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Lori: «La prossima frontiera? I farmaci antivirali»

Lori: «La prossima frontiera? I farmaci antivirali»

08 Dicembre 2021,03:01

Franco Lori

Omicron. Come gli uragani, le varianti di Sars-CoV-2 si susseguono in ordine alfabetico, questa volta greco. Come gli uragani lasciano morte e devastazione. Devastano famiglie, affetti, amicizie, amori. Qualcuno crede che siano stati mandati a flagellare una umanità ormai corrotta e malsana, un Armageddon a piccoli sorsi. E ad affaticare uomini e donne. Avvertiamo tutti un senso di spossatezza, ci avevano detto che il vaccino avrebbe cambiato tutto, ma eccoci qui ancora con le mascherine, con i contagi che aumentano, le corsie che di nuovo si riempiono, il Natale che non si sa se sarà ancora Natale.

Quanti saranno ancora gli uragani dopo omicron? L’alfabeto greco ha solo 24 lettere, e siamo già alla quindicesima. E dopo? Come li conteremo?

E da dove diavolo viene la variante omicron? Ci sono diverse teorie, la prima delle quali è che il paziente zero fosse un immunodepresso, co-infettato da Hiv, il virus della immunodeficienza umana che causa l’Aids. In questo modo il Sars-CoV-2 avrebbe trovato un terreno in cui crescere senza ostacoli, mutando continuamente, cioè adottando la strategia che quasi tutti i virus adottano per sopravvivere. Il virus pensa: se muto ho l’opportunità di migliorarmi, di diventare più infettivo, di crescere più rapidamente. Se muto posso eludere le difese che mi sono davanti, come se indossassi una maschera per non farmi riconoscere. Ma per farlo ho bisogno di replicarmi e c’è sempre quel maledetto sistema immunitario a fare la guardia, quando poi uno è vaccinato il sistema immunitario è ancora più forte, troppe volte imbattibile. Che pacchia replicarsi nell’organismo di un paziente immunodepresso, avrà pensato la variante omicron. In questo modo sono riuscito a crearmi 43 mutazioni sulla proteina “spike”, quella che mi serve per infettare un'altra cellula, poi un'altra ancora, per poi saltare da un organismo all’altro, ormai rafforzato dalla mia nuova e fiammante “spike”. Un bolide, una vera fuoriserie. Farsi il giro del mondo sarà un gioco da ragazzi. Farò sembrare la variante delta, con le sue misere 18 mutazioni, come una vecchia Isotta Fraschini, roba da museo.

Prima di partire per il suo viaggio verso tutti i continenti la variante omicron sarà senz’altro passata a salutare e a ringraziare l’Hiv, un vero amico. Un nuovo Sars-CoV-2 grazie al vecchio Hiv. Uno schiaffo sul viso, una vergogna per chi come me ha trascorso la vita a cercare di curare prima l’uno e poi l’altro. Ma cosa avremmo potuto fare di meglio contro l’Hiv? Abbiamo trovato farmaci potentissimi, li abbiamo combinati in cocktail ancora più potenti, abbiamo azzerato la quantità di virus nel sangue e praticamente normalizzato l’aspettativa di vita di un individuo infetto da Hiv, quando prima era una condanna a morte dopo 8, massimo 12 anni dall’infezione. Siamo riusciti quasi a fare dimenticare l’Aids.

Ecco, questo forse è il problema. Una volta sistemata casa nel nostro bellissimo giardino all’occidentale, ce ne siamo dimenticati. Poco ci è importato se in tante altre case nel mondo l’Hiv continuava a diffondersi, perché il sistema sanitario era quello che era, perché i super-cocktail erano troppo costosi, e quando c’è la fame non c’è lusso per le medicine. Mio nonno me lo diceva sempre, non possiamo risolvere i problemi del mondo. Sarà anche vero e mi perdoni il nonno, che lo diceva perché quando tornava dal lavoro dei campi non aveva la forza di interessarsi del resto del mondo e mi perdonino i bempensanti, che si guardano bene dall’interessarsene anche prima di andarci al lavoro, ma la realtà è che i virus non conoscono la geografia politica, non usano il passaporto, non fanno dogana e non soffrono il mal di mare, neanche sull’aereo. Viaggiano senza pagare il biglietto, tanto il conto poi lo passano a noi.

