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Intervista

Laura Marinoni: «La Gilda è carnalità»

14 settembre 2021, 05:01

Laura Marinoni: «La Gilda è carnalità»

Sarà «La Gilda», con la splendida Laura Marinoni e il musicista Alessandro Nidi, spettacolo tratto da «La Gilda del Mac Mahon» di Giovanni Testori, a riaprire l’Arena Shakespeare di Teatro Due questa sera alle 21. Una “cantata teatrale” traboccante di sensualità, una cavalcata di parole e musica, vicende umane legate a una Milano che non esiste più ma che a molti (compresa l’interprete che qui ne dà voce e corpo) è rimasta salda nel cuore.

Signora Marinoni, che Milano è quella raccontata da Gilda?

«È la città dei miei nonni, quella periferia che hanno vissuto, attraversato e che, in qualche modo, mi riporta all’infanzia. È un luogo in cui risuona il dialetto, la lingua popolare, che io da sempre considero come il primo cibo affettivo. Questo progetto nasce, su ispirazione del maestro Nidi, come adattamento teatrale di alcuni racconti del 1959 dove Testori, che amo in modo viscerale, ha saputo illuminare la bellezza di questi bassifondi milanesi e dei suoi abitanti, senza tralasciarne i difetti».

E Gilda, oltre alla sua esuberanza e prorompente fisicità, che figura femminile rappresenta?

«È un personaggio meraviglioso che si batte per amore e che non esita a prostituirsi per far uscire il suo amante dal carcere. È una donna del popolo, un torrente in piena che canta il suo sentimento, la sua passione, la sua somiglianza con Rita Hayworth e quel nome, Gilda, che per lei è gioia e dannazione. La sua storia è anche molto divertente e intrisa di tenerezza».

Canzoni e note qui assumono una vera e propria funzione drammaturgica e narrativa…

«Sì, il contributo di Alessandro Nidi è decisivo nel racconto. Siamo partiti dalle canzoni di Jannacci per costruire la colonna sonora, arrivando a poeti-musicisti immensi come Leo Ferré, con il brano “Il tuo stile”, fino a Monteverdi. Musica colta e musica pop insieme che s’inseriscono nel racconto come un flusso vitale. Sono felice di lavorare ancora con Nidi. Fin dal nostro primo incontro artistico, avvenuto grazie all’indimenticata regista Cristina Pezzoli, ci siamo confrontati e contaminati con le idee».

Come ha costruito il suo rapporto con un personaggio così fuori dagli schemi e senza freni?

«Per me è indispensabile cimentarmi in progetti che facciano emergere anche il mio lato più buffo e tenero. Gilda è, nella sua semplicità e autenticità, una “bocca di rosa” di quegli anni. È il ritratto di una donna che appartiene a un’epoca passata, ma che può ancora far battere il cuore».

Gilda è anche un po’ metafora di ciò che ci è venuto a mancare, di quell’approccio appassionato, spontaneo, alla vita, forse anche all’arte stessa?

«Credo di sì. In un’epoca dove tutto è online, compreso il sesso, questa storia sembra restituirci una immagine lontana, ma di certo più genuina e sincera del mondo. C’è infine la forte carnalità… e il teatro è corpo, nella presenza fisica e nella voce. Gilda ci ricorda che non dobbiamo rinunciare alla nostra istintualità».

Francesca Ferrari

 

Sarà «La Gilda», con la splendida Laura Marinoni e il musicista Alessandro Nidi, spettacolo tratto da «La Gilda del Mac Mahon» di Giovanni Testori, a riaprire l’Arena Shakespeare di Teatro Due questa sera alle 21. Una “cantata teatrale” traboccante di...

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