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La testimonianza da piazza Ghiaia

«Baby gang? La situazione si sta facendo esplosiva»

«Baby gang? La situazione si sta facendo esplosiva»

05 Dicembre 2021,03:01

«Noi siamo attivi in questo punto vendita dal 2016. Ma quello che sta accadendo in questo ultimo periodo non lo abbiamo mai visto prima: la situazione sta esplodendo».

Chi parla, esprimendo sincera preoccupazione, è Domenico Maisto, titolare della libreria Mondadori di piazza Ghiaia. Lui in vetrina espone un mondo ideale fatto di parole di carta e di fantasia. Fuori, a due passi dalla sua porta, va in scena invece una realtà fatta di pugni, calci e cattiveria. Quella vera.

«Noi siamo una libreria, non interessiamo a questi giovani. Ma è assurdo che a poche centinaia di metri dal cuore della città accadano queste cose».

E di quali cose stia parlando ormai lo abbiamo imparato tutti. «Questa zona è colonizzata da questi gruppi di ragazzi che si muovono come sciami, che vanno e vengono, spariscono appena vedono un lampeggiante. Per ricomparire poco dopo».

Gruppi sempre più numerosi che fanno base in viale Mariotti ma che poi, velocissimi, si ricompattano e si rintanano altrove. E che spesso si organizzano sui social per risse di gruppo e aggressioni tra la Pilotta, il Lungoparma, le stradine dietro il Regio.

«Purtroppo quello che constatiamo è che anche la presenza di un presidio da parte delle forze dell'ordine non basterebbe a risolvere il problema, finirebbe per essere un vaso vuoto. Questi ragazzi sanno benissimo di rischiare pochissimo. Se sono poi minorenni, assolutamente nulla. E quindi si sentono tranquilli e impuniti».

Una sensazione che spiega il deteriorarsi di una situazione ormai al limite. «L'impressione è che sia siano tentati tanti interventi e ne siano riusciti pochissimi. Occorre un cambiamento di approccio: questo è un problema nuovo che non si può affrontare con metodi vecchi. Il legislatore ha previsto strumenti che non bastano e non servono. Occorre adattarli».

Una scommessa però che non riguarda solo Parma ma il cui valore appare più che mai evidente in questo momento in cui la cronaca, con frequenza sconcertante, racconta di tentativi di rapine, di zuffe più o meno casuali, del diffondersi di un atteggiamento di controllo del territorio. Come purtroppo accade in zone del Paese che a noi appaiono molto lontane.

«Vigilano sulla piazza, sulle strade intorno come se fossero loro. Essere assaliti non è un'ipotesi così remota». E sapere che molti di questi ragazzi portano un coltello a serramanico con sé, con sconcertante disinvoltura, rende il tutto più spaventoso. «Li ho sentiti con le mie orecchie vantarsi di vivere derubando la gente. A questo punto, senza voler cadere in atteggiamenti populisti, è chiaro che serve un cambiamento. Perché l'alternativa, nonostante gli sforzi delle forze dell'ordine, i loro controlli, è trovarci prima o poi a fare i conti con qualcuno che si è fatto veramente molto male».

In questo caso, dopo, sarebbe la volta di proclami e dichiarazioni di intenti. Che quando arrivano troppo tardi fanno ancora più rabbia.

lu.pe.

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