Sei in Gweb+

L'oggetto del cuore

Il «Magic Dancer» e il suo mini teatro

16 ottobre 2021, 05:02

Il «Magic Dancer» e il suo mini teatro

Antonio Bertoncini

Il suo nome è «Magic Dancer», di professione fa il carillon. Braccia larghe, colori rosso e blu, se ne sta dentro il suo minuscolo palcoscenico – scatola di legno, pronto a ballare e suonare se apri il cassettino. È questo l’oggetto del cuore di Mario Mascitelli, classe 1968, una vita divisa fra baseball e teatro, sport e arte, due passioni coltivate insieme, una da professionista, l’altra da imprenditore artista.

«L’ho acquistato trent’anni fa in Trentino, in un mercatino di strada. Se ne stava confuso in mezzo a tante cianfrusaglie. Mi pareva che quel clown mi guardasse. In quel periodo stavo iniziando il teatro come professione, così l’ho preso con l’idea che prima o poi lo avrei ficcato dentro qualche spettacolo. In realtà è stato semplicemente un portafortuna. Vive da sempre sulla mia scrivania, mio figlio ci giocava, è entrato a far parte della famiglia. Magic Dancer mi somiglia: fa le cose seriamente, con un pizzico di follia».

 

In effetti anche Mario Mascitelli, con quel sorriso sornione e l’aria di chi è lì per caso, le cose le prende molto sul serio. Sarà la fortuna (intesa come sorte), sarà il talento, sarà la voglia di arrivare, nella vita ha fatto quello che gli piace, e lo ha fatto a livello altamente professionale, baseball e teatro: «Ho in tasca un diploma da odontotecnico – racconta – ma non ho mai costruito una protesi dentaria in vita mia. Il mio anno magico è stato quello dei 18: sul diamante ho debuttato in serie A con la Germal come ricevitore, e come attore con i Gassman, padre e figlio, al Teatro Farnese, in “Musica sotto le stelle”, produzione Rai in Eurovisione, ero il maggiordomo in livrea di Vittorio». Ma il baseball era la sua vita parallela. Con la Germal dei tempi d’oro, Mascitelli ha giocato 10 anni nella massima divisione, ha vinto 4 Campionati Europei, ha giocato in Nazionale. Poi per 18 anni ha allenato la Nazionale under 18, con base a Tirrenia e uno stipendio dalla Federazione, conquistando 8 titoli europei e 10 mondiali juniores. «Con il baseball ho girato il mondo – dice – e poi si gioca prevalentemente d’estate, quando il teatro chiude il sipario, quindi sono riuscito a combinare le due cose. Ancora oggi alleno i ragazzi della Crocetta». A sintetizzare la sua “doppia vita” è stato il Corriere dello Sport, che nel 2019 gli ha dedicato una doppia pagina con l’eloquente titolo “Shakespeare in Nazionale – L’uomo che unisce lo sport alla cultura”.

Regista, attore, impresario teatrale, Mascitelli è multiforme anche nello spettacolo: «La mia carriera da professionista è iniziata alla fine degli anni Novanta: tre anni a Pavia, cinque anni nella Filodrammatica Piacentina, poi lo “sbarco” a Parma nel 2006, quando il Comune ci ha messo a disposizione lo storico teatro di via Pini, la prima sede del Teatro del Cerchio aperta al pubblico per 15 anni. La ristrutturazione dell’Anna Frank ci ha portato per un anno all’auditorium Toscanini in via Cuneo. Il lockdown ha chiuso il sipario proprio quando avevamo appena acquistato un capannone nel quartiere artigianale Crocetta dove concentreremo tutta la nostra produzione teatrale, con una sala da 200 posti, sala prove, uffici, bar ristorante di servizio e una piccola biblioteca teatrale. Per noi un investimento da far tremare i polsi nel momento più difficile. Ma ora siamo ripartiti: in attesa di finire i lavori, la stagione la facciamo di nuovo in via Pini e lavoriamo con “Regio Young”, producendo opere per bambini.». Oggi la Compagnia ha 15 dipendenti fissi, per due terzi under 30. Per ripartire Mascitelli ha scelto “I Promessi Sposi”, parallelo fra l’uscita dalla pandemia e Renzo guarito dalla peste: «La stagione – spiega – prevede 15 spettacoli con più repliche e 30 spettacoli per famiglie. La scuola di teatro funziona con 200 allievi (ha lavorato anche durante il lockdown), facciamo formazione nelle scuole, grazie al riconoscimento del Ministero siamo entrati nel FUS come teatro per l’infanzia, e quest’anno abbiamo 70 date in tournee con “Il gatto e la volpe… aspettando Mangiafuoco”».

 

Per Mascitelli il ricordo più bello è un “Orfeo ed Euridice” nel 2005 alla Filodrammatica Piacentina, con 50 attori e la RAI: «E’ stata la mia consacrazione come regista», ricorda Mascitelli. Il suo teatro non dimentica l’impegno civile: ha fatto con l’Anpi un monologo sulla Resistenza, ai bambini propone riletture di favole, classiche in chiave sociale, e il suo ultimo spettacolo è “L’ultima partita”, dedicato a Lou Gehrig, campione di baseball, prima vittima della Sla, quasi a voler chiudere il cerchio fra baseball e palcoscenico. «Mio nonno materno – ricorda Mascitelli – era il parrucchiere dei signori di Napoli e girava in calesse. Ma era un grande attivista comunista. Durante la guerra si nascose nelle fogne per non lasciare la città e lì morì di polmonite. Per molti era un topo di fogna, per me un eroe, mi ha lasciato qualcosa, come se lo avessi conosciuto».

 

Antonio Bertoncini Il suo nome è «Magic Dancer», di professione fa il carillon. Braccia larghe, colori rosso e blu, se ne sta dentro il suo minuscolo palcoscenico – scatola di legno, pronto a ballare e suonare se apri il cassettino. È questo...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal