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Indie planet. Dieci sogni digitali di mezza estate

Indie planet - Dieci sogni digitali di mezza estate

di Riccardo Anselmi

08 Agosto 2022,19:10

SOUTH OF THE CIRCLE (11 bit studios, per Pc e console)

È stato lo stesso Luke Whittaker, co-fondatore dello studio indie State of Play, a raccontare di aver avuto la prima idea di South of the circle leggendo un romanzo di Michael Chabon, Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay, citando la scena dell’incontro di due nemici tra i ghiacci dell’Antartide. In quella remota solitudine, quale poteva essere la reazione più adeguata del protagonista, in fuga dal nazismo? Aveva ancora senso combattersi fino all’ultimo sangue? South of the circle riprende l’ambientazione dagli orizzonti immacolati e sconfinati, trasferendola però al tempo della guerra fredda: la contrapposizione tra i due blocchi si avvertì infatti anche lì, in stazioni molto spartane, fin dalle attrezzature a disposizione, ma sempre comunque in allerta contro possibili minacce. Questa emozionante narrazione multimediale racconta il sesto continente con l’autenticità frutto di un viaggio compiuto dagli sviluppatori sul posto, nonché dei colloqui con chi era all’epoca a capo della missione britannica. Notizie e suggestioni confluite in un affresco che, nella gradazione delicata di tinte a pastello, invita a riflettere sul futuro di una zona nevralgica, in quanto ricca di risorse, e sul destino di chi, come il protagonista, è capitato in una solitudine irta di pericoli che lascia riaffiorare nostalgie e rimpianti verso la collega di Cambridge di cui si era innamorato, mettendo in discussione priorità e scelte. I personaggi del cast si ispirano agli attori Gwilym Lee (il chitarrista Brian May del biopic Bohemian Rhapsody), Olivia Vinall (Laura / Anne nella miniserie The woman in white), Richard Goulding (Edward Adeane, il segretario privato del principe Carlo nella serie tv The Crown), Anton Lesser (l’enigmatico Qyburn del Trono di spade), Adrian Rawlins (l’ingegnere Nikolai Fomin in Chernobyl) e Michael Fox (il cameriere Andy Parker di Downton Abbey), a conferire un tocco ulteriore di realismo al titolo, già favorevolmente accolto all’uscita su Apple arcade nel 2020, e ora disponibile nei più ampi formati, per computer e console.

ROLLING GUNNER (Inin, per Playstation e Switch)

Sembra uscito direttamente dagli anni ‘90, ma in realtà è un gioco nuovo, che ha fatto arrovellare non poco i fan del genere shmup, gli sparatutto a scorrimento giapponesi. Fino a qualche tempo fa bisognava ingegnarsi parecchio persino per procurarsene una copia: ovviamente a tiratura limitata, attraverso i canali paralleli dell’importazione, come si usava una volta con le chicche del Made in Japan. Ci ha messo una pezza Inin, casa europea specializzata in questo tipo di operazioni grazie alla quale sono giunte in occidente sia le riedizioni di molti classici che affascinanti revival sul tema, categoria in cui ascrivere in cima ai pezzi pregiati pure Rolling gunner, presentato adesso anche in versione Playstation insieme all’espansione Over power. Uno shoot ‘em up realizzato con cura artigianale da un piccolo team nipponico di cultori dei classici, riuscito nell’impresa di creare un esplosivo bullet hell, quei titoli caratterizzati da un’azione frenetica che si incastra in mezzo a colorate tempeste di proiettili, in grado di offrire un’elevata sfida tecnica per i cacciatori di punteggi, senza perdere l’occasione per un’introduzione accessibile al filone. Merito anche di una delle dinamiche al centro di Rolling gunner, che ruota attorno a una seconda navicella collegata alla prima e tramite la quale indirizzare il fuoco in tutte le direzioni, mentre la cornice sci-fi, tra astronavi, robot e scenari spaziali, dà un tocco vintage, ma non troppo, tanto nella forma, quanto nella sostanza, dove si richiama in chiave poligonale il canone old school delle due dimensioni.

