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Tra i foschi scenari della fantascienza online

di Riccardo Anselmi

25 Gennaio 2020,02:45

Il gelo e il grigio: una situazione meteorologica e un colore che diventano efficaci metafore di una condizione resa concreta nei futuri inquietanti immaginati rispettivamente nel survival Frostpunk dei polacchi 11bit studios e nell’avventura Mosaic del norvegese Krillbite studio. Quest’ultimo, uscito adesso per Nintendo Switch e Xbox One, dopo il fortunato esordio su computer (prossimamente è atteso su Ps4), racconta la terribile, monotona ripetitività della vita di un uomo comune, in una società basata sull’uniformità e il conformismo più assoluti, dove l’incomunicabilità ha reso gli individui innocui elementi di un ingranaggio ben oleato. Giorni sempre uguali si susseguono, scanditi dai bisogni primari di mangiare e dormire, inframmezzati da un lavoro di routine, privo di slanci creativi, di soddisfazioni personali e di un minimo significato. Il protagonista è un grigio tra i grigi in una città grigia in continua espansione. L’uomo appare come una monade isolata, condannata a un tran tran deprimente, interrotto da inutili distrazioni per ammazzare il tempo, fino a quando non accade quel piccolo inconveniente capace di aprire un varco sempre più grande verso una possibile libertà e un mondo che, come nella fantascienza, inizia a riacquistare l’intera, festosa tavolozza cromatica. La stilizzazione grafica contribuisce al tono surreale, scandito dalla colonna sonora dell’audio designer Martin Kvale, di una narrazione affidata in primo luogo all’atmosfera. Mosaic, pubblicato da Raw Fury, riesce a comunicare come il destino del singolo, docile strumento nelle mani di una multinazionale padrona di ciascun aspetto della giornata dei suoi dipendenti, appaia tutto sommato accettabile a chi lo subisce, prima di una presa di coscienza difficilmente attuabile quando si è avvolti nelle spire di abitudini imposte, ormai però adottate quale habitus quotidiano. Attorno al nostro alter ego, un clima freddo, specchio della mancanza di sentimenti. 

Nel post-apocalittico Frostpunk di 11 bit studios, per Pc e console, siamo invece nella morsa del ghiaccio perenne, alle bassissime temperature dell’ultimo lembo di civiltà rimasto sulla Terra dopo una catastrofe. Si prova a sopravvivere, in un insediamento steampunk raccolto attorno a un reattore a carbone del quale bisogna garantire l’accensione. Costi quel che costi, occorre evitare che si spenga. Ed è tutto un soppesare decisioni non semplici, in questa lotta per la salvezza, dove ingegnarsi a costruire e amministrare una città sul fondo di un cratere, utilizzando le dinamiche di un city-building, un po’ come in Simcity, ma ricordando la situazione estrema che si deve fronteggiare e che richiede le abilità di un titolo strategico, per gestire le poche risorse a disposizione di una comunità in crescita, da rifondare nelle sue varie componenti. A rimarcare ulteriormente la distanza tra ciò che il nostro pianeta era e ciò che è diventato, provvede ora l’espansione prequel The last autumn, che sposta indietro le lancette al momento in cui il paesaggio era verde, la natura rigogliosa, il sole splendeva e riscaldava con i suoi raggi. Siamo alla vigilia dell’arrivo dell’inverno implacabile e incessante. L’umanità, affidandosi alla scienza e alla tecnologia, si lancia in una corsa impari nel disperato tentativo di scongiurare gli eventi. C’è soprattutto una fondamentale fonte di energia da costruire, pezzo dopo pezzo, per offrire almeno una chance a coloro che combatteranno contro i rigori di distese fredde, ostili, inospitali, fornendo loro quel codice legislativo in grado di regolamentare i rapporti tra gli abitanti della nuova società. 

 

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