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SENTENZA

Prosciutto di Parma: risarcimento da un milione per il Consorzio dopo l'inchiesta del 2018

Prosciutto di Parma: risarcimento da un milione per il Consorzio dopo l'inchiesta del 2018

04 Dicembre 2021,03:01

Il Consorzio del Prosciutto di Parma e i suoi 140 produttori sono risultati totalmente estranei alla frode commessa da alcuni allevamenti, macelli e centri di genetica per l’utilizzo di tipi genetici non ammessi dal Disciplinare dei principali prosciutti Dop italiani. Il caso dei «maiali danesi», grande inchiesta della Procura di Torino nel 2018. A ribadirlo è una recente sentenza del tribunale di Torino che, in sede civile, ha stabilito un risarcimento di oltre un milione di euro a favore del Consorzio, per il danno di immagine arrecato dalla vicenda. Una sentenza che il Consorzio e i produttori di Prosciutto di Parma definiscono storica.

Il procedimento ha visto coinvolte alcune società del Piemonte (una società di genetica, un allevamento e un macello). Dopo il procedimento penale, conclusosi con un patteggiamento, il Consorzio si è rivolto alla sezione specializzata in materia di imprese del tribunale di Torino, per chiedere il risarcimento dei danni subiti in termini di immagine e reputazione della Dop Prosciutto di Parma e del marchio consortile, oltre al danno morale. «Il tribunale di Torino - spiegano dal Consorzio - ha accolto integralmente le richieste risarcitorie, formulate anche in relazione alla vasta eco mediatica propagatasi a livello internazionale, condannando inoltre i convenuti a pagare gli interessi e tutte le spese processuali. Il risarcimento, che ammonta a oltre un milione di euro, sarà investito per rafforzare ulteriormente il sistema di controllo, di vigilanza e di tutela del prodotto». Non c’è una scadenza ma l’ente di tutela sta già attuando le procedure del caso.

Per il Consorzio la «sentenza storica» si aggiunge «agli altri procedimenti giudiziari instaurati sul caso, dove numerosi tribunali italiani hanno riconosciuto il Consorzio e i suoi produttori come parte lesa e ribadito la loro estraneità ai fatti».

Il Consorzio del Prosciutto di Parma e i suoi produttori, inoltre, «hanno da tempo intrapreso un percorso di rinnovamento per offrire una maggiore trasparenza e garanzia ai consumatori e lo hanno fatto puntando sul rafforzamento del sistema di certificazione e controlli grazie anche alla nomina di Csqa come ente certificatore e alla definizione di un nuovo piano di controllo». La revisione del Disciplinare di produzione è in fase di valutazione da parte della Commissione Europea, «per migliorare la qualità del Prosciutto di Parma e rafforzare la sua identità distinguendolo dai concorrenti».

Paolo Tanara, capogruppo dei Prosciuttifici dell’Upi, sottolinea: «È una sentenza storica: è la prima volta che viene riconosciuto un danno di immagine a un consorzio di tutela. Il Consorzio e i suoi produttori sono stati vittime di questa frode, perpetrata ai loro danni. Era già chiaro chi aveva frodato ma lo ribadisce il fatto che, in tempi rapidi, sia stato riconosciuto il danno reputazionale e di immagine per un prodotto di eccellenza come il Prosciutto di Parma. È una truffa che si è infilata nelle pieghe del regolamento. Sebbene non ci fossero rischi per la salute, la materia prima pagata dai produttori non era conforme alle regole. Il sistema della Dop è la vittima».

© Riproduzione riservata

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