Se non impariamo a pensare diversamente, per tenere il conto delle varianti di Sars-CoV-2 presto dovremo passare dall’alfabeto greco a quello khmer, che di lettere ne ha 74, e forse neanche l’alfabeto khmer potrebbe bastare. La realtà è che o si sconfigge un virus globalmente o si perde, e la sconfitta potrebbe assumere diverse sfumature. Dal dover tenere la mascherina e limitarsi negli spostamenti per intere generazioni a venire, al doversi vaccinare ogni anno.

Immaginiamoci il dramma, se già la prima generazione di vaccini fa scendere la gente nelle piazze, chissà cosa succederebbe se dovessimo ripetere la vaccinazione ogni anno.

Difficile prevedere cosa ci attende. I farmaci antivirali rappresentano la prossima frontiera. Per ora uno solo è stato approvato, altri due attendono la approvazione di Fda e d Ema, si spera a breve. Rispetto a quello che già abbiamo a disposizione, i nuovi farmaci saranno disponibili per via orale e potranno essere utilizzati anche fuori dall’ospedale nelle prime fasi dell’infezione da Sars-CoV-2, quando insorgono i primi sintomi del Covid. È un notevole passo in avanti, perché sappiamo per esperienza che prima si tratta un virus e meglio è. I farmaci potranno essere poi studiati in combinazione, per ricreare quei cocktail che hanno funzionato così bene contro il virus dell’Aids e quello dell’epatite. I due nuovi farmaci dovrebbero essere infine altrettanto attivi contro tutte le varianti, perché rispetto alle decine di mutazioni che ha accumulato nella proteina spike per sfuggire al sistema immunitario, la variante omicron ha generato una sola mutazione in ciascuna delle due proteine che sono il bersaglio dei nuovi farmaci.

Non c’è dubbio che quando si troverà di fronte ai nuovi farmaci il virus genererà altre mutazioni, specifiche contro tali farmaci, ma qui arriva la buona notizia: la capacità di mutazione di un virus non è infinita. Ogni volta che il virus muta rischia di pagare un prezzo, nell’acquisire una nuova caratteristica ne perde un'altra, per diventare più grande e forte rischia di rallentarsi, per allargare la mira rischia di perdere la precisione, e così via. Ci sono poi dei pezzi del virus che semplicemente non possono mutare, devono rimanere gli stessi. È come quando cambiamo il modello di un'auto, possiamo cambiare il telaio, il colore, gli interni, ma non possiamo togliere il motore, levare il freno o fare le ruote a triangolo.

Se riusciamo a costruire farmaci che hanno come bersaglio le strutture fondamentali e immutabili di un virus riusciamo a limitare la resistenza ai farmaci. Un'altra possibilità (non alternativa alla prima, anzi..) è quella di combinare i farmaci tra di loro, perché se il virus è attaccato da tre farmaci in tre punti diversi deve contemporaneamente mutare in tre punti diversi, un'impresa molto difficile, spesso impossibile.

Se poi uniamo mascherine e distanziamento con i vaccini, gli anticorpi monoclonali e i farmaci, allora uniamo Igea (dea greca delle prevenzione e della profilassi) con Panacea (dea greca della terapia). Igea e Panacea erano infatti sorelle indivisibili. Ristudiandole, magari finiamo per prendere a prestito dagli antichi greci anche la loro saggezza, per uscire dall’ incubo del Sars-CoV-2, e non solo il loro alfabeto per contarne le varianti.

È una corsa contro il tempo che ha bisogno di attenzione e supporto. Posso umilmente suggerire a chi si occupa a sfasciare vetrine e attaccare sedi sindacali di unirsi a noi in questo sforzo? Posso gentilmente chiedere a chi ha fa ancora finta di niente che è arrivato il momento di considerare il mondo come uno solo? Siamo già cosi piccoli e insignificanti di fronte ad un orizzonte infinito, magari dandoci una mano diventiamo un po’ più forti. Posso infine rispettosamente domandare a tutti di sostenere la ricerca e la scienza ?

Quanto pesa una lacrima? Dipende. La lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra.

(Gianni Rodari)

© Riproduzione riservata

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