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Il mito Sega rivive nel retrogaming

05 Ottobre 2019,06:23

Per definizione la tecnologia guarda sempre avanti. Ma aumentano anche coloro che si interessano a ciò che è stato prima. Sono passati più di vent’anni dal Mame, un emulatore open source sviluppato inizialmente dall’italiano Nicola Salmoria. Si prefiggeva di preservare la memoria digitale delle sale giochi immaginando che, se i vecchi cabinati sarebbero potuti un giorno fisicamente scomparire, fosse comunque possibile rievocarne i ricordi replicandone a livello software il funzionamento sulle macchine attuali. Allora non era chiaro il futuro di quello che si sarebbe trasformato addirittura in un vero e proprio mercato: il retrogaming. Non esiste azienda di videogiochi con un po’ di storia alle spalle che negli ultimi tempi non abbia solleticato in questo senso gli appassionati. Perché ci sono i giovanissimi curiosi di scoprire epoche che non hanno vissuto, ma anche i non più giovanissimi desiderosi di fare un salto a quando tutto era diverso. 

La replica del Mega drive di Sega

La moda più recente è produrre repliche ufficiali in miniatura di computer e console di culto con precaricata una selezione di vecchie glorie. Ci sono il Mini nes e il Mini snes di Nintendo, la Playstation classic di Sony, il C64 mini di Commodore, il Neogeo mini di Snk… Questo weekend è toccato a un’altra icona degli anni ‘90, il Mega drive di Sega, che ha lavorato a lungo per rendere la nuova esperienza, che comprende 42 classici, il più fedele possibile all’originale. Anche avendo a disposizione la potenza di calcolo di oggi, non risulta affatto semplice far girare perfettamente qualcosa di cui a volte non sono stati conservati i master, ma soprattutto che basava vari aspetti, come l’audio, su chip particolari. 

Sega, un'azienda impegnata a recuperare la sua storia

Sega ha invero fatto del recupero delle sue pagine di storia ormai un impegno costante. A cominciare dal 2018 l’azienda giapponese ha rilanciato su Switch la collana Sega ages, che rappresenta il non plus ultra sul piano filologico del retrogaming nella forma dell’emulazione. La collana, che prevede la distribuzione periodica di singoli titoli in digitale tramite l’eshop Nintendo, non poteva che aprirsi con il primissimo Sonic the hedgehog, il platform con protagonista il velocissimo porcospino blu destinato a diventare la mascotte del Mega drive. Questo mese sono attesi due rompicapo mai giunti prima su console in occidente, ossia Columns II e Ichidant-R.  In estate è stata invece la volta di Virtua racing, Puyo puyo e Space harrier. Si tratta in tutti e tre i casi di adattamenti accurati delle versioni arcade. Le radici del mito Sega si snodano infatti tra i coin-op delle sale giochi.

Come cambia la grafica

Passare da Space harrier a Virtua racing aiuta a cogliere la profonda evoluzione, non solo tecnica, ma concettuale, che ha attraversato la grafica 3D nell’arco di poco più di un lustro. Entrambi sono capolavori dell’eclettico Yu Suzuki, che ha firmato pure un altro titolo della collezione Sega Ages, cioè l’automobilistico Out run (la traduzione in bit del sogno americano on the road, ricostruito in un viaggio coast to coast al volante di una fiammante Ferrari). Space harrier è uno sparatutto fantasy del 1985 che sfrutta un trucco prospettico per creare l’illusione del movimento in tre dimensioni. Nel 1992 con Virtua racing viene introdotta la grafica poligonale, che modifica completamente il ritmo e le dinamiche dei videogame. Il titolo emulato, che corre a 60 fotogrammi al secondo, punta proprio a restituire l’ebrezza di una fluidità impensabile nell’era precedente, quando ogni azione era scandita dal disegno a mano. 

Puyo puyo, la risposta nipponica a Tetris

Puyo puyo (1991) è un’altra hit che ha caratterizzato un’epoca. La si può considerare una sorta di coloratissima risposta nipponica a Tetris (1984) in cui il puzzle game si sposa con l’estetica e la cultura dei manga. Come per altre uscite della collana Sega ages, nella riedizione viene aggiunto il multiplayer online, un tentativo di riproporre via internet l’atmosfera della comunità che in sala giochi portava a file interminabili davanti ai cabinati più in voga, schiacciati contro lo schermo a seguire i più bravi, provando monetina dopo monetina a migliorarsi per conquistare un posto in classifica, dove incidere virtualmente un giorno le proprie iniziali. 


Riccardo Anselmi
 

© Riproduzione riservata

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