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Onorificenza Coni

Il «Collare d'Oro» a Vittorio Adorni

13 ottobre 2021, 05:01

Il «Collare d'Oro» a Vittorio Adorni

Di trofei, medaglie e riconoscimenti, collezionati nella sua lunghissima carriera, da ciclista prima e dirigente poi, Vittorio Adorni ne ha una quantità sterminata. Il Collare d’Oro rappresentava però quel tassello mancante. Almeno fino a ieri.

«Riceverlo è un privilegio, un motivo di orgoglio, il coronamento di un percorso che mi ha riservato grandi soddisfazioni. Ma pure il segno che, in ambito sportivo, la memoria di ciò che è stato rappresenta ancora un valore gelosamente custodito» ha osservato il campione parmigiano, che ieri mattina all’Auditorium LaVerdi di Milano è stato insignito della massima onorificenza dello sport italiano. Insieme ad Adorni, a ricevere il Collare d’Oro sono stati anche gli atleti che si sono laureati campioni del mondo nel corso del 2020, le società sportive ultracentenarie ed altri illustri ciclisti del passato: da Marino Basso a Francesco Moser, da Giuseppe Saronni a Moreno Argentin, da Maurizio Fondriest a Gianni Bugno, con un commosso ricordo alla memoria di Felice Gimondi (a ritirare il Collare d’Oro, nel suo caso, la figlia Norma).

«Ci tenevamo in maniera particolare a celebrare questi campioni» - ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, durante la cerimonia. «Il Collare d’Oro venne infatti istituito in anni successivi ai loro trionfi: una circostanza che li aveva quindi ingiustamente esclusi dal riconoscimento. Su questo palco oggi, con la loro presenza, immortaliamo un’immagine che racchiude la straordinaria epopea del ciclismo azzurro».

Il Mondiale, Vittorio Adorni, lo vinse praticamente a «casa», ad Imola. Era il 1° settembre 1968. «Non ci pensavo nemmeno lontanamente, quel giorno, di poter conquistare il titolo» ha ammesso questa leggenda vivente del ciclismo. «Quattro anni prima avevo perso un’occasione, quando ero stato preceduto al traguardo dall’olandese Jan Janssen: un secondo posto che mi aveva lasciato l’amaro in bocca».

Ad Imola, invece, andò in maniera diversa. «La concorrenza era agguerrita – ha ricordato il campione –: su tutti Merckx e lo stesso Gimondi, con i quali diedi vita al primo scatto. All’appello, a sorpresa, mancavano i francesi. A 150 chilometri dall’arrivo feci allora un cenno con la testa al belga Van Looy e partimmo all’attacco: sapevo però che, in caso di arrivo in volata, sarebbe stato lui il favorito, perché era un bravissimo velocista».

Nella testa di Adorni, a quel punto, si materializza il pensiero della fuga. Lucida follia che si tramuta in impresa. Di quelle epiche. A 90 chilometri dall’arrivo, Vittorio fila via con un’azione travolgente e, pedalata dopo pedalata, fa letteralmente il vuoto dietro di sé. Vincerà con 9 minuti e 50 secondi di vantaggio sul primo inseguitore, Van Springel. Nella prova iridata su strada riservata ai professionisti, quello resta ancora oggi il distacco più ampio di sempre tra vincitore e secondo classificato. «Ho rischiato e mi è andata bene» commenta Adorni, cinquantatre anni e un mese dopo quel trionfo.

Alla consegna dei Collari d’Oro hanno preso parte anche la sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio, Valentina Vezzali ed il presidente della Federazione ciclistica italiana, Cordiano Dagnoni. «È un momento, quello di oggi, che dà l’esatta misura del momento magico che lo sport italiano sta vivendo» ha sottolineato Vezzali. «Vogliamo dire grazie a tutti quei campioni, del presente e del passato, riusciti a far sventolare il nostro tricolore in giro per il mondo».

Lo scorso anno, Imola è tornata ad ospitare un Mondiale su strada di ciclismo. Ma Imola è destinata a rimanere per sempre quella di Vittorio Adorni. «Vincere a casa, non è mai facile: ha un sapore speciale» rivela. «Al ritorno a Parma, sotto casa, trovai una bolgia: amici e tifosi, in visibilio, mi riservarono un’accoglienza incredibile. Ci rimisi uno specchietto della macchina: finita la festa, mi accorsi che non c’era più (ride, ndr)». Immancabile l’aneddoto.

«Due giorni dopo dovevo partire per la Francia, dove era in programma un’altra corsa. Di maglie iridate ne avevo solo una e non c’era il tempo per far confezionare quelle di ricambio: fu Ercole Baldini, che il Mondiale lo aveva vinto esattamente dieci anni prima, a prestarmene cinque o sei».

Vittorio Rotolo

 

Di trofei, medaglie e riconoscimenti, collezionati nella sua lunghissima carriera, da ciclista prima e dirigente poi, Vittorio Adorni ne ha una quantità sterminata. Il Collare d’Oro rappresentava però quel tassello mancante. Almeno fino a ieri....

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