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Amarcord

Tassi: «Quando allenavo Buffon

28 luglio 2021, 05:05

Tassi: «Quando allenavo Buffon

«Gigi Buffon aveva qualità eccezionali e se ne accorgevano tutti quelli che ci avevano a che fare. Grande destrezza nonostante una notevole altezza, esplosività e spiccata personalità sin da ragazzino. C'era tutto perché ne uscisse un campione»,

Giancarlo Tassi è stato giocatore, tecnico nella giovanili e osservatore per il Parma calcio. Un cuore crociato, insomma, che alla guida degli Allievi Nazionali ebbe come giocatore proprio Buffon. «Per causa sua rischiai più volte di essere sollevato dall'incarico, ma adesso quando ci ripenso mi vien da sorridere e anche un po' da gonfiare il petto. Dopo aver giocato due anni nel Parma mi ero formato come allenatore sui campi dilettantistici e avevo ben presto sposato l'idea del gioco a zona. La portai con me anche al Parma e un mio pallino era tenere la difesa alta con il portiere che spesso e volentieri diventava un libero. Magari non costruiva gioco come si tende a fare adesso, ma certo usava i piedi molto più di quanto fosse consuetudine in quegli anni. Specie tra i giovani c'era ancora la tendenza a tenere il portiere quasi sempre sotto la traversa... Insomma, alle riunioni del martedì spesso mi trovavo sotto processo perché Gigi era costretto varie volte a venir fuori dall'area. Il suo entourage ma anche il suo preparatore Fulgoni e i dirigenti Larini e Bozzao erano piuttosto contrariati e in vari occasioni fui in bilico. Il più sereno era proprio Gigi, il quale invece guardava con curiosità a questo nuovo modo di intendere il ruolo e mi rassicurava: «Così se un giorno dovesse prendere piede mi farò trovare pronto» diceva. Quando potei feci il suo nome a Vatta e Benetti che all'epoca selezionavano la Nazionale di categoria. Erano venuti per vederlo, premettendo però che il titolare sarebbe stato De Sanctis, appena preso dalla Juve, Quella volta Gigi non potè giocare per un fastidio alla schiena ma io mi spesi con tante e tali lodi che lo convocarono, ricordo, assieme a Morello, Ferrarini e Magnani»,

Poi, spiega Tassi, nel caso di Buffon s'è concretizzato il detto «la fortuna aiuta gli audaci».

«Buffon era un '78 che per le sue doti giocava con l'annata '77. Nel Parma debuttò grazie all'infortunio di Bucci, al repentino addio di Galli e alla scarsa fiducia dello staff in Nista. Lo stesso avvenne in Nazionale: Peruzzi ko, in una serata da tregenda in Russia anche Pagliuca si fa male e lui, buttato dentro a freddo, fa subito due interventi strepitosi. Insomma, non s'è mai fatto scappare un treno».

«Qualcosa credo di avergli dato anch'io - sussurra Tassi - come peraltro l'amico Ermes Polli, che lo ebbe negli Esordienti, e soprattutto Ermes Fulgoni, che lo ha forgiato con i suoi metodi e la sua umanità».

Dopo aver smesso di fare l'allenatore Tassi non ha però smesso di lavorare per il Parma.

«Ho fatto l'osservatore sia di giovani prospetti che di avversari. Nell'era-Parmalat eravamo arrivati ad avere 340 scuole calcio affiliate in tutta Italia, quindi di materiale da visionare non ne mancava. I miei colpi? Il primo risale a fine anni '70, quando ancora allenavo e ho segnalato a Bruno Pedraneschi, padre di Giorgio, un ragazzino di Reggiolo visto a un raduno. Era Carlo Ancelotti e il Parma non se lo fece sfuggire. Poi caldeggiai gli arrivi di Thuram, visionato nel Monaco, e di Frey. A un certo punto, mi ricordo che nella dirigenza c'erano Sacchi e Baraldi, ci fu una riunione per invitarci a visionare più giovani perché le risorse cominciavano a scarseggiare. Sui miei taccuini finirono così i nomi di Handanovic, visto in Slovenia dov'eravamo andati per Dedic, Lucarelli e Morrone a Livorno, Barzagli alla Rondinella, Zaccardo in una nostra scuola calcio di Spilamberto, Borriello al Treviso».

«Anche Minotti mi chiese una mano al momento di allestire, nel 2015, la squadra per la D, «Vorrei gente del territorio per creare un ambiente entusiasta» mi disse. E così gli feci vari nomi di giocatori basati in zona: Galabinov, Dermaku, Ciurria, Ferrari, Magnani, Pisseri, Porcari, Mora. Ma alla fine non ne presero neanche uno».

Paolo Grossi

 

«Gigi Buffon aveva qualità eccezionali e se ne accorgevano tutti quelli che ci avevano a che fare. Grande destrezza nonostante una notevole altezza, esplosività e spiccata personalità sin da ragazzino. C'era tutto perché ne uscisse un campione»,...

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