60 PARSECS! (Robot Gentleman, per computer e console)

Per il settimo anniversario della serie, si aggiorna aggiungendo un mare di contenuti anche 60 Parsecs!, la dark comedy nello spazio con cui lo studio polacco Robot Gentleman ha proseguito lungo il fortunato filone aperto dal precedente 60 Seconds!, una commedia post-apocalittica ambientata invece in un rifugio antiatomico, durante la guerra fredda, ripubblicato in veste rinfrescata col titolo 60 Seconds! Reatomized. Gli ingredienti della ricetta sono simili. Ogni partita inizia con un conto alla rovescia di 60 secondi. In 60 Parsecs! è il tempo che si ha a disposizione per raggiungere lo shuttle di salvataggio prima che la stazione spaziale in cui ci si trova esploda. Chi del bizzarro cast di astronauti e che cosa tra i curiosi oggetti portare con sé nella frenesia del momento influenza l’andamento successivo del racconto, dove si cerca di sopravvivere giorno dopo giorno alle avversità di un viaggio verso l’ignoto pieno di insidie. Dietro l’angolo ci sono gli esiti più nefasti e grotteschi possibili, ma messi in scena con il tipico humour che caratterizza le produzioni di Robot Gentleman, capaci di costruire con poco una narrazione interattiva coi fiocchi, sempre diversa, impreziosita da una stile animato che si sposa bene con il background cinematografico del team.

REMOTE LIFE (Ratalaika, per Pc, Playstation, Switch e Xbox)

C’era una volta l’Amiga, parliamo di trent’anni e più fa. Una mitica famiglia di computer molta amata dai videogiocatori su cui crebbe forse la prima vera scena italiana del digital entertainment. Remote life si presenta come l’erede ideale di quell’epoca eroica. Un titolo ancora più sorprendente se si pensa che a realizzarlo è stata in pratica una singola persona, Mario Malagrino, al suo debutto in veste di sviluppatore con lo pseudonimo di Next game level. Dopo l’esordio su Pc, Remote life guadagna il palco delle console accompagnato dall’etichetta indie Ratalaika. Si tratta di uno sparatutto classico, di quelli a scorrimento dei quali sono maestri i giapponesi. Ma che anche su Amiga fecero furore, con shmup come Project-x, alla cui scuola occidentale si ricollega in parte lo stesso Remote life. Al di là del ritmo, più compassato e strategico, estremamente stratificato attraverso le numerose opzioni tattiche offerte dalla varie armi e navicelle, con passaggi dove l’azione pura si trasforma quasi in rompicapo fino a toccare le corde di Metroid, Remote life ha una precisa cifra distintiva nel suo spaventoso immaginario. Si viaggia incontro all’ignoto di uno spazio profondo che assomiglia ad altri abissi, sia reali, che lovecraftiani. Popolato di mostri biomeccanici, come in Darius hanno la lontana forma di pesci e crostacei, ma in una chiave dai colori cupi e oppressivi dell’horror. Remoter life è una sorta di Alien degli shoot ‘em up, carico d’atmosfera e claustrofobico, nel solco di H. R. Giger, Cronenberg, Tetsuo.

SONORITY (Application systems Heidelberg, per computer)

La musica come balsamo per l’anima, capace di guarire le più profonde ferite, ma nel titolo sviluppato da Hanging Gardens Interactive diventa anche la chiave per risolvere i rompicapo e aiutare la protagonista Esther a riempire nuovamente di suoni un mondo improvvisamente piombato nel silenzio. Non a caso i membri dello studio indipendente di Stoccarda sono tutti musicisti e hanno dunque scelto di fondere le dinamiche di un puzzle game con la loro passione, rendendo la musica il filo conduttore della storia e l’elemento cardine attorno cui ruota ogni aspetto del videogame. Non occorre però essere musicisti per immergersi nelle atmosfere fantasy di questa fiaba dove ogni ambientazione ha una propria colonna sonora in sintonia con le forme e i colori di affascinanti rovine del passato o angoli di natura carichi di mistero. In un crescendo la giovane, accompagnata da un simpatico e saggio procione, impara a destreggiarsi con nuovi strumenti, oltre all’iniziale flauto di Pan, e soprattutto dalla diteggiatura di semplici note passa a melodie sempre più complesse, restituendo la voce a chi l’aveva perduta. A cantare, al fianco di Esther nel suo percorso di conoscenza e ritrovata consapevolezza, sono addirittura le pietre, a indicare come neppure le cose possano fare a meno della musica.

