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Vendita di Last Minute, il pm chiede 4 anni e mezzo per Gianluca Vacchi

18 settembre 2021, 05:04

Vendita di Last Minute, il pm chiede 4 anni e mezzo per Gianluca Vacchi

Georgia Azzali

Ora pare avere occhi solo per la sua Blu Jerusalema, la figlia avuta dalla compagna Sharon Fonseca. Ma Gianluca Vacchi, imprenditore bolognese, fisico scolpito anche dopo i 50, è l'uomo dei balletti, dei tattoo e delle dj session. Venti milioni di follower su Instagram e un fiuto innegabile per ciò che fa moda, spettacolo, soldi. E tanti ne avere fatti anche con l'operazione Last Minute Tour, a cavallo tra il 2001 e il 2002, quando vendette la società alla Hit, la galassia del turismo del gruppo di Calisto Tanzi: 29 milioni di euro. Una cifra «esorbitante», per la procura, distratta dalle casse di Parmalat, in concorso con l'ex patron del colosso di Collecchio, Fausto Tonna, Claudio Baratta e Paola Visconti, la nipote di Tanzi. E per Vacchi un'accusa di bancarotta fraudolenta che potrebbe costargli una condanna a 4 anni e 6 mesi: è questa la pena chiesta ieri in aula dal pm Umberto Ausiello, che ha detto no alla concessione delle attenuanti generiche. Da parte sua, la parte civile Parmalat spa, rappresentata dall'avvocato Manuela Cigna ha chiesto il risarcimento dell'intera cifra che sarebbe stata distratta e come provvisionale i 15.493.000 euro versati come prima tranche.

Vent'anni da quell'operazione di compravendita. E più di sette da quando la Corte d'appello di Bologna aveva annullato la condanna di primo grado a 3 anni e 6 mesi per Vacchi, perché il fatto ritenuto nella sentenza era diverso da quello contestato. Annullamento e rinvio al tribunale di Parma, che ora dovrà rivalutare le accuse nei confronti dell'imprenditore, mentre le posizioni di tutti gli altri imputati sono già state definite da tempo.

Un prezzo stratosferico quei 29 milioni di euro, secondo l'accusa, perché Last Minute era già in deficit finanziario, economico e patrimoniale. «Quella di Vacchi è una decisione consapevole, sa di drenare denaro - sottolinea il pm durante la requisitoria -. Una condotta rapace da parte di un soggetto potente e intelligente che non ha rispettato le regole. Non si è mai presentato davanti al collegio, in questo processo: una sua libera scelta, ma avrei voluto esaminarlo».

Vendita a prezzo vertiginoso, e per di più raddoppiato nel giro di pochi mesi. Un punto fermo per l'accusa. Una ricostruzione errata per la difesa. «Dai 25 miliardi di lire del novembre 2001 ai 50 di poco tempo dopo, non c'è stato un raddoppio né alcuna attività illecita contro Hit - sottolinea l'avvocato Andrea Soliani, che assiste Vacchi insieme al professor Tullio Padovani -. Ai 25 miliardi andava aggiunto un prezzo variabile in base all'andamento della società. Ma poi Vacchi e Hit si accordano per un prezzo fisso. E i 50 miliardi non escono dall'oggi al domani: c'è una lettera di intenti e un percorso, perché le parti parlavano tra loro». Non solo. «Vacchi - aggiunge Soliani - avrebbe avuto di più, se si fosse rimasti alla quota variabile, perché i dati prospettici del business plan indicavano 65 milioni di euro».

Piani e sinergie. Grandi potenzialità da sviluppare, secondo la difesa. Ma quel piano industriale era attendibile? E quale partita ha giocato Vacchi? La sentenza nelle settimane.

 

 

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