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LA STORIA

Max, il clochard che si è arruolato nei City Angels e aiuta quelli come lui

Max, il clochard che si è arruolato nei City Angels e aiuta quelli come lui

27 Dicembre 2021,03:01

«Piacere, Max!»: si presenta senza imbarazzo, salutando in perfetto stile Covid, con un abbozzo di sorriso e la voglia di raccontarsi, fiero della sua divisa rossa fiammante dei City Angels. La sua è una doppia vita, una storia molto particolare, che per ora non è a lieto fine: «Avevo una vita normale - racconta -, se per normale si intende una famiglia, una casa e un lavoro. Ero uno dei tanti padri separati con un figlio a cui voglio molto bene. Vivevo con i miei genitori, entrambi pensionati, in un paese della Bassa, e facevo l’operaio che si guadagnava da vivere. Poi il mio mondo ha cominciato a rotolare lungo una china inarrestabile, un piano inclinato che mi ha trascinato sempre più in basso, fino alla vita di strada».

Nel giro di pochi mesi Max si è trovato proiettato in una dimensione che non avrebbe mai pensato potesse diventare la sua: «Ho perso la mamma per un tumore e il babbo per Covid. Poi mi sono trovato senza lavoro, senza un soldo per pagare affitto e bollette. Così, da quasi due anni, vivo in strada. Sono passato da una panchina all’altra, fra Parma e Fidenza. Il problema del cibo, bene o male, l’ho sempre risolto. Da qualche mese dormo alla “Corte dei miracoli”, la casa per i senzatetto di via Toscana, dove sono stato accolto benissimo».

Max, nonostante le mazzate prese dalla vita, è un ottimista: «Non ho un lavoro, tempo libero ne ho fin troppo, così ho deciso di aiutare quelli come me. Mi sono arruolato nei City Angels: mi occupo di sicurezza e vengo qui in stazione a dare una mano ai miei compagni di sventura, che non hanno una casa né due soldi per comprarsi un panino. Vivere in strada insegna a capire cos’è la vita. Un amico che dormiva al mio fianco mi ha spiegato che la cosa che non dobbiamo perdere è la libertà, e diversi ragazzi di colore mi hanno mostrato cos’è la solidarietà, portandomi cibo e conforto nei momenti più duri. Dunque - conclude Max, che porta in stazione anche la colazione al sabato mattina con gli “Amici di Giò” - trovo giusto restituire qualcosa. E ci ho pure guadagnato, perché con i City Angels ho trovato una seconda famiglia. Ma mi rifarò e spero, in un futuro non lontano, di poter riguardare mio figlio negli occhi senza che lui debba vergognarsi di me».

A.B.

© Riproduzione riservata

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