SAMURAI RIOT – DEFINITIVE EDITION (Hound picked, per Pc e Switch)

Dalla Francia con furore arriva un altro beat ‘em up. Stavolta la magia è di un piccolo team di Nantes, nel cuore della Loira. Wako factory ha collaborato con l’editore indipendente Hound picked games per pubblicare il suo Samurai riot su Pc e Switch adesso in versione Definitive edition. Proprio la Francia in questi anni si sta segnalando alla guida del revival che ha riportato in auge i cari, vecchi picchiaduro a scorrimento. Titoli freschi, ma dall’anima rétro frutto della passione di una generazione anche di nuove leve che non ha smesso di amare e studiare i classici, andando a scuola soprattutto dai maestri giapponesi. L’ondata è culminata in un certo senso con Streets of rage 4, il recente sequel Fabriqué en France della serie cult nipponica alla quale lo stesso Samurai riot si ispira. Un tuffo nel passato di quegli anni ‘90 che il beat ‘em up di Wako factory rievoca ponendo particolare enfasi sulla modalità co-op, dove si combatte fianco a fianco sul divano, condividendo dal vivo tutta l’avventura, come si faceva una volta tra amici. Anche l’ambientazione delle antiche guerre feudali che si animano sullo sfondo è un omaggio a quel Paese del Sol Levante tanto amato dagli sviluppatori, che non hanno mancato di inserire in Samurai riot definitive edition interessanti variazioni sul tema, come bivi e diversi finali. La grafica, che mette in scena quasi un cartone interattivo, esprime un ulteriore profondo legame tra Giappone e Francia, uniti dalla cultura di manga e bandes dessinées che si ritrova nel disegno di Samurai riot.

UNFORESEEN INCIDENTS (Application Systems Heidelberg, per computer e Switch)

Era il maggio 2018 quando usciva su Pc l’avventura dello studio indie tedesco Backwoods entertainment, pubblicata poi su Switch quando ormai la parola pandemia aveva assunto nel mondo un significato sinistramente familiare. È proprio una malattia sconosciuta ad aleggiare sui misteri nei quali viene inghiottito il protagonista, un eroe per caso, di professione tuttofare, che dalla sua ha un carattere improntato a un inguaribile ottimismo e soprattutto utensili capaci di dimostrarsi risolutivi in più di una circostanza. In una remota località di provincia, a scuotere il solito tran tran quotidiano è l’evento inatteso in cui incappa il nostro Harper Pendrel, che soccorre una donna in gravi condizioni in mezzo alla strada. Scoprirà presto che una cospirazione pericolosa sta minacciando la Terra e, per capire chi l’abbia ordita e perché, comincerà un , indagine in compagnia di un’intraprendente giornalista, uno scienziato e un artista. Le atmosfere, felicemente rievocate con uno stile grafico originale disegnato a mano, sono percorse da un enigmatico senso di precarietà, dove però irrompe irresistibile un umorismo che rende omaggio ai capolavori della stagione d’oro dei punta e clicca prediletti dagli autori, come Monkey Island, Day of the tentacle e Grim Fandango. La sceneggiatura, scritta a quattro mani dal game designer tedesco Marcus Baumer e dallo stand-up comedian inglese Alasdair Beckett-King, condisce di battute i dialoghi, con il simpatico Harper che strappa ripetutamente il sorriso, per farsi coraggio circondato da loschi figuri che non vogliono falliscano i loro piani.

