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L'INTERVISTA

Il vescovo Solmi: «La politica? Dia voce a chi ha bisogno di aiuto»

Il vescovo Solmi: «La politica? Dia voce a chi ha bisogno di aiuto»

03 Dicembre 2021,03:01

Luca Molinari

L'augurio per queste festività è quello di trovare tempo per noi stessi, «bucando gli stereotipi del tempo prenatalizio per ritrovarsi insieme e compiere qualcosa di coraggioso che riempia la nostra vita».

Quanto all'aumento dei poveri legato alla pandemia, bisognare superare «una logica di emergenza per non rincorrere i bisogni». In vista delle prossime elezioni comunali, l'invito al mondo politico è invece quello di arrivare a una «transizione etica, ascoltando le persone che sono nel bisogno».

Il vescovo Enrico Solmi in occasione della celebrazione del patrono della diocesi San Bernardo degli Uberti (in programma domani), riflette su una serie di questioni più che mai attuali, che toccano da vicino la diocesi e la città.

Cosa significa festeggiare il patrono della diocesi in un periodo difficile come quello attuale?

«San Bernardo si distinse come assertore della verità e difensore dell’unità. Il tempo che stiamo vivendo ha creato in tanti confusione e sconcerto, offuscando certezze vere o presunte e, mentre si dice che siamo sulla stessa barca, emergono derive individualistiche molto forti. La festa di san Bernardo prospetta la speranza di una direzione diversa: cercare il vero, purificato dalla prova, e un’unità non solo strategica, ma essenziale per un «ben essere» che va rimodulato. San Bernardo indica nel Cristo la sorgente, il fulcro e il fine ultimo, ma la prospettiva è valida per tutti credenti e non credenti».

Papa Francesco ha aperto il sinodo dei vescovi che porterà la Chiesa a riflettere, sino al 2023, sul tema «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione». Quali sono le questioni sul tappeto?

«E’ in questione la natura e la missione della Chiesa che è intrinsecamente sinodale, cioè cammina insieme. Lo faceva Gesù con la folla che lo seguiva e con i discepoli. Camminare insieme per scoprire quanto lo Spirito pone nel cuore di tutti. La scelta del Papa ha trovato la Chiesa di Parma già in cammino sinodale per cercare luce su quanto è avvenuto nella pandemia e riconoscere vie nuove. Da qui l’impegno di rinnovare un ascolto vero, dentro e fuori la Chiesa. Uno stile che può essere bene esportato fuori dalla Chiesa anche nella società civile: laddove si sceglie per il bene comune è fondamentale un ascolto condiviso».

Secondo l'ultimo report di Caritas sulle povertà, le persone bisognose di aiuto sul nostro territorio sono 35mila. Che ruolo ha giocato la pandemia?

«La pandemia ha giocato un ruolo di acceleratore e di evidenziatore di criticità già esistenti e segnalate; ha gravato sulle fasce più deboli, ma ne ha anche prodotto di nuove. In particolare ha fatto esplodere l’aumento di bisogni primari. Se ci si limita a tamponare i bisogni e a ragionare sempre in una logica di emergenza, ci si trova a rincorrere i bisogni, col rischio di lasciare indietro qualcuno. Così è sui bisogni primari: l’alimentazione, la casa per la quale da tempo si è segnalato l’esigenza di una progettualità organica, i bisogni educativi che rischiano si sfociare in nuove povertà. Occorrerebbe anche nella comunità civile un cammino sinodale, cioè fatto veramente insieme, superando ricorrenti lamentele e accuse ingiuste e ingrate».

Si avvicinano le elezioni comunali. In più occasioni ha affermato che la città deve prendere gli ultimi come riferimento del proprio agire. Cosa significa a livello politico?

