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Intervista

L'architetto Botta: «Piazza della Pace? Io la chiamerei piazza della guerra»

20 settembre 2021, 05:08

L'architetto Botta: «Piazza della Pace? Io la chiamerei piazza della guerra»

Giuseppe Milano

Sabato, nell'ambito del Francigena Fidenza Festival, si è aperta una mostra dedicata all'architetto Mario Botta. Il titolo «Spazi architettonici e luoghi di fede» con esposti i suoi progetti di una chiesa in Svizzera, una sinagoga in Israele ed una moschea in Cina. Il genio di Botta, ormai una icona dell'architettura mondiale contemporanea, ha ormai superato i confini religiosi dopo avere infranto quelli culturali e politici con le sue opere ormai presenti in tutto il mondo. Parma compresa.

Sì perché Mario Botta in città ha firmato con la sua matita il disegno del vasto prato di piazza della Pace, croce e delizia dei parmigiani e bersaglio delle critiche per bivacchi, degrado e microcriminalità che troppo spesso lo caratterizzano.

Lo abbiamo incontrato proprio in occasione dell'inaugurazione della sua mostra a Fidenza e con la piazza di Parma i conti, sembra di capire, sono ancora aperti.

Professore, ma lei tornerebbe a fare quel progetto per piazza della Pace?
«Noi realizzammo una sistemazione minimalista caratterizzata da questo enorme prato verde ed una fontana che ricordava la vecchia pianta della chiesa di San Pietro Martire come segno di memoria. In più segnammo il contorno che inquadrava l'intera piazza con un piccolo rigagnolo. Era il progetto che ci aveva chiesto alla fine il committente e, come sempre capita, gli architetti mettono su carta le esigenze della committenza».

Un progetto minimalista, come lo definisce lei, che qualche mese fa è stato modificato dall'attuale amministrazione con nuovi percorsi pedonali nel prato e ampliando gli antichi trottatoi dalla Pilotta a strada Garibaldi. Qual è il suo giudizio?
«Oggi sarebbe meglio chiamarla piazza della guerra. Non riesco a capire che cosa abbiano voluto fare in più...»

Ma era stato informato.
«Mi hanno solo avvisato che avrebbero fatto dei cambiamenti. E quando si fanno delle modifiche ad un progetto uno pensa sempre che si tratti di una o più migliorie. Ecco la miglioria o le migliorie, mi scusi, ma io proprio non riesco a vederle».

Lo ha vissuto un po' come uno sgarro?
«Questa è una sua interpretazione, un pizzico maliziosa, che alla fine però potrei anche condividere».

Ma negli anni quel prato ha avuto dei problemi ed oggi capita che diventi un tappeto di rifiuti.
«Bastava mettere due spazzini che puliscono il prato, non un nuovo camminamento. E poi perché i trottatoi allargati? Noi avevamo ripreso esattamente il tracciato che effettuavano le carrozze che uscivano dalla Pilotta».

Altra accusa la poca sicurezza della piazza.
«Oggi ci sono telecamere di videosorveglianza ovunque che controllano ogni più piccolo pezzo di una città. Il problema si risolve così, non certo togliendo il verde. E poi ci sono anche le forze dell'ordine presenti sul territorio. Se poi non si vuole la gente è un'altra cosa. Mi ricordo una telefonata del vecchio sindaco di Parma che si lamentava che c'era troppa gente sul prato. Mi aveva proprio detto: il progetto ha avuto troppo successo. Ho ribattuto: secondo me è una bella cosa, finalmente c'è un centro storico vivo. Se il problema è garantire comportamenti corretti, in sintesi la sicurezza, le soluzioni sono altre».

Ma ci serviranno ancora questi spazi verdi dopo l'esperienza della pandemia? Come cambierà la città?
«Tutti dicono che il mondo sarà cambiato dopo la pandemia. Io credo che non avverrà solo per il Covid. Io credo che la nostra generazione dovrà farsi carico anche del cambiamento climatico, e su questo tema non si torna indietro, e della diversità biologica. Dobbiamo decidere ora che città vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti. E la soluzione sarà solo di tipo comunitario».

E le nostre case?
«Cambieranno in funzione delle tecnologie ma anche dei nostri approcci culturali; pensiamo solo al modo in cui sta mutando l'alimentazione. È però difficile dire come cambierà, so solo che cambierà perché sta mutando anche il nostro spirito».

Lo spirito o il sacro ritornano nelle sue parole. Lo dimostra anche la sua mostra a Fidenza.
«Il sacro è una condizione di cui l'uomo ha bisogno per vivere. È una condizione essenziale anche nella nostra società dei consumi. Pensate alla casa, il nostro rifugio, che non è certo solo un edificio. Si deve già parlare di sacro».

Ritorno, mi scuserà, a piazza della Pace. Viste le critiche non sarebbe stato meglio il suo progetto del 1986, quello con il grande auditorium?
«L'architettura è data dal tempo, dalla coscienza critica collettiva. Oggi la piazza è fatta così, ma domani si potrebbe ancora cambiare».

 

Giuseppe Milano Sabato, nell'ambito del Francigena Fidenza Festival, si è aperta una mostra dedicata all'architetto Mario Botta. Il titolo «Spazi architettonici e luoghi di fede» con esposti i suoi progetti di una chiesa in Svizzera, una sinagoga...

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