EMPYRE: DUKES OF THE FAR FRONTIER (Coin operated, per Pc)

Per Empyre: Lords of the sea gates avevano immaginato una New York del retro-futuro invasa dalle acque, quale effetto dei fenomeni di erosione delle coste e innalzamento dell’oceano. Per il sequel Empyre: Dukes of far frontier, lo studio Coin operated games, con sede a Auburn in New Hampshire, ha pensato a un altro luogo iconico degli Stati Uniti, la Monument Valley, scenario di una nuova ipotesi per la salvezza dell’umanità, costretta a reinventarsi, nel contesto post-apocalittico dell’rpg, edificando dal nulla una città utopica nel deserto (emblematica l’introduzione, disegnata dal vivo con la sabbia), assediata da una combattiva vegetazione ostile, ma aiutata da robot incaricati di costruire e gestire l’ambiente urbano, in una rilettura del genere western. Il rapporto con le macchine è però forse meno idilliaco di quanto inizialmente prospettato tra le atmosfere neo-vittoriane di questo anno 1925 rivisto in chiave steampunk. Per progettare la città di frontiera, gli sviluppatori hanno potuto contare sulla collaborazione di uno studio internazionale di architettura, Architects of invention, che in particolare nella realizzazione di edifici in Georgia si è interrogato sulla relazione tra passato storico e innovazione nella capitale Tbilisi della repubblica caucasica, nonché sull’idea di insediamenti di nuova fondazione, come Lazika affacciata sul mar Nero.

BLAKE THE VISUAL NOVEL (LegendOri Productions, per computer)

Un’ambientazione sinistramente futuristica dove ormai la tecnologia ha preso il sopravvento, mentre nella mente del protagonista si agitano i fantasmi di traumi del passato, in una città livida, bagnata dalla pioggia incessante. La colonna sonora jazz accompagna nelle atmosfere noir della visual novel scritta e sviluppata da Ori Mees. Una narrazione interattiva che ciascuno crea attraverso le scelte che è chiamato a compiere: anche piccoli gesti concorrono a determinare l’evoluzione della storia di un eroe qualunque, che non ha nessun superpotere in dotazione ma si trova, attorniato da altri personaggi ben caratterizzati, a combattere contro il male oscuro che lo circonda. Il racconto multimediale è costruito attraverso i dialoghi (preponderanti, come sempre in questo genere di giochi, con la specificità però che qui si possono leggere o, se si preferisce, semplicemente ascoltare) e le immagini, disegnate con un accattivante stile grafico, coerente con la personalità dei tipi umani e degli androidi incontrati, nonché con il clima teso e opprimente della misteriosa realtà di New Stone.

ROAD MAINTENANCE SIMULATOR (Aerosoft, per Pc, Playstation e Xbox)

Qual è il mestiere più gettonato tra i videogiocatori? C’è chi sogna di fare il programmatore, ma il filone simulativo, particolarmente in voga su Pc, offre un panorama assai variegato. A cominciare dal titolo campione di incassi svizzero che rappresenta il fenomeno degli ultimi anni, Farming simulator, in cui si cavalca il desiderio di andare a vivere in campagna, mettendo in piedi un’azienda agricola dove guidare in prima persona tutti i mezzi. Quello dei veicoli da lavoro è un po’ il tema portante anche di Road maintenance simulator dei tedeschi Caipirinha. In questo caso si tratta di sobbarcarsi la costruzione e la manutenzione delle famose strade e autostrade della Germania. C’è un che di ipnotico e rilassante nelle routine virtuali di quelle che in origine sarebbero attività gravose. Aggiustare guardrail, occuparsi del verde guidando appositi mezzi per la potatura, stendere l’asfalto con il rullo compattatore, salire al volante di bulldozer e autoribaltabile, pulire carreggiata e dintorni, sistemare a mano la segnaletica, gestire il traffico durante le realizzazione delle opere. La visuale in soggettiva catapulta fin dentro le cabine, ma ci si dà da fare anche a piedi, a seconda delle mansioni, illustrate attraverso 30 missioni.

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