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PARMA DI UNA VOLTA

La storia di via Jenner raccontata dai custodi della memoria

14 settembre 2021, 05:07

La storia di via Jenner raccontata dai custodi della memoria

Antonio Bertoncini

Non c’è il fascino degli Champs Elysées, non c’è neppure una cattedrale romanica, ma per chi ci abita, e soprattutto per chi ci ha vissuto è il quartiere più bello del mondo. Una strada di periferia, un quartiere di case popolari costruite dagli Iacp nel tratto a sud di via Evasio Colli e poco altro: ma in via Jenner c’è tanta umanità, quella mista di parmigiani poveri e di gente del Sud, altrettanto povera, venuta qui in cerca di fortuna, c’è un tempo di vita che non si scorda per chi è arrivato qui negli anni Sessanta.

È la città poco celebrata, poco conosciuta, poco raccontata, che contiene le vite di quei parmigiani che negli anni del boom economico si trasferirono in queste palazzine popolari, dando vita ad un microcosmo di solidarietà. Per salvare questo patrimonio di memorie, Musei urbani, in collaborazione con il Centro studi movimenti, ha avviato una raccolta di testimonianze e interviste sulla storia di questa piccola ma popolosa strada, al fine di comporne un ritratto e restituirlo alla città. E c’è stato subito feeling.

Tante sono le persone che per un paio d’ore hanno affollato i due gazebo delle interviste, condotte dagli storici Sofia Bacchini e Latino Taddei. Giusto il tempo di un saluto informale dell’assessora alla Partecipazione Nicoletta Paci, poi in pochi minuti, fra rimpianti del bel tempo che fu e anatemi verso i cattivi costumi di oggi, è stato un profluvio di «Amarcord».

A cominciare da Mariolina, una delle più anziane, che abita in questa via da quando era poco più che campagna, per arrivare alle sorelle Nicoletta e Ilaria, che ora vivono fuori Parma, ma sono venute apposta per testimoniare gli anni felici dell’infanzia. Sono arrivate qui nel ‘68, vivevano al numero 79, in una strada tranquilla: il cortile era la loro seconda casa, all’oratorio andavano più per giocare che per pregare e non mancavano un film nel cinema parrocchiale. «Rubavamo le ciliegie ai contadini – ricordano le due sorelle – che ci rincorrevano per punirci. La corda, la palla e il nascondino erano i nostri giochi. Abbiamo passato un’infanzia bellissima, e grazie ai social oggi dialoghiamo con qualche vecchia amica».

Le più anziane, Lucia e Carla, abitano ancora qui. Anche per loro il rione era bellissimo, «anche se lavoravamo per settemila lire al mese, ma oggi è tutt’altra storia: la solidarietà di una volta ce la scordiamo, il quartiere è sporco e ha bisogno di una manutenzione, che c’era con Iacp, ma non c’è più con Acer».

E non è sempre facile rapportarsi con i nuovi vicini di casa, con culture diverse, arrivati da ogni dove. Ancora più vivace l’altro gazebo, quello che a caso è diventato capannello degli uomini. C’è persino chi - è il caso di Nicola Maestri – su via Jenner ci ha scritto un libro. I ragazzi degli anni Sessanta ricordano quando le porte erano aperte sul pianerottolo, le battaglie con il «feroce» custode Millica, il maestro Mosconi che li lasciava sfogare col pallone per averli meno distratti in classe, la Feste dell’Unità, appuntamento imperdibile, là dove finisce la strada.

Provenienze diverse, ma destini comuni: tutti erano poveri e tutti andavano a credito dal bottegaio all’angolo che marcava la spesa sul libro. E ricordano anche i pochi che sono finiti male, quello che arrivava ubriaco guidando il Tir, il gelataio col motorino e i bidoncini di panna e cioccolato, quello che vendeva le «rane fresche» e soprattutto tanti calci al pallone, che univa ragazzi diversi, quegli stessi ragazzi che salivano al terzo piano del palazzo in costruzione e si buttavano sul mucchio di sabbia del cantiere.

Qui comandavano i comunisti, con la sezione «Rossi» e il circolo «Marchesi», con Billy e Maestri che ogni domenica vendevano centinaia di Unità porta a porta: tanti le compravano, pochi le leggevano. Ma funzionava così, andava bene a tutti. È un tempo che non torna, ma che è giusto ricordare perché la storia è fatta di tante piccole storie.

 

 

Antonio Bertoncini Non c’è il fascino degli Champs Elysées, non c’è neppure una cattedrale romanica, ma per chi ci abita, e soprattutto per chi ci ha vissuto è il quartiere più bello del mondo. Una strada di periferia, un quartiere di case popolari...

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