«Una transizione etica. Cioè passare ad assumersi responsabilità e attuare una linea sinergica con tutte le realtà che operano per sostenere le persone che sono nel bisogno, accedendo ad una collaborazione vera che parta dal loro coinvolgimento a livello progettuale, dandosi precisi obiettivi anche a livello di tempistiche. Agendo con una precisa gerarchia di interventi e ascoltando realmente le persone che sono nel bisogno. Tanti stanno dando voce a chi non ha voce, ad esempio il rapporto Caritas sulla povertà, e non mancano persone che chiedono aiuto capaci di interloquire con chi amministra e governa. Ritengo inoltre che questo non sia un discorso «a parte», ma è parte integrale del progetto della nostra città da inserire come criterio importante nelle classifiche che valutano la «qualità di vita» di una comunità urbana. Molti si aspettano questa transizione etica dalla prossima amministrazione».

L'emergenza Covid è tutt'altro che superata. Come ci ha cambiato questa pandemia?

«Se pensiamo ai due slogan che circolavano durante la prima fase: andrà tutto bene e niente sarà come prima, guardandomi intorno e leggendo i giornali, mi chiedo se davvero siamo cambiati. Credo che ogni persona abbia sperimentato qualcosa di diverso. Molte hanno vissuto esperienze traumatiche, hanno provato paura e angoscia, di conseguenza è aumentata la richiesta di sostegno psicologico per gli adulti e soprattutto per i minori. C’è stata anche tanta voglia di reagire. Ma cambiare è diverso. Parte da motivazioni profonde e non arriva automaticamente l’effetto pandemia, necessita di un ripensamento su di sé e di una scelta. Questa sarà una prova nella prova, decisiva per l futuro».

La riapertura di San Francesco del Prato è stato un evento storico. E' vero che celebrerete lì la messa di Natale, anziché in Duomo?

«Saranno due le celebrazioni anche per favorire una partecipazione più sicura e tranquilla in tempo di pandemia. Speriamo di poterle celebrare alle 24 come sempre, ma disposti a cambiamenti dettati dal tempo che stiamo vivendo. Per san Francesco si sta attuando, in comunione cordiale con i frati conventuali, un periodo di prova, di assestamento, circa l’inserimento pastorale nel tessuto del centro storico che avrà una definizione più precisa nel prossimo futuro, mentre continua il loro ministero con l’università e la splendida accoglienza nella chiesa riaperta».

Siamo entrati in Avvento. Che messaggio rivolge ai fedeli e alla città in vista delle festività?

«Come si prepara l’albero e il presepe, si prepara il Natale. L’avvento è accogliere il Signore che ci viene incontro, con un cuore sveglio e il desiderio di «alzarsi» per rinnovarsi nel bene. L’augurio è trovare tempo per noi: dare parole ai sentimenti, alle paure, alle domande che si affastellano dentro, bucare gli stereotipi del tempo prenatalizio, per aver il coraggio di ritrovarsi insieme e compiere qualcosa di coraggioso che riempia la nostra vita. Lo chiedo anche per la città: il coraggio di una meta alta da raggiungere insieme. Vale per tutti, credenti e non credenti o chi sta sulla soglia. Un segno: a mezzogiorno dell’Immacolata saremo ai piedi della statua in Piazza Garibaldi, anche per sostenere una coesione verso un futuro migliore. Lo faremo pregando o anche soltanto guardando Maria, la Donna che è nominata nello stemma comunale – anche in quello nuovo - che tutti rappresenta».

Un pronostico da tifoso per i campionati di Parma e Inter.

«Da tifoso non posso non sperare il massimo: il triplete per l’Inter e la serie A per il Parma. Entrambe sono ancora in corsa per tutte queste mete e non poniamo limiti, qui non dico alla Provvidenza, alla nostra sana ambizione. Concludo con un forza Parma e forza Inter, godendo del fatto che non c’è quest’anno lo scontro diretto, tanto meno con il Modena che ho ancora nel cuore. Spero ci sia il prossimo anno, ma, per favore, non chiedetemi per chi farò il tifo. Tanto, chi mi conosce, lo sa già».

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