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Le pagelle di Perrone

Dagli Europei alle Olimpiadi: un 2021 colorato d'azzurro

Un 2021 colorato d'azzurro

di Roberto Perrone

27 Dicembre 2021,03:01

Lo sport del 2021 in venticinque nomi, quasi tutti italiani perché questo è stato un anno mirabilis, l'Europeo itinerante e l'Olimpiade sopra un raccolto di medaglie e titoli. Un anno straordinario ma non perfetto, perché la perfezione, anche se cerchiamo di raggiungerla non ci appartiene e non appartiene allo sport.

ALLEGRI 7

Quando è andato via nel 2019, la Treccani non contemplava il Covid e il calcio le cinque sostituzioni. La Juventus aveva Ronaldo e sul suo impero (italiano) non tramontava il sole. Come nel primo caso (2014) Max è stato chiamato per gestire una situazione difficile, ma allora la squadra orfana di Antonio Conte era fortissima. Invece, questa volta, si è trovato con una squadra disarticolata, reduce dal tentativo (fallito, ma almeno con scudetto) di rivoluzione sarriana e da quello del giovanilismo (fallito e basta) con il debuttante assoluto Andrea Pirlo. Beh, un ampio sette lo merita. A fine 2021 Madama, dopo infinite vicissitudini, si trova a portata di quarto posto e negli ottavi di Champions, fa pochi gol ma ne prende meno. Insomma, il minimo indispensabile lo ha fatto. Ed è già festa.

MOURINHO 6,5

Il voto è la media tra le aspettative suscitate dall'impatto mediatico del suo arrivo a Roma (10) e il cammino altalenante della squadra (3). Il copricellulare griffato Maggica e quel «daje» che si salda senza soluzione di continuità paraculesca con il famoso «io non sono un pirla» interista: un vero genio. Pirla Josè non lo è di sicuro, ma è la dimostrazione che, nel calcio, un grande allenatore con una grande squadra può vincere tutto, ma un grande allenatore con una squadra imperfetta, con una squadra mancante in uno o più dettagli, più di tanto non può combinare. Però, averlo ritrovato qui, in Italia con i suoi mugugni, i suoi atteggiamenti, le sue frasi a effetto, è un grande piacere. E poi è il primo allenatore della storia ad aver difeso i giornalisti in conferenza stampa. Sempre viva.

ATLETICA ITALIANA 10

Avrei dovuto riempire queste pagelle di nomi, con i protagonisti dell'Olimpiade più lussuosa dell'atletica italiana (5 ori): Marcel Jacobs nei 100 metri e nella 4x100 con Patta, Tortu e Desalu; Gimbo Tamberi nell'alto; Massimo Stano e Antonella Palmisano nella 20 km di marcia. Che momento, che bello vedere l'effetto su tutti noi, su quelli che amano lo sport (italiano), ma anche su quelli più distratti che si sono trovati proiettati in un universo meraviglioso, alternativo al grigiore e alla malinconia delle giornate amare. Ci ricorderemo a lungo di Tokio 2020, di quelle serate d'estate in cui siamo stati
incollati a una pista lontana, sopraffatti dall'emozione. Perché se non vi siete emozionati per i
100 metri di Jacobs o per tutti gli altri, beh, allora fatevi delle domande.

PALTRINIERI 10

Venticinque anni fa salutammo il bronzo di Lele Merisi nei 200 dorso all'Olimpiade di Atlanta come un avvenimento, malgrado la delusione per il mancato successo del nuotatore di Treviglio, arrivato come favorito. Ora il bronzo, in vasca, quasi lo schifiamo. E pure l'argento, via. Ma l'argento negli 800 stile libero e il bronzo nella 10 km di SuperGreg sono fantastici. Lo sarebbero comunque, ma ancora di più conquistati da questo incredibile campione che non si è accoccolato nelle sue gare preferite, ma ha cercato strade nuove, uscendo dalla piscina per tentare di vincere nelle acque libere. Ha perso un mese di allenamenti per colpa della mononucleosi ma non si è dato per vinto, è andato a Tokio a prendersi ancora due medaglie. E che medaglie. Per lui tutti in piedi.

VERSTAPPEN 10

SuperMax, l'olandese scavezzacollo, il ragazzino che bruciava le tappe e non si premurava di travolgere qualche collega, è diventato adulto. Non si tratta di maturità, perché forse maturo non lo diventerà mai, ma alla fine ha vinto, a 24 anni, il suo primo titolo mondiale interrompendo il dominio di Lewis Hamilton che si è consolato con il titolo di baronetto. Un campionato deciso all'ultimo giro, dietro l'ultima delle tante safety, all'ultimo dei tanti reclami, tra colpi di genio e polemiche senza fine. Immersa nelle carte bollate, la F1 ci ha regalato una stagione ricca di sorprese, senza esclusione di colpi. Di scena e di carrozzeria. Non si può non amare SuperMax, anche perché ha impedito a Hamilton di superare Schumacher con cui resta divide i titoli mondiali, sette.

GLI IMPIANTI COL PUBBLICO 8

Ci eravamo abituati alle urla del silenzio. O meglio alle urla degli allenatori nel silenzio degli stadi. È stato bello rivedervi il pubblico, risentire i cori, le grida, il rumore delle curve che sembrano vivere di vita propria. E il discorso vale anche per i palazzetti di ogni sport. Lo spettacolo esige il pubblico, la presenza della gente, qualunque spettacolo, e quindi anche lo sport. Speriamo che resistano, che non vengano di nuovo chiusi. E speriamo pure che migliori il materiale umano che li frequenta, perché, con il pubblico sono tornati anche gli odiatori, i razzisti, quelli che insultano e minacciano, infine quelli che, come si è visto nel caso della collega molestata in diretta a Empoli, perdono il lume della ragione. Avevamo sperato in un miglioramento, speriamo ancora.

LA SUPERLEGA 3

Pensata male, comunicata peggio, la Superlega resiste in questa specie di gioco a tre con Real Madrid e Juventus più convinte e Barcellona così così. Peggio le altre che, dopo aver aderito sono fuggite di fronte alle manifestazioni di piazza, all'ostracismo dei governi, a un'idea di purezza del calcio (che non è puro da tempo immemorabile) rispolverata e lucidata per l'occasione. Come se non non avessero preventivato che, una proposta del genere, avrebbe avuto più di un nemico e avrebbe suscitato enormi divisioni e proteste. Il calcio è riuscito a unire potenti e poveracci, che storia. Solo il pallone ha questa capacità. Comunque la si pensi, una storia strana perché non si è capita l'urgenza di annunciarla nella notte e soprattutto perché l'ottanta per cento degli aderenti sono fuggiti in un amen.

UEFA & FIFA 3

Come si diceva un tempo, con ben altri risvolti morali, né con la Superlega, né con Uefa e Fifa. Il presidente Ceferin innalzato a ruolo di eroe eponimo, un po' Garibaldi un po' Dolores Ibarruri, quella di "no pasaran", sinceramente ci provoca ilarità. La storia è diversa. Fifