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IL CASO

«Ti voglio sposare». E il bancario diventa l'erede della 90enne: rinviato a giudizio

14 ottobre 2021, 05:07

«Ti voglio sposare». E il bancario diventa l'erede della 90enne: rinviato a giudizio

«Ti voglio sposare», le avrebbe sussurrato. E se a pronunciare la frase fatidica è un cinquantenne che vuole impalmare una donna con 35 anni in più, mille fragilità e fame d'affetto, è assai probabile che la signora creda alla promessa d'amore. Diventando particolarmente generosa con quell'uomo così protettivo, tanto da nominarlo erede universale. Erede del suo conto in banca, dei suoi titoli, di tre garage e di alcuni gioielli contenuti in una cassetta di sicurezza, per un valore complessivo di circa 300mila euro. Ed è ciò che è accaduto nel 2019, quando i parenti della donna hanno visto spuntare un testamento olografo che indicava in un bancario, impiegato in un'agenzia della città, l'unico beneficiario di tutti i beni dell'anziana, morta pochi mesi prima a 91 anni. Atto autentico, ma - secondo l'accusa - firmato da una donna totalmente soggiogata, tanto da far scattare l'accusa di circonvenzione di incapace nei confronti del bancario. E ieri l'uomo - oggi 58enne - è stato rinviato a giudizio. I parenti dell'anziana (tredici in totale le parti offese), assistiti dall'avvocato Stefano Delsignore, si sono costituiti parte civile.

Un'anziana che non aveva un patrimonio stratosferico, ma sicuramente benestante, con sorelle e fratelli, però senza figli: insomma, la persona ideale da lusingare (e ingannare) per chi ha pochi scrupoli. Il bancario era diventato il suo punto di riferimento quando andava in agenzia. Era l'esperto di cui Giulia (la chiameremo così) si fidava, ma soprattutto la persona rassicurante e gentile di cui aveva bisogno. Premuroso e disponibile con quella donna che, giorno dopo giorno, faceva sempre più fatica a badare a se stessa.

Dal 2011 Giulia era seguita dai servizi sociali, e mese dopo mese anche la salute aveva cominciato a cedere. Si sentiva affaticata e sempre più fragile. Erano cominciati gli anni più difficili: la malattia del corpo che aggredisce anche la mente. Progressivamente, senza possibilità di ritorno a ciò che Giulia era stata fino a qualche anno prima. Nel gennaio del 2013 un'ischemia la fa finire in ospedale. Ha una tempra forte, e il suo fisico risponde alle terapie, ma nella sua mente si affollano sempre più ombre. Pochi mesi dopo, infatti, i medici accertano una riduzione delle sue capacità cognitive. E nell'ottobre del 2013 i geriatri del Maggiore ne certificano la totale incapacità.

Disorientata, senza alcuna autonomia - almeno secondo quanto avevano attestato i medici -, eppure proprio in quell'anno Giulia firma il testamento che potrà far ereditare tutti i suoi beni al bancario. L'uomo che ogni tanto i parenti incrociano quando la vanno a trovare mentre è ricoverata. «Un amico, una persona cara», dice Giulia. E un giorno rivela alla sorella: «Mi vuole bene, ha detto che mi vuole sposare».

Verità? Parole deliranti di una donna che si sta spegnendo? Ma ciò che conta è che la sua firma e il nome del bancario come unico beneficiario del patrimonio sono autentici. Eppure Giulia sta andando alla deriva, tanto che nel giugno del 2014 viene nominato un amministratore di sostegno. Ed è lui che si accorge e segnala alcune «anomale movimentazioni» del conto dell'anziana.

Giulia muore agli inizi del 2019. I parenti fanno poi partire la procedura per la successione: sono in tanti ad averne diritto. O, almeno, così dovrebbe essere. Ma nessuno sa che il bancario si è presentato con il testamento olografo. E' il notaio che li informa. E allo stesso tempo i parenti scoprono anche alcune polizze vita sottoscritte da Giulia di cui è beneficiaria una conoscente del bancario.

Così i parenti passano dallo sbigottimento alla denuncia. I beni di Giulia vengono messi sotto sequestro. Insomma, il bancario non ha incassato un euro dell'eredità. Ma nemmeno i parenti, molti dei quali anziani. E il processo - a meno che non si arrivi a un accordo tra le parti sul risarcimento - durerà anni.

Georgia Azzali

 

«Ti voglio sposare», le avrebbe sussurrato. E se a pronunciare la frase fatidica è un cinquantenne che vuole impalmare una donna con 35 anni in più, mille fragilità e fame d'affetto, è assai probabile che la signora creda alla promessa d'amore....

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