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FELINO

Morì nove giorni dopo essere stato investito: l'automobilista patteggia 6 mesi

Morì nove giorni dopo essere stato investito: l'automobilista patteggia 6 mesi

03 Dicembre 2021,03:01

Felino - Stava rientrando dopo il solito caffè in piazza Miodini, Gianfranco Paverani. A 83 anni, il suo rito quotidiano, prima di tornare a casa per il pranzo. Ma aveva avuto il tempo di fare solo pochi passi sulle strisce pedonali di via Roma, quel 24 settembre di cinque anni fa, perché era stato travolto da un'auto. Finito sul parabrezza di un'Audi A1 e sbalzato sull'asfalto, eppure era rimasto aggrappato alla vita per nove giorni. Alla guida della macchina una ragazza del paese, oggi 26enne, che ieri ha patteggiato 6 mesi per omicidio stradale davanti al gup Sara Micucci. Il giudice le ha concesso la sospensione della pena, riconoscendole, oltre alle attenuanti generiche, anche quella «speciale», prevista nei casi in cui l'evento letale non sia «esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole», ossia quando anche altre circostanze possano aver inciso. In questo caso, la perizia sull'incidente aveva messo in evidenza come ci fosse un grosso albero vicino al passaggio pedonale che avrebbe potuto ostruire almeno in parte la visuale dell'automobilista. Per la ragazza è anche scattata la sospensione della patente per due anni.

Una tarda mattinata di fine settembre. Erano le 12,15 circa quando Paverani ha cominciato ad attraversare le strisce pedonali di via Roma, nel centro del paese, su quel passaggio che aveva fatto tante altre volte. Aveva con sé le buste della spesa con la frutta fresca appena comprata: qualche acquisto prima di tornarsene a casa. L'Audi, diretta verso Parma, gli è piombata addosso: prima il colpo sul parabrezza, poi il volo sull'asfalto.

Una questione di istanti, e un impatto terribile. Come lo choc della ragazza alla guida, che però era riuscita a chiamare subito i soccorsi. Paverani era apparso subito grave, ma non in condizioni disperate. In serata, però, era stato trasferito nella Rianimazione del Maggiore.

Una tempra forte, Paverani, dopo tanti anni di nuoto: la sua passionaccia, tanto da diventare anche istruttore Coni. Per quasi tutta la vita aveva abitato a Parma, in via Bandini, a pochi passi dalla piscina di via Zarotto, dove andava spesso a fare le sue bracciate. Si era trasferito a Felino, vicino alla figlia, quando era mancata la moglie, ma era ancora assolutamente autonomo, fiero della sua indipendenza. Geometra, che si occupava delle cartine aerofotogrammetriche, era poi diventato capocantiere, lavorando anche all'estero. Leale e tenace, Gianfranco. Un'anima da sportivo. Fino alla fine. Georgia Azzali

© Riproduzione riservata

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