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RESTAURO

«Viaggio» sul campanile di San Sepolcro

di Luca Molinari -

01 agosto 2021, 05:04

«Viaggio» sul campanile di San Sepolcro

Il campanile pendente di San Sepolcro da alcuni giorni appare interamente «impacchettato» da ponteggi e teli bianchi, distribuiti lungo tutti i suoi cinquantasei metri di altezza. Sulla cima spunta soltanto una malconcia croce in metallo che domina via Repubblica e guarda con rispetto ai due campanili vicini, i più alti della città: la torre campanaria del Duomo (63 metri) e San Giovanni (75 metri).

 

Lavori finiti entro l'anno
I restauri al campanile di San Sepolcro, sono divisi in due fasi, la prima riguarda la parte esterna e dovrebbe terminare entro la fine dell'anno. La seconda invece l'interno e dovrebbe iniziare una volta concluso il primo cantiere. La struttura è composta da più tronconi appartenenti ad epoche diverse. L'obiettivo è quello di rinsaldare le tre strutture e restituire alla città questo gioiello artistico ed architettonico in tutta la sua bellezza.

Campanile «incatenato»
Il campanile di San Sepolcro dovrà essere «incatenato» prima di tornare al suo antico splendore. Il posizionamento delle catene, così come il ripristino di alcuni antichi solai rimossi nei secoli passati, garantiranno un consolidamento della struttura che comunque, resterà pendente.

Il perché della pendenza
«Il campanile è inclinato sin dai tempi della sua costruzione» afferma la progettista Barbara Zilocchi, che porta avanti l'intervento di restauro assieme al collega Giovanni Signani e ad un team di esperti composto dagli ingegneri Giuseppe Stefanini e Pietro Andrea Strata e dagli architetti Benedetta Roccon e Angela Desideri. La struttura infatti è composta «da due corpi di epoche diverse - precisa - una più antica, medievale, che arriva a circa dodici metri di altezza. La seconda, barocca, ingloba per un pezzo quello medievale e prosegue sino alla cima. I progettisti dell'epoca barocca avevano tentato di risolvere il problema della pendenza, ma senza riuscirci. Durante i lavori andremo a consolidare le parti esterne che rischiano di cadere a terra (cornicioni, laterizi, ferri delle balaustre) e quelle interne, migliorando le murature». Al momento gli interventi si stanno concentrando soprattutto sulla «cipolla» sommitale in piombo (realizzata nel 1721), che nasconde una intelaiatura in legno, da ispezionare accuratamente per valutare il tipo di restauro da effettuare.

Lavori per 1,9 milioni
L'intervento in San Sepolcro si somma a quello in corso nella vicina chiesa di Sant'Antonio Abate, per una spesa complessiva di 1,9 milioni di euro. I costi sono stati in parti sostenuti grazie ai fondi stanziati dalla Cei (Conferenza episcopale italiana) per la messa in sicurezza di chiesa e campanile, pari a 1,2 milioni divisi in quattro stralci. La spesa rimanente, pari a 677mila euro, se l'è sobbarcata la parrocchia.

Sant'Antonio Abate
Entro fine anno tornerà visibile in tutta la sua bellezza anche la vicina chiesa di Sant'Antonio Abate, perla del barocco. Progettata nel 1712 dal grande architetto Ferdinando Galli Bibiena, rapisce i visitatori per la bellezza della doppia volta traforata. All'esterno gran parte della facciata è già priva di ponteggi ed emergono in tutta la loro bellezza le cromie originali del Settecento. A dominare è il giallo Parma, alternato al grigio avorio delle colonne dei riquadri. Attualmente i lavori riguardano le coperture del tetto e, all'interno, gli affreschi e le altre componenti artistiche.

Tornerà all'antico anche il pavimento, un cotto fiorentino rosa. Il suo colore è stato scoperto osservando la pavimentazione che si trova sotto i confessionali. Il tutto sarà impreziosito da una nuova illuminazione, pensata per valorizzare i tanti tesori custoditi all'interno di Sant'Antonio Abate.

«Restauri fondamentali»
Il parroco monsignor Raffaele Sargenti da anni è impegnato assieme ai propri parrocchiani in questa monumentale opera di restauro a favore di tutta la città. «Abbiamo dovuto aggiungere noi quello che mancava - afferma -. Si tratta di una cifra importante ma siamo coscienti dal valori artistico e pastorale di questi interventi. Parma, in quanto capitale italiana della cultura, è chiamata a «battere il tempo» restaurando i simboli di un passato glorioso, che non va dimenticato per non lasciarci sfuggire il senso del presente e del futuro».

 
servizio fotografico di Annarita Melegari