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Baby gang, bottigliate a un 15enne in via Mazzini

Baby gang, bottigliate a un 15enne in via Mazzini

06 Dicembre 2021,03:01

Circondato da una trentina di ragazzini, braccato e solo per un soffio sfuggito al pestaggio. La sua colpa? Essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Fa niente che il quindicenne parmigiano l'aggressione l'abbia subita alle 23,20 di sabato, in via Mazzini: non si può certo dire che Luca (nome di fantasia) i guai se li sia andati a cercare. Semmai, è vero il contrario, come racconta alla Gazzetta sua mamma, dopo la denuncia ai carabinieri. L'ennesima violenza firmata baby gang: ormai si potrebbe parlare di legge del sabato sera (anche se sempre più spesso sembra volersene infischiare del calendario). Legge della giungla: del più forte, del più aggressivo o del più numeroso. Roba da periferie, si sarebbe detto un tempo. Peccato venga applicata nel centro del centro a Parma: quasi i suoi seguaci fossero in cerca di un palcoscenico oltre che di un terreno di conquista.

«Erano le 23,20 - racconta la madre - e mio figlio era arrivato alla fine dei portici a sinistra di via Mazzini (lato galleria Polidoro, ndr) andando verso il ponte. Con lui tre amiche e altrettanti suoi coetanei. A un certo punto, si è fermato per salutare un'ex compagna di scuola». Lei non era sola, e a Luca è stato dato appena il tempo di dire ciao. «”È stato lui, è stato lui!” hanno gridato all'indirizzo di mio figlio i ragazzi con l'ex compagna. Saranno stati una trentina, tra i 14 e i 17 anni: tutti sconosciuti a mio figlio, all'apparenza nordafricani, qualcuno di colore». Luca si è trovato circondato, mentre gli amici - ben pochi rispetto a quella moltitudine - sparivano inghiottiti dal gruppo urlante. Inutile per il 15enne cercare di chiedere o dare spiegazioni. Battere in ritirata era l'unica speranza, prima che un colpo partisse, dando il via a tutti gli altri.

«All'improvviso qualcuno da dietro gli ha sferrato un pugno in testa». Luca ha capito di dover tentare il tutto per tutto: il cazzotto per fortuna non lo aveva né steso né intontito. E così, apertosi un varco, il ragazzo è corso via. Ma prima che potesse mettersi a distanza di sicurezza, una bottiglia lo ha centrato alla testa, senza ferirlo. «Io ero in auto, su ponte di Mezzo, ferma al semaforo: dovevo andare a prendere mio figlio e un suo amico. Mi è arrivato un messaggio: “Fai presto!”. Mi si è gelato il sangue. Ero bloccata dal rosso che sembrava interminabile».

Quei ragazzini però non avevano intenzione di desistere. Stavano braccando la loro vittima. Luca è corso verso la Piazza, dove si trovava il resto della sua compagnia, e anche qui ha visto di nuovo farsi incontro a lui il gruppo minaccioso. Ma ha anche scorto l'auto della madre. «Mi è corso incontro: l'ho preso a bordo e poi mi sono fermata a raccogliere l'altro ragazzo in Piazza». Fine di una serata all'insegna della sopravvivenza. Sembra però che a qualcuno sia andata peggio.

«Mio figlio - prosegue la donna - mi ha raccontato che un paio d'ore prima, davanti all'Annunziata, lo stesso gruppo che aveva preso di mira lui si era accanito contro un altro ragazzino parmigiano, pestandolo a sangue. Si tratta di un gruppo noto. Ma ieri (sabato sera, ndr) era numeroso il doppio del solito». E solite sembrano essere le sue gesta: raid alla cieca, tra via D'Azeglio, la Piazza e la zona della Steccata, nelle serate dei coetanei desiderosi solo di stare insieme. «Mio figlio - sottolinea la mamma - è un ragazzino tranquillo. Era uscito per una pizza con gli amici. Non ha l'età per andare nei locali né per guidare: che cosa dobbiamo fare, chiuderlo in casa? Io ho quasi 50 anni e ricordo bene una trentina d'anni fa, quando uscivo la sera. Che fortuna ha avuto la nostra generazione a poter vivere ancora la bellezza di Parma. Nessuno aveva paura, mentre ora i nostri ragazzi uscendo giocano alla roulette russa del pestaggio. A settembre un amico di mio figlio è stato rapinato per due volte dalle baby gang, e ha subito una minaccia con il coltello. Dobbiamo uscire anche noi con i nostri figli, organizzare dei gruppi per proteggerli da questa cieca violenza? È giusto che poche decine di ragazzi violenti impediscano a tutti gli altri di vivere la loro giovinezza?».

Roberto Longoni

© Riproduzione riservata

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