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Allarme baby gang

Pellegrini: «Educare alla legalità»

Pellegrini: «Educare alla legalità»

08 Dicembre 2021,03:01

La pandemia da Covid 19 ha comportato un significativo cambiamento nella vita degli adolescenti con prolungati periodi di didattica a distanza, sospensione delle attività sportive e culturali, la protratta permanenza a domicilio. Una situazione di stress che la stragrande maggioranza dei ragazzi ha saputo affrontare, comprendendo appieno la situazione, adottando le misure di prevenzione del Covid 19, compresa la vaccinazione, con più attenzione e scrupolo di tanti adulti.

Con il sostegno delle famiglie, della scuola e dei servizi sociali e sanitari, quando indicato, credo sia stato fronteggiato con maturità ed equilibrio un periodo di emergenza e di questo va dato atto prima di tutto agli stessi adolescenti.

Questi, in larga parte sono in buona salute, preparati e responsabili in grado di affrontare positivamente studio e lavoro, tanto meglio quanto maggiore risulta l’accoglienza del mondo adulto, la capacità di costruire il futuro, nel quale umanità, fraternità e pace sono ancora la prima sfida insieme all’obiettivo di costruire la propria soggettività in relazione con gli altri, dando senso alla vita in armonia con la qualità dell’ambiente.

Abbiamo una scuola capace come poche al mondo di includere ogni forma di patologia e diversità; spesso ne vengono evidenziati i limiti e questo deve servire a migliorare ma ciò non deve far perdere di vista il valore e le grandi competenze di una scuola universalistica.

Non credo sia corretto vedere il mondo giovanile enfatizzando i temi delle baby gang e del bullismo, fenomeni che pure esistono ma vanno affrontati nella consapevolezza della loro portata, dei rischi connessi a crescite “disregolate” e “discontrollate”. La crisi delle famiglie e le povertà educative, economiche, relazionali e culturali portano a persone con importanti deficit nell’eduzione e nel rispetto degli altri e delle norme.

Da tempo nel nostro territorio le istituzioni stanno cercando di costruire collaborazione complessa, coordinata e preventiva volta a creare competenze familiari e una comunità educante. Gli interventi di prossimità, di sostegno delle famiglie, delle funzioni genitoriali, la prevenzione degli allontanamenti dalle famiglie, sono punti condivisi delle collaborazioni inter-istituzionali e si sostanziano nei Punti di Comunità, Case della Salute, servizi specifici, rapporti con Prefettura, Forze dell’Ordine e magistratura.

Nonostante una diversa percezione, secondo i dati del Ministero della Giustizia i minori nei circuiti giudiziari sono in diminuzione (in carico all’Ufficio Servizio Sociale Minorile erano 21.305 nel 2018, 20.963 nel 2019, 19.019 nel 2020) ma occorre lavorare perché non vi siano minori autori di reato, prevenire ed educare alla legalità.

E’ pur vero che sono aumentate le richieste di interventi per urgenze per tentativi di suicidio e autolesionismo e richieste di cura per alcuni disturbi come quelli del comportamento alimentare, della condotta, e le forme come l’isolamento domiciliare (Hikikomori), dei NEET (persone senza studio e lavoro). A questi si aggiungono le forme di uso/abuso di sostanze e alcool, le tensioni e le violenze intrafamiliari.

La chiave di lettura dei fenomeni di trasgressione, conflittuali, implica una capacità di differenziare tendenze sociali, devianze e patologie inscritte in famiglie e contesti sociali che non sono affatto omogenei. Diverse sono le riflessioni sulla partecipazione e l’occupazione degli spazi della socialità. Siamo davanti a fenomeni di periferia ma anche di tipo metropolitano con microcriminalità in spazi pubblici.

Abbiamo una multiculturalità di prossimità che vede diverse concezioni dei rapporti di genere, dello studio/lavoro e degli stili di vita, ma anche delle malattie e delle cure, dell’occupazione degli spazi pubblici e del rispetto della legge. In questi ambiti servizi sociali, sanitari e volontariato sono attivamente impegnati. La pandemia attraversa ogni sistema e nel mondo giovanile ha evidenziato diverse tendenze, da chi si è adattato bene alle nuove tecnologie informatiche, fino a coloro che ne sono diventati dipendenti o al contrario sono irraggiungibili. L’ascolto dell’adolescente e la sua partecipazione a tutti i temi è anche questa una via da perseguire con iniziative dedicate. Si può fare meglio ma non vorrei si dimenticasse l’impegno quotidiano di tantissimi operatori sociali e sanitari, insegnanti, forze dell’ordine, famiglie e volontari, volto a costruire un presente di qualità e un futuro migliore.

Pietro Pellegrini

© Riproduzione riservata

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commenti 1
  • Simon

    08 Dicembre 2021 - 08:13

    Si tratta in parte di un problema educativo... Famiglie allo sbando che hanno come modelli morali i concorrenti del grande fratello e una sempre crescente percezione del "tutto è permesso, tanto non succede niente, al massimo una denuncia a piede libero."

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