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Un modello per il lavoro

Next, patto per l'inclusione

Next, patto per l'inclusione

11 Dicembre 2021,03:01

Se l'obiettivo comune è una vera integrazione serve un gioco di squadra. Si parla di disagio giovanile, di immigrazione incontrollata. Ci sono tanti giovani e giovanissimi che non vanno a scuola e non lavorano, che si ubriacano e in branco commettono reati. Bisogna agire su questo, insieme.

A Parma ci sono tante iniziative di integrazione, alcune consolidate. Un esempio concreto arriva dalla società Number1, che ha messo in campo nel 2017 un progetto pionieristico, successivamente ampliato a livello nazionale e in continua crescita.

Logistica e inclusione

«Tutto è nato dalla volontà degli imprenditori a capo del gruppo di logistica, di dare una risposta non assistenzialista al bisogno di lavoro di tante persone che vivono in situazioni di povertà sul territorio, soprattutto migranti – spiega Maria Cristina Alfieri, direttore dell'associazione Next -. La risposta è stata quella di aggregare un partner finanziario (Fondazione Cariparma), enti del terzo settore come Caritas e Ciac Onlus e enti di formazione, per creare percorsi teorici e pratici che consentissero alle persone di acquisire le competenze necessarie per poter lavorare nei magazzini logistici del gruppo. Il progetto rientra in un percorso di Csr che ha portato la Number1 a diventare società benefit nel 2020 e dunque particolarmente attenta al contesto sociale in cui opera».

Ed ecco la tappa successiva. «Un anno fa è stata costituita l’associazione di promozione sociale Next – prosegue la Alfieri - con due specifiche mission: portare il progetto implementato a Parma in altre città e quindi è avvenuto lo sbarco a Milano, a Novara, a Pomezia, a Caserta, a Bologna e a breve a Verona. Seconda mission dell'associazione Next è quella di estendere il progetto ad altre imprese, portandole a investire e ad assumere le persone formate. Una delle prime realtà che decidono di affiancarsi è Procter&Gamble, che diventa sia sponsor che promotore, a livello nazionale, di questi progetti di inclusione. Insieme abbiamo anche deciso di dare un nome a questa iniziativa: abbiamo chiamato i luoghi di formazione (in funzione per un mese, per complessivo 80 ore di corso) che via via apriamo in giro per l'Italia “Aula 162”. Ci siamo ispirati al paragrafo 162 dell’Enciclica «Fratelli tutti» di Papa Francesco: “Non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro. In una società realmente progredita, il lavoro è una dimensione irrinunciabile della vita sociale, perché non solo è un modo per guadagnarsi il pane, ma anche un mezzo per la crescita personale, per stabilire relazioni sane, per esprimere se stessi, per condividere doni, per sentirsi corresponsabili nel miglioramento del mondo e, in definitiva, per vivere come popolo”. Questo è il manifesto della nostra esperienza: vogliamo ridare dignità alle persone attraverso il lavoro». Tra questi figurano anche i Need, i giovani (2.200mila in Italia), che non studiano e non lavorano e 630 mila migranti che lavorano in modo irregolare nel nostro Paese.

Ricerca di manodopera

«Offrire vie regolari ed etiche nel mondo del lavoro significa avere un impatto significativo sul territorio, anche in termini di sicurezza – sottolinea il direttore di Next-. Intercettiamo le persone grazie al legame stretto con Caritas e Croce Rossa, partner principali che ci segnalano coloro che hanno buona volontà e voglia di mettersi in gioco per cogliere questa opportunità. Il lavoro è origine di relazioni, il primo punto di una vera integrazione. Noi non siamo una società di formazione, i percorsi sono realizzati in collaborazione con l'Agenzia per l'impiego e non parte nessun corso finché non vi è una o più aziende sul territorio che dichiarano la loro disponibilità a valutare le persone formate, perché hanno bisogno nuovi inserimenti. In sostanza, quello che mettiamo in campo è un doppio servizio sociale perché rispondiamo anche al mancato incontro di domanda e offerta di lavoro. Ci sono tantissime aziende sul territorio che hanno bisogno di manodopera, con funzioni anche molto semplici, quindi operai, addetti agli stabilimenti produttivi e alla logistica che non si trovano. Noi intercettiamo queste persone, le formiamo e le proponiamo alle aziende, attivando, tra l'altro, una formazione on demand. Faccio un esempio. Sul territorio parmense la società Mutti ha dato la propria disponibilità a valutare persone da inserire durante la campagna del pomodoro e insieme abbiamo messo in campo un percorso. L'azienda ci ha fatto sapere ciò che serviva in termini di formazione, noi ci siamo attivati e alla fine ci sono stati gli inserimenti in azienda». In questo modo si è creata una rete che va oltre l'esperienza di logistica interna alla Number1 da cui tutto è iniziato.

Operai preparati

«Ora stiamo pensando ad altri percorsi, ad esempio, nell'ambito della meccanica – dice Maria Cristina Alfieri -. In giro per l'Italia ci sono tante richieste, sempre per funzioni semplici, che si possono insegnare nell'arco di un mese con un corso rapido, che tuttavia è molto utile per conoscere le persone, le loro attitudini, testare le soft skills che sono fondamentali. Naturalmente, per la fase di formazione e inserimento ci appoggiamo alle agenzie per l'impiego. Il feed back? È molto positivo. Gli operai inseriti hanno performance superiori alla media. Molti datori di lavoro ci chiedono altri inserimenti, le persone che arrivano da questo percorso sono molto grate e creano in azienda un clima di positività contagioso anche per altri. Essendo soprattutto stranieri, il momento formativo prevede anche una parte dedicata al miglioramento della conoscenza della lingua italiana. È importante per poter lavorare in sicurezza».

Nuovi progetti in cantiere? «Il nostro obiettivo ora è trovare, a partire da Parma, altre imprese disponibili a valutare il nostro progetto – dice la Alfieri -. Se ci fossero aziende che hanno bisogno di manodopera interessate a questo modello e che vogliono realizzare un'operazione di responsabilità sociale importante, ci possono contattare. Noi ci attiviamo quando c'è un interesse da parte di un'impresa. Nel primo giorno di corso diciamo subito quando avverrà il colloquio di lavoro e questo è un aspetto molto motivante ed è concreto. In genere le persone vengono poi assunte.

Il modello Parma

«Vogliamo intensificare questo modello anche su altri territori, ricreare i network che abbiamo attivato a Parma, a Milano e in altre città. A Bologna ad esempio, c'è un'aula attiva e un'altra sarà avviata a gennaio. Andremo in Veneto, in Sicilia, lavoriamo a un ampliamento importante guidato dai bisogni delle imprese. Non siamo un ente di formazione, noi lavoriamo per l'inclusione lavorativa e sociale». E non è tutto. «Un altro punto importante su cui stiamo ragionando, è cercare di capire come poter aggiungere al tema dell'inclusione lavorativa i temi della casa e del trasporto, che sono strettamente collegati – conclude il direttore di Next -. Noi non possiamo pensare a tutti i bisogni però possiamo trovare partner che si mettano intorno a un tavolo per capire come aiutare le persone, dando una mano anche a reperire una soluzione abitativa e negli spostamenti. Occorre fare rete anche con le istituzioni, affinché vi sia un supporto a questo progetto che ha un impatto sociale importante, perché sottrae a una possibile delinquenza tante persone. L'appello è fare squadra, aggregarsi, per dare una risposta ancora più completa, l'obiettivo è importante per l'intera comunità».

Patrizia Ginepri

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