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SORBOLO MEZZANI

Carabinieri, anima e corpo per la comunità

25 novembre 2021, 05:03

Carabinieri, anima e corpo per la comunità

La forza dell'esperienza, le energie fresche dei giovani: si coniugano alla perfezione le generazioni di carabinieri nella caserma di Sorbolo Mezzani. Dal ventenne Paolo Costantino, il più giovane della Compagnia di Parma, in caserma dallo scorso novembre, all'appuntato Franco Caratelli, arrivato anche lui ventenne a Sorbolo e qui da 32 anni di fila, una colonna per la comunità, un veterano che non si stanca di mettere al servizio dell'Arma e dei colleghi freschi di servizio un enorme bagaglio di conoscenze. In cima, a guidare la squadra, il luogotenente Giampiero Frusone, da tre anni comandante della stazione, dopo 14 trascorsi al Servizio tutela agroalimentare dell'Arma: «Mi mancava il contatto con le persone, motore di tutti i nostri sforzi. La motivazione del nostro lavoro quotidiano».

Frusone, una laurea in Scienze politiche e master in materie giuridiche, tiene le redini del gruppo e dell'intreccio di relazioni anche con le istituzioni locali: «Collaboriamo su tutti i fronti con le altre istituzioni, dal sindaco al parroco fino al farmacista che nel paese è ancora, come una volta, punto di riferimento per gli abitanti della zona».

Nella bella stazione, un edificio storico in stile razionalista, dal 1936 sede del fascio poi convertita in scuola, quindi dal 1957 caserma dei carabinieri, tanti spazi idonei all'accoglienza e all'attività ordinaria e straordinaria. Oltre a un efficiente sistema di telecamere, c'è la guardiola - come nelle caserme di città - che consente ai militari di essere raggiungibili direttamente 24 ore su 24, tutti i giorni della settimana. Tra gli svariati spazi a disposizione, anche le sale per la vita di comunità («Pranzi e cene insieme favoriscono l'affiatamento della squadra, che pian piano diventa una vera e propria famiglia» sottolinea il comandante) e gli alloggi per i militari che scelgono la vita di caserma e per il comandante («Anche quelli che non abitano dentro hanno preso casa qui vicino. In caso di bisogno arrivano in pochi minuti, praticamente subito»).

Posto che, anche per i militari di Sorbolo Mezzani come per tutti i colleghi la parola d'ordine è «vicinanza alla cittadinanza», quando serve non si tralascia la linea dura. «La repressione è sempre l'ultima ratio - asserisce Frusone -. Così come la pistola: cerchiamo di lasciarla nella fondina. Poi è ovvio che a volte è necessario essere severi».

Ma non è di questo che vuole parlare il comandante. Meglio concentrarsi sui momenti che hanno lasciato il segno per la loro carica di umanità. «Siamo un punto di riferimento per un territorio ampio, circa 80 chilometri quadrati. Un territorio di "frontiera" con molte presenze legate alle varie attività industriali della zona».

Non è facile per Frusone estrarre dal cilindro della memoria, tra tante attività che quotidianamente lui e i suoi uomini svolgono, i ricordi più belli. «Sono qui da tre anni, non molti. Ma ci sono stati eventi che mi resteranno in mente per sempre. Intanto i giorni del lockdown. Il nostro compito non è solo vigilare e reprimere, ma anche e soprattutto dare sostegno alla popolazione. In quei giorni abbiamo offerto il nostro aiuto a tutti coloro che ne avevano bisogno. E' stato commovente andare nelle case dei malati soli o degli anziani che non potevano nemmeno andare a fare la spesa».

Ecco dunque il volto buono dell'Arma, che non esclude il rigore: «Il caso di nera più curioso che abbiamo affrontato? Una sera, un giovane uomo del paese che tenevamo d'occhio da un po' è uscito di casa in auto. L'orario e le condizioni meteo di quel momento ci hanno insospettito. Tra l'altro abitava poco lontano dalla caserma quindi lo avevamo sempre sott'occhio. Non appena ha varcato il cancello di casa lo abbiamo fermato. In auto aveva mezzo chilo di marijuana che stava portando da qualche parte, non certo per utilizzarla da solo... Il suo viaggio è iniziato e finito in pochi minuti. La nostra operazione un vero lampo».

Parla a nome di tutti gli uomini del team, il comandante. Ed è certo di interpretare un sentimento comune quando decide di raccontare il salvataggio di una donna assalita dai cani del figlio. Un fatto che ancora lo inorgoglisce perché andato a buon fine solo ed esclusivamente grazie alla prontezza e alla capacità di improvvisazione dei militari: «Avevamo una donna azzannata da due rottweiler chiusa dentro un giardino e nessuno sapeva come fare ad entrare per via dei due cani. Nessuno voleva farlo, ma c'era bisogno di intervenire perché la signora perdeva molto sangue. Alla fine ci siamo ingegnati: ci siamo procurati della carne per distrarli, ci siamo protetti le braccia con dei cappotti e siamo entrati. Raggiungere la donna ferita, che è stata immediatamente trasportata in ospedale, voleva dire salvarle la vita. A volte l'esperienza non ci assiste e bisogna improvvisare, non ci sono regole e protocolli prestabiliti. In quei casi non resta che applicare l'arte di arrangiarsi. I carabinieri fanno anche questo».

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La forza dell'esperienza, le energie fresche dei giovani: si coniugano alla perfezione le generazioni di carabinieri nella caserma di Sorbolo Mezzani. Dal ventenne Paolo Costantino, il più giovane della Compagnia di Parma, in caserma dallo scorso...

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