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Le proteste dei residenti di piazzale Picelli

«Assediati da ubriachi e violenti»

25 agosto 2021, 05:08

«Assediati da ubriachi e violenti»

Luca Pelagatti

 

«Lo ammetto: siamo talmente esasperati che, non potendo dormire, più volte siamo usciti sul balcone urlando di piantarla, di lasciarci vivere. Il risultato? Che di dormire non se ne parla. E in più abbiamo rimediato un sacco di parolacce».

Chi parla è un giovane arrivato a Parma da qualche anno, uno che l'ha scelta come luogo dove vivere. «Non solo: ho deciso di stare in Oltretorrente perché era il quartiere che più mi aveva conquistato. Beh, ora mi chiedo dove sia finita la città di cui mi ero innamorato». Come in ogni amante deluso, c'è tanta amarezza.

È pura rabbia, invece, quella che butta fuori una donna che abita due porte più in là. E che non si dà pace: «L'Oltretorrente è sempre stato un quartiere popolare, vivace, giovane, anche meticcio. Ma adesso è solo un ricettacolo di ubriachi, aggressivi e arroganti. Gente che ti obbliga a cambiare marciapiede. Che ti instilla la paura».

Rabbia e paura: ecco gli acidi ingredienti che hanno portato una cinquantina di persone residenti in piazzale Picelli e nelle strade intorno a presentare un esposto alla questura, che li motivano a tempestare il centralino delle forze dell'ordine e del Comune di telefonate infuriate. Lo stesso mix inaccettabile che, secondo il loro racconto, sta persino svuotando le abitazioni. «Nei palazzi affacciati su piazzale Picelli molti inquilini hanno disdetto il contratto, se ne sono andati. Restano solo i padroni delle case, quelli testardi. Ma sempre più arrabbiati».

La causa si capisce al volo: da tempo ormai i marciapiedi e la zona della piazza alberata, dove ci sono le panchine, sono colonizzati da gruppi di sfaccendati che bevono e urlano. Le zuffe sono all'ordine del giorno. E i muri seicenteschi della chiesa di Santa Maria del Quartiere sono diventati un vespasiano.

«Succede di tutto – spiega un altro residente –, il bivacco è continuo, la sbronza perenne, la sensazione di insicurezza cresce. Noi non abbiamo nulla da ridire se le persone si ritrovano, se stanno tra di loro. Ma senza urlare, senza buttare bottiglie in giro, senza riempire di sputi le soglie delle nostre case e di urina tutti gli angoli, senza infastidire chi passa». Il resto lo aggiungono i negozianti, che allargano le braccia preoccupati per i clienti che calano: «Per forza, questa marmaglia chiassosa di certo non invoglia chi abita qui intorno a venire a fare spese».

Ma residenti o commercianti poco conta, è comunque un flusso continuo di aneddoti e di sfoghi, di episodi di ogni genere, di richieste di controlli e vigilanza. «C'è un minimarket che apre e chiude quando vuole e che li rifornisce di alcolici ad ogni ora: possibile che nessuno possa intervenire?», si chiede un residente che sogna una presenza ben cadenzata di personale in divisa per bonificare la piazza. Pur sapendo che di zone da tenere d'occhio ce ne sono tante, mentre gli agenti sono quelli che sono.

«Vero, non si possono militarizzare le strade, ma neppure far passare il segnale che tutto è lecito. Prima la situazione era diversa e il peggioramento si è evidenziato negli ultimi due anni: quindi forse si è ancora in tempo a mettere un freno ai comportamenti più pericolosi, agli atteggiamenti più aggressivi. Perché in casa, per non sentire il rumore, mi posso mettere le cuffie, chiudere i vetri. Ma quando scendo non voglio dovermi guardare intorno con preoccupazione, camminare con timore», conclude un abitante che poi fa un gesto con la mano. «L'Oltretorrente, questa piazza sono belli: non si meritano di essere trattati così».

 

Luca Pelagatti «Lo ammetto: siamo talmente esasperati che, non potendo dormire, più volte siamo usciti sul balcone urlando di piantarla, di lasciarci vivere. Il risultato? Che di dormire non se ne parla. E in più abbiamo rimediato un sacco di...

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