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Made in Japan. Nintendo, Super Mario e Napoleone

di Riccardo Anselmi

13 Maggio 2021,06:33

Tradizione e innovazione. Un binomio sul quale il Giappone ha costruito la sua via che lo ha portato a conquiste tecnologiche avveniristiche che hanno raggiunto ogni angolo del pianeta. Questo approccio che unisce l’attrazione per il progresso della modernità al fascino per il retaggio di un passato millenario si ritrova in tante espressioni della società e della cultura nipponiche. 

SE NEI POKÉMON RIVIVONO GLI YOKAI 
Gli stessi Pokémon, il franchise in assoluto più di successo a livello globale, affondano le radici nel singolare rapporto mantenuto con le leggendarie, misteriose presenze che rendono il Paese del sol levante la terra degli yokai, creature soprannaturali amatissime dai giapponesi e, dagli anni Sessanta in poi, tornate a popolare racconti, anime, manga, videogame e, con le loro statue, le vie delle città. Il canale Youtube della Japan foundation dedica agli yokai un ciclo di sette brevi video, con cui andare alla scoperta di un fenomeno diventato popolare nel periodo Edo (1603-1868) e in grado di valicare le epoche. L’artista Atsuko Nishida, cui si deve il Pokémon più celebre, la mascotte Pikachu, ha di recente disegnato lo yokai Amabie, offrendolo in dono a un tempio: è lo spirito che si crede intervenga durante le epidemie per fermarle, invocato oggi per spazzare via l’incubo del Covid-19. Il debutto dei Pokémon avvenne nel 1995, ma già alla fine degli anni Ottanta, con l’arrivo della console Game boy, Satoshi Tajiri aveva cominciato a concepire l’universo destinato a segnare un ulteriore momento di svolta per la Nintendo, che incarna nel proprio dna l’apertura al nuovo e il rispetto per un’eredità consegnata dalle precedenti generazioni, con cui è riuscita ripetutamente a reinventarsi. 

GLI INIZI CON LE CARTE HANAFUDA 
Se infatti l’azienda di Kyoto è diventata sinonimo di acclamati videogame, dai Mario agli Zelda, da Super smash bros ad Animal crossing, è stato però un materiale semplice e antico quale la carta a segnare gli inizi della Nintendo karuta, fondata nel 1889 da Fusajiro Yamauchi (1859-1940) quale ditta per la produzione di carte da gioco, ossia le karuta, parola derivata dal portoghese. Si fa proprio risalire allo sbarco dei navigatori provenienti dalla penisola iberica, i primi europei ad approdare nell’arcipelago, l’introduzione di questo passatempo, presto diffuso e altrettanto velocemente messo al bando dalle autorità, senza tuttavia limitarne l’espansione, tra proibizioni e allentamenti, fino alla riabilitazione definitiva nel 1886. Yamauchi fu abile nell’intercettare il vento di cambiamento innescato dall’era Meiji, organizzandosi per stampare artigianalmente le carte hanafuda, in precedenza già più tollerate di altre, poiché la loro grafica le rendeva meno adatte all’uso tra gli scommettitori. Un mazzo di hanafuda è formato da 48 carte, suddivise in gruppi di dodici sulla base dei mesi dell’anno, ciascuno associato a una pianta o a un fiore raffigurati accanto ad altri elementi, come la tazza di sakè, il cervo, la rondine, la fenice cinese, il tanzaku cioè il tipico stendardo con i versi di poesie. 

EDIZIONI SPECIALI E UNA RACCOLTA PER SWITCH 
Col tempo si sono affermate anche versioni personalizzate delle carte hanafuda, in casi emblematici contrassegnate proprio dalle icone videoludiche della lunga storia Nintendo, come Mario, Kirby, i Pokémon, ma in realtà il mazzo più ricercato dai collezionisti, e il più costoso, rimane il Daitouryou, creato dallo stesso Yamauchi con l’effigie di Napoleone. Nel bicentenario della morte dell’imperatore dei francesi si è riacceso l’interesse su un oggetto che, per quanto si siano perse le motivazioni dietro le sue origini, ha conservato in oltre un secolo un particolare richiamo agli occhi degli appassionati. Se i mazzi di carte fisici continuano a occupare un posto nel vasto catalogo del merchandising Nintendo, l’anima digitale di quella che oggi è una delle più importanti multinazionali dell’intrattenimento ha pensato anche a una traduzione digitale di questo e di altri classici dei giochi, confluita nella raccolta 51 Worldwide games per Switch, la più recente console bestseller della compagnia di Kyoto. 

Con una grafica accattivante, che riproduce nel dettaglio del virtuale tutti gli strumenti necessari per disputare diverse tipologie di partite, si ha a portata di mano una notevole varietà di occasioni per allenare la mente e per divertirsi, da soli o con gli amici, in multiplayer locale oppure online, compiendo ovunque ci si trovi una sorta di giro del mondo, dal mancala africano al go dell’estremo oriente, passando per dama, scacchi, domino, mah jong, biliardo, carrom, backgammon, black jack, ma ci sono pure svaghi alternativi, come le gare sui circuiti con le automobiline, un simulatore di pianoforte, addirittura la pesca. Nella sezione relativa alle hanafuda, accanto a quello classico, si può sbloccare il mazzo speciale di Super Mario che, nell’edizione pubblicata nel 2015 per la ricorrenza del trentennale dell’eroe sui generis figlio del genio inesauribile di Shigeru Miyamoto, sfoggia sulla confezione di carte una divisa sulla falsariga del Napoleone immortalato sulla scatola del famoso Daitouryou. Al di là della capacità di contenere così tanto in così poco spazio, 51 Worldwide games ha un secondo carattere, più istruttivo, che lo fa funzionare quale agile tutorial con cui imparare in maniera intuitiva le regole delle decine di giochi riprodotti, in modo da potercisi poi dedicare anche con scacchiere, tabelloni e mazzi di carte reali. 

 

© Riproduzione riservata

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