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Il ricordo

Damiano voleva scalare vette sempre più alte

22 agosto 2021, 05:07

Damiano voleva scalare vette sempre più alte

Damiano è tornato a casa. Con mamma Paola e papà Stefano, la salma è partita nel primo pomeriggio di ieri dalla camera mortuaria del cimitero di Valbondione, nel Bergamasco. Ed è arrivata in una bara di legno chiaro a Lugagnano superiore intorno alle 17,30 davanti alla chiesa: «Non ce l'aveva detto di quella escursione - confessano i genitori -. Non voleva farci preoccupare».

L'ingegnere 26enne Damiano Cavalli, volontario della Croce rossa, donatore Avis e appassionato di montagna e natura, è morto giovedì in Val Seriana: è precipitato tra le rocce per un'ottantina di metri da un sentiero molto stretto, con un dislivello impegnativo, mentre dal rifugio Coca saliva la vetta. A quasi 3.000 metri di quota.

«Martedì scorso era il compleanno di suo fratello Daniele, che ha 14 anni - racconta papà Stefano - e gli aveva promesso una escursione sul monte Acuto, partendo dal Lagastrello. Poi, mercoledì è partito per Milano: con la fidanzata Elisa dovevano prepararsi per le vacanze. Ma lui voleva approfittarne per quella escursione che progettava da tempo. Damiano era un atleta molto preparato, sia per i percorsi in bici sia per i percorsi a piedi, come quello che aveva fatto sul sentiero degli Dei, da Bologna a Firenze e tante altre escursioni. Voleva scalare montagne sempre più alte e il suo sogno era l'Himalaya».

Dopo aver saputo del Pizzo Coca, i genitori hanno provato prima a mandare un messaggio a Damiano verso le 16, poi verso le 17 mamma Paola ha chiamato il rifugio Coca: «Il gestore del rifugio mi ha detto che il telefono in tanti punti non prende e che Damiano era ancora nei tempi, perché con una buona gamba su quel sentiero occorrevano 9-10 ore - dice mamma Paola -. Alle 18,30 ho chiamato il 112». Ma la nebbia ha impedito i soccorsi: soltanto venerdì nel tardo pomeriggio il corpo di Damiano Cavalli è stato recuperato dal Soccorso alpino. Intorno alle 18,30, la salma è stata così trasportata alla camera mortuaria del cimitero di Valbondione a disposizione dell'autorità giudiziaria. Ma poi ieri si è deciso di non effettuare l'autopsia. E papà Stefano e mamma Paola hanno potuto riportare a casa il loro figlio: «Il sindaco e i carabinieri ci hanno ospitato - continua papà Stefano - E siamo riusciti a dargli l'ultimo saluto».

Dopo il diploma al liceo scientifico Marconi e la laurea in Ingegneria meccanica degli impianti e delle macchine delle industrie alimentari all'Università di Parma, con 110 e lode e una lettera di encomio del rettore Paolo Andrei, Damiano Cavalli aveva trovato lavoro alla Cft di Parma. Ma appena poteva, nei weekend e in occasione di feste, saliva fino a Monchio e a Lugagnano superiore, dove vive ancora la nonna Gina. Anche alla nonna Rosanna di Spezia era molto legato. Damiano oltre a Daniele, ha una sorellina, Aurora, e un altro fratello, Dario: «Eravamo un pezzo unico e continueremo ad esserlo».

Un ragazzo la cui «luce» per gli amici e non solo era una forza, una sicurezza. Una pace. Di un altruismo che traspariva da quel suo sguardo profondo. Un ragazzo che nonostante la sua giovane età aveva già lasciato un segno: «Bello dentro e fuori - ripetono i genitori -. Un ragazzo spirituale. E tanto spiritoso». Quella foto dice molto: «Le mamme sanno sempre tutto dei figli - sospira Paola -. In questa immagine, Damiano è circondato dal cielo, come dire “Io vi voglio bene ma c'è il cielo che mi sta aspettando”». E conclude: «Ho sempre pensato che Damiano non fosse per questa terra».

Mara Varoli

 

Damiano è tornato a casa. Con mamma Paola e papà Stefano, la salma è partita nel primo pomeriggio di ieri dalla camera mortuaria del cimitero di Valbondione, nel Bergamasco. Ed è arrivata in una bara di legno chiaro a Lugagnano superiore intorno...

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