Operatore socio sanitario) in Neurochirurgia al Maggiore. Il quattordici dicembre dello scorso anno ha contratto il Covid ed è tornata a lavoro soltanto a fine giugno.

«Tutto è iniziato lo scorso quattordici dicembre - racconta -. Mi sentivo strana, avvertivo dei dolori e non sentivo gusto e odori. Da li ho capito subito di aver contratto il Covid. Ho immediatamente contattato il mio medico Dino Pampari e sono risultata positiva al tampone che ho effettuato nelle ore successivi. Nei giorni a seguire è arrivata anche la febbre e i dolori sono aumentati».

Trascorsi quattordici giorni Ilenia Loschi ha rifatto il tampone che ha confermato la sua positività. Nel frattempo le condizioni di salute sono peggiorate ulteriormente. «Il mio medico di famiglia, che ringrazio - sottolinea - mi ha seguito costantemente, chiamandomi ogni giorno, Natale compreso, per sapere come stavo. Ho completato tre cicli di antibiotico e assunto tutti i farmaci prescritti contro il Covid, senza ottenere grandi risultati».

Il 9 gennaio Ilenia Loschi si è recata al pronto soccorso, dove le è stata diagnosticata una bronchiolite. «Essendo una paziente giovane e potendo contare su un medico di base molto attento - spiega - i medici hanno preferito rimandarmi a casa. Ho quindi completato un quarto ciclo di antibiotico e a fine gennaio sono finalmente risultata negativa».

Ilenia ha trascorso tutto il tempo della malattia in casa da sola, con la sola compagnia dei suoi tre soriani: Wendy, Will e Minnie. «I miei familiari mi portavano da mangiare davanti alla porta di casa ma non potevano fare altro - ricorda - così ho cercato di farmi forza e affrontare da sola questa difficile prova. Ho ricevuto anche le chiamate di tanti amici, colleghi ed ex colleghi. E' anche grazie a loro se non ho mai mollato».

Ilenia Loschi, visto il perdurare delle cattive condizioni di salute, a marzo ha quindi effettuato una visita dallo pneumologo Pier Anselmo Mori, che l'ha indirizzata all'ambulatorio di riattivazione motoria post Covid, situato al padiglione Cattani. «Ho effettuato due cicli di riabilitazione, durati un paio di mesi - afferma -. Ringrazio la fisiatra Anais Rampello e la fisioterapista Annalisa Cavaldonati che mi ha seguito passo dopo passo con grande cortesia e professionalità».

Le sedute di fisioterapia sono terminate il 25 giugno e quattro giorni dopo Ilenia Loschi ha ripreso a lavorare. «I primi giorni sono stati duri - confessa -. La caposala è stata gentilissima e ha predisposto dei turni più leggeri, ma il dolore alle gambe e la mancanza di fiato si sono fatti sentire».

La giovane Oss non si è ancora ripresa completamente. «Sto facendo dei massaggi alla gambe perché sto meglio ma non ho recuperato pienamente la mia forma fisica - prosegue - Cerco di tenere duro e andare avanti».

Ilenia Loschi è felice di aver vinto una delle battaglie più difficili della sua vita «Ora sono in attesa di fare il vaccino, almeno la prima dose. Invito a tutti di vaccinarsi per vincere questa malattia tremenda - dichiara, rivolgendo il proprio grazie al medico di base e agli altri professionisti che l'hanno curata in questi mesi.

«Un «grazie» speciale - conclude - va anche ai miei colleghi di lavoro. Li ho sempre sentiti vicini, anche nei momenti più bui. Il ritorno a lavoro è stato emozionante. Ora la sfida più grande è quella di tornare a una vera normalità».

Luca Molinari

E' un appello senza se e senza ma a vaccinarsi quello che arriva dai medici e infermieri che hanno vissuto (e vivono) in prima linea l'emergenza Covid da circa un anno e mezzo. Marcello Scardino «Vorrei mostrare gli occhi dei miei colleghi...

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