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Dopo il valzer di nomine parlano i nuovi presidi

di Mara Varoli -

01 agosto 2021, 05:06

Dopo il valzer di nomine parlano i nuovi presidi

Parma Centro
Olivieri: «La scuola è una comunità educativa»

Non è un valzer, ma incarichi di responsabilità. Diversi gli istituti scolastici che hanno cambiato preside. Al comprensivo Parma Centro dal primo settembre arriva Maurizio Olivieri, 53 anni, nato a Torino ed ex prof di Latino greco e italiano al liceo classico Romagnosi. Che per un anno, dopo il concorso, è stato preside all'istituto comprensivo di Villafranca e Bagnone, il Baracchini, in Lunigiana: «In realtà ero tornato a casa, perché la mia famiglia è originaria della Lunigiana - spiega Maurizio Olivieri -. E mi dispiace lasciare quella scuola, perché mi sono trovato molto bene: abbiamo portato avanti un lavoro interessante. Al tempo stesso, sono contento di tornare nella mia città, a Parma Centro: spero di essere all'altezza, anche perché l'eredità di Pier Paolo Eramo è impegnativa. Già la prossima settimana ci incontreremo per un primo sopralluogo». Parma Centro è una delle realtà scolastiche più importanti: «Un istituto formato da scuole con caratteristiche diverse - continua Olivieri -, per cui sarà una bella sfida. Anche se penso che tutto si svolgerà al meglio: la scuola è una comunità educativa e se tutte le parti lavorano con armonia tutto si affronta nel migliore dei modi. Nella scuola ognuno ha un ruolo importante. Inizieremo l'anno scolastico con le stesse regole del precedente e con qualche vantaggio in più. Sarebbe però necessario investire più sulle persone, su chi nella scuola ci lavora: diminuire il numero degli alunni per classe e aumentare il numero degli insegnanti».

 

Comprensivo Collecchio
Botti: «Una nuova esperienza che sarà stimolante»

Dopo nove anni all'Itis Leonardo da Vinci, Elisabetta Botti va a dirigere l'istituto comprensivo di Collecchio Guatelli. Un addio alla scuola di via Toscana che è dispiaciuto alle duemila famiglie, ai docenti e ai collaboratori: «Dirigere l' Itis è stato un grande privilegio - confessa -. Dovendo lasciare "la mia scuola" in virtù del principio di rotazione degli incarichi dirigenziali-legge 190/2012, pur potendo scegliere altre ottime scuole superiori, ho preferito voltare pagina e rivolgermi verso un'esperienza nuova per utenza e territorio. Lavorare con i più piccoli in un Comune dinamico come Collecchio sarà un nuovo percorso stimolante». In questi nove anni, all'Itis da Vinci gli studenti sono cresciuti di quasi mille unità. Via Toscana è diventata un laboratorio di qualità urbana (Progetto Blu Parma), con spazi accoglienti e funzionali, «perseguendo l’idea di un luogo che per i giovani potesse essere spazio della vita - spiega la preside Botti -. Una visione condivisa con molte aziende del territorio, che ci hanno sostenuto lavorando al nostro fianco per aumentare l’interesse verso l’istruzione tecnica. Aziende come Opem, Lanzi, Rytec, Overmach, l'associazione Parma, io ci sto!, Ocme, Spotti Sergio, Consorzio KilometroVerdeParma, solo per citarne alcune, ma anche Comune, Provincia, Regione e Fondazione Cariparma». Tra i tanti interventi sono stati realizzati uffici amministrativi, l'aula docenti, l'aula ricevimento genitori, l'aula magna e l'area verde, il bar e la biblioteca, la scala principale, il Laboratorio di logistica sostenibile, l'aula all’aperto, il laboratorio di meccanica, la piantumazione degli alberi.

 

 

Il Romagnosi
Eramo: «È il liceo delle lingue e delle culture»

Pier Paolo Eramo andrà a dirigere il liceo Romagnosi: «Nove anni al comprensivo Parma Centro è un pezzo di storia: abbiamo costruito relazioni personali che rimarranno nel tempo - dice Eramo -. Gli studenti sono aumentati, anche con l'ingresso della scuola Adorni. Parma Centro ha portato avanti tanti percorsi innovativi: dall'abolizione del voto numerico alle elementari, alla sperimentazione della didattica cooperativa, ai laboratori di potenziamento per il recupero alle medie, dall'inserimento dei volontari di servizio civile ai progetti in collaborazione con le realtà del territorio e con le associazioni di volontariato. Importanti sono stati l'indirizzo musica e i tanti progetti anche per le elementari. Un comprensivo che è cresciuto molto sull'innovazione tecnologica e nella didattica. Anche il personale degli uffici amministrativi e i collaboratori scolastici hanno fatto un percorso al servizio delle famiglie e della città. Senza dimenticare il lavoro sul benessere degli insegnanti e degli studenti». E il liceo Romagnosi? «È una scuola che in questo momento storico può dare tanto, grazie anche a insegnanti molto preparati e studenti molto bravi - ricorda Eramo, che ha iniziato la sua carriera proprio insegnando greco e latino -. Un liceo classico e linguistico che parte dall'antico per arrivare al contemporaneo e al futuro. Un liceo classico e linguistico che ha come tema centrale quello dei valori umani: valori che oggi, dopo la corsa alla tecnologica, sono centrali per affrontare le sfide di domani».

 

 

Itis Leonardo da Vinci
Piva: «La missione della scuola è quella di agganciare i giovani»

Dall'istituto Rondani sarà Giorgio Piva a dirigere l'Itis Leonardo da Vinci: «È un bel cambiamento, in quanto passo da una scuola con 600 alunni a un'altra scuola con quasi 2000 ragazzi - dice l'ingegnere Giorgio Piva -. Ma solo per i numeri, perché al Rondani abbiamo realizzato una scuola del futuro. Per cui, mi dispiace lasciarlo, perché questi 4 anni hanno rappresentato un'esperienza bellissima: tra i tanti progetti, abbiamo anche avviato un nuovo corso, grafica e comunicazione, che sta avendo un grande successo di iscrizioni. E ora si apre un'esperienza nuova, anche se la mia si è sempre svolta in istituti tecnici e professionali: il mio titolo di studio è attinente a questi due settori. L'Itis Leonardo da Vinci è una scuola modernissima e aggiornata, per cui la vera sfida sarà quella di procedere in questo processo di innovazione per fare in modo che gli alunni rimangano al passo con i tempi, pronti per il lavoro o l'università. Perché è questa la missione della scuola, la stessa filosofia che ho portato avanti al Rondani, affinché i ragazzi rimangano agganciati al mondo che li circonda». Al Rondani corsi di costruzioni ambiente e territorio: Cat per l'appunto. «Sono stati rinnovati i laboratori, i locali che ospitano i ragazzi e la strumentazione. Il Rondani è in grado di offrire le massime opportunità ai propri iscritti - conclude Piva -. Una scuola che ha anticipato i tempi anche sulla didattica a distanza. E i nostri laboratori sono abbondantemente in linea con l'innovazione».

 

 

Istituto Rondani
Ruvidi: «Il Bocchi nel cuore, ma felice del nuovo incarico»

«È stato il mese dei saluti. Mi hanno fatto tanti pensieri: li porterò nel cuore».

Si commuove Lucia Ruvidi, per 9 anni preside all'istituto comprensivo Bocchi e da settembre all'istituto Rondani. Laureata in Architettura, nel 2001 ha vinto il concorso per l'insegnamento: «Dopo 15 anni da architetto - spiega la Ruvidi -, ho insegnato per due anni all'istituto per geometri di Reggio Emilia Secchi, poi per 5 anni al Rondani con la cattedra di Costruzioni, tecnologia e disegno. Per cui, ora è un po' un ritorno a casa». Nel 2011-2012, il concorso da dirigente: «Un po' di nostalgia ci sarà - confessa la preside -, ma il cambiamento fa piacere perché dà sempre stimoli nuovi. In più, vado a dirigere una scuola che ha settori affini alla mia preparazione: tutte le mie esperienze possono essere utili. Al Bocchi ho imparato tanto, a lavorare dalla base, ad ascoltare e ad avere attenzione per tutte le componenti». «Il Rondani è una scuola che già allora aveva una proposta formativa molto valida, con una preparazione tecnica importante, che ha sempre stimolato negli studenti l'autoaffermazione e l'inclinazione all'imprenditorialità. Una scuola che nel tempo ha saputo rinnovarsi e che ha saputo mantenere l'autonomia». Ma cosa augura al futuro preside del comprensivo Bocchi? «Che continui il processo di costruzione - conclude la Ruvidi -, puntando sull'innovazione e sulla formazione dei cittadini di domani. Il Bocchi è un laboratorio di buone pratiche per tutta la città, con un modello di integrazione sostanziale».

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