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Dramma sulle Alpi bergamasche

Precipita alpinista di 26 anni: muore Damiano Cavalli

21 agosto 2021, 05:08

Precipita alpinista di 26 anni: muore Damiano Cavalli

Gli appassionati di terre alte la considerano una delle più belle esperienze che possono offrire le Alpi bergamasche, un'escursione certo lunga e faticosa ma che alla fine ti regala un batticuore che non si scorda. Dalla vetta del pizzo Coca, infatti, lo sguardo plana tra la val Seriana e la Valtellina e, tutt'intorno, ecco le vette che chi ama la montagna riconosce a memoria: il Bernina, il Disgrazia, l'Adamello.

Proprio per regalarsi questa emozione Damiano Cavalli, 26 anni appena, era partito da Parma con lo zaino carico di entusiasmo. E la sua meta era quello che chiamano «il re delle Orobie».

Mentre saliva, di certo, sognava la libertà che solo la vetta può dare ma il desiderio di cielo e di vento si è spento per sempre. Damiano infatti, è precipitato nella giornata di giovedì mentre dal rifugio Coca saliva alla vetta e solo ieri sera, non senza fatica, il personale del Soccorso Alpino ha potuto recuperarne la salma con l'elicottero. Dopo che la montagna, testardamente avvolta da nebbia e nubi, ha più volte respinto chi lo voleva riportare a valle.

Da quello che si è potuto ricostruire fino ad ora Damiano era partito mercoledì da Valbondione, un piccolo comune all'estremità della val Seriana a circa 50 km da Bergamo. Poi era salito lungo il sentiero 301 che per due ore e mezzo punta diritto verso il rifugio Coca: è un dislivello impegnativo, roba per polmoni forti e gambe di ferro, e prima della emozionante balconata del rifugio occorre anche aiutarsi con un paio di catene per superare un tratto ripido ed esposto. Ma questo era solo l'antipasto: per Damiano il bello sarebbe dovuto arrivare il giorno successivo, quando avrebbe affrontato lo strappo decisivo, quello che porta ai 3050 metri della vetta. Ma qualcosa di brutto deve essere accaduto: e per ora è impossibile comprendere cosa. Con il calare del buio il giovane non ha fatto ritorno al rifugio e, come è prassi in questi casi, il gestore ha lanciato l'allarme.

Subito sono partite le squadre del Soccorso alpino orobico e si è alzato in volo l'elisoccorso dell'agenzia regionale. Un volo quasi alla cieca tra quelle rocce avvolte dalla nebbia tanto che dopo un primo sorvolo è stato necessario rinunciare. Sospendere il volo, non le ricerche. Così poco dopo un secondo elicottero ha portato i soccorritori in vetta, una squadra sulla cima del Pizzo Coca e l’altra in una piazzola più in basso dove il cielo grigio aveva aperto uno spiraglio. La speranza di tutti era di ritrovarlo li, sul sentiero, forse ferito, di certo infreddolito e spaventato. Ma non è andata così. Intorno alle 23 tutti hanno sentito il silenzio della montagna graffiato dal suono del telefonino del ragazzo. I tecnici si sono quindi calati lungo un canalone per molte decine di metri e, in fondo, hanno visto il corpo di Damiano. Ed era chiaro che non c'era più nulla da fare mentre il tempo peggiorando di nuovo ha impedito loro di percorrere gli ultimi metri per imbragarlo. Per tutta la giornata di ieri, poi, il cielo ha avvolto le Orobie di una pesante cappa tanto che solo in serata l'elisoccorso ha raggiunto quella parete scoscesa. E Damiano è stato riportato a valle, alla piazzola a Valbondione. Ad attenderlo, straziati, i genitori partiti da Parma che fino all'ultimo hanno sperato che un miracolo facesse svanire le nubi. E che il re delle Orobie restituisse loro quel ragazzo che amava salire in alto per guardare il cielo da vicino.

Luca Pelagatti

 

 

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