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L'OMELIA PER IL PATRONO

Il vescovo Solmi: «Mettersi in ascolto della comunità»

Il vescovo Solmi: «Mettersi in ascolto della comunità»

05 Dicembre 2021,03:01

Una riflessione sulla responsabilità a cui è chiamato chi «guida, amministra e governa». Ma anche l'invito a mettersi in ascolto di ogni persona, in uno stile sinodale, «per carpirne la ricchezza inespressa». E' quanto affermato dal vescovo Enrico Solmi ieri pomeriggio in Cattedrale, in occasione della festa del patrono della diocesi San Bernardo degli Uberti.

I due patroni

«Tra le singolarità di Parma - ha esordito - ci sono anche i due patroni: uno per la città, Sant'Ilario, con un apparato civile di primo ordine e uno per l’intera diocesi, San Bernardo, che rischia di cadere nel silenzio. Sono temporalmente vicini tra di loro, ma segnano l’inizio e il compimento dell’anno solare e tengono insieme la città e il territorio, in una correlazione felice e necessaria».

Sotto il profilo civile e ecclesiale, «si attua una relazione fondamentale - ha proseguito - perché fatta primariamente non di territori, ma di persone, di tradizione e di novità. E tutti abbiamo bisogno gli uni del altri».

La festa di entrambi i patroni pone l’attenzione anche «su chi guida e amministra e governa, cioè chi è chiamato a prendersi cura della comunità con una responsabilità certo condivisa, ma che lo chiama in causa in prima persona - ha osservato monsignor Solmi -. Una responsabilità che grava su tutti: laici e religiosi che sono stati investiti di autorità o che lo saranno». Dalla relazione geografica, si passa ad un livello ulteriore.

«Pastore e gregge uniti»

«Come non si spiega la nostra città senza la nostra campagna - ha dichiarato - ancor più non si spiega il pastore senza il gregge. Questa assenza significherebbe il venir meno del suo lavoro e, ancor più, se mancasse il pastore, la dispersione del gregge». Il significato dell’essere pastore sta «nel servire con l’esigenza di camminare insieme, consapevole che il gregge ha una capacità propria di cercare il proprio benessere che è allo stesso tempo quello del pastore» ha precisato.

«La fede? Decisiva»

«La fede, o meglio il credere è e resta la questione decisiva - ha spiegato -. Da qui cresce o sfiorisce e muore la vita della comunità cristiana». L'invito è anche quello di camminare insieme, ossia fare sinodo «per ascoltare, innanzitutto, lo Spirito che parla, in forme diverse, in tutti. E’ la sintonia con lo Spirito che ce lo fa scoprire nella comunità cristiana e nella vita della gente».

La nostra diocesi è da tempo impegnata in un cammino sinodale per una Chiesa rinnovata. Impegno che ora si innesta nel Sinodo aperto da Papa Francesco. Fondamentale «girare, ascoltare, cercare la luce dello Spirito, i suoi doni, perché sostengano la nostra Chiesa per la missione che le è chiesta in questo tempo nuovo, confuso e ricco».

«Viviamo un tempo confuso»

Altrettanto importante «ascoltare chi ci guarda «dalle finestre delle case» teatro di gioie, ma anche di tanta sofferenza in questa pandemia, come chi sembra essere lontano o allontanato o sembra non avere interesse alcuno -ha osservato il vescovo -. Forse proprio a loro il Signore ha affidato una parola per noi, che si unisce ai segni dei tempi che stiamo vivendo e alla raccolta dei sentimenti che ci abitano in questo tempo».

«Ascoltarsi e ascoltare»

«Il Sinodo - ha concluso - è un umile porsi nella città degli uomini, non solo per mendicare un ascolto, ma anche proporre una direzione e un metodo: ascoltarsi e ascoltare il cuore della gente, di tutti, perché in ognuno c’è una ricchezza inesplorata ed anche per non ritrarsi dal contributo proprio che la comunità cristiana vuole offrire, nella logica di un lievito, Dio lo voglia, di una profezia, come anche di un lavoro umile di presenza e di azioni a partire dai più deboli».

Luca Molinari

© Riproduzione riservata

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