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La parola a chi lavora nella zona

«Centro islamico in via Naviglia: una scelta sbagliata»

«Centro islamico in via Naviglia: una scelta sbagliata»

08 Dicembre 2021,03:01

Nessuno sa con precisione quale dei capannoni di strada Naviglia possa essere la (possibile) struttura destinata al centro islamico della città, che da via Campanini potrebbe spostarsi proprio in questa zona industriale, che costeggia via Mantova.

È essenzialmente un luogo di lavoro, abbracciato, da un lato, dall’argine e da una strada sempre più stretta che, quotidianamente, crea qualche problema a chi guida tir e camion in manovra. Non ci sono cartelli a indicare quale degli stabilimenti possa rappresentare lo spazio ideale per ospitare le attività dei cittadini di fede islamica, ma chi lavora lì ipotizza che il posto possa essere l’ex fabbrica Coccinelle.

«Ho letto sul giornale di questa eventualità e la presenza del centro non mi darebbe alcun fastidio. Io non ho proprio niente contro i musulmani: ne conosco parecchi e sono tutte persone tranquille», dichiara Marina Ferrari, impiegata di Demeter agricoltura biodinamica. Non è dello stesso parere Stefano Canzian, dell’azienda omonima che si occupa di costruzioni meccaniche: «So che c’è questa possibilità ma credo che nessuno, qui, sarebbe contento di questo, perché se è vero che molte sono brave persone, avere tanta gente che gira qui non fa piacere. Inoltre, se la strada si riempie di auto non è il massimo, perché esiste già il problema dell’argine e se il Comune ha pensato a un parcheggio per i fedeli rispondo che noi abbiamo, per esempio, problemi di tensione di corrente a cui non frega niente a nessuno». Anche Gaetano Anguilano, titolare di Tooling Systems, individua nella presenza costante di una moltitudine di persone e nella strada stretta gli unici ostacoli a questa ipotesi: «Io non credo che questo sia il luogo adeguato per un centro islamico o per una moschea, soprattutto per una questione logistica, visto che la strada ha le sue complessità. Personalmente, non è la struttura di per sé a infastidirmi, ma il raduno di persone sconosciute, che tutti i giorni potrebbe forse creare qualche problema a chi frequenta le aziende».

«Ho appreso la notizia dal giornale: circa tre settimane fa avevo notato dei tecnici che prendevano alcune misure e ho fatto questo collegamento - conferma Massimo Benecchi, proprietario di Artiglio Italia -. Io non ho alcun tipo di preconcetto nei loro confronti e la presenza di un centro islamico qui non mi infastidisce: i buoni e i cattivi sono ovunque. Sì, forse l’arrivo di molte auto potrebbe aggravare la situazione per via dei parcheggi, ma non percepisco l’eventualità di questo trasferimento come un problema». Massimo Corbellini è un dipendente dell’azienda Bertani, che condivide il cortile con l’ex stabile Coccinelle: «Noi non ne sapevamo niente e non sapremmo indicare nemmeno quale capannone possa essere stato scelto. Noi, comunque, non saremmo contenti, ma non per il centro islamico di per sé, ma perché se il luogo fosse frequentato nei giorni festivi da tante persone, come per esempio la domenica, qui, dove teniamo i materiali, non ci sarebbe nessuno». Al Laboratorio Geotecnologico emiliano, a metà della via più industriale, praticamente nessuno è al corrente di questa possibilità. E nessuno, quindi, è disposto a commentare.

G.P.

© Riproduzione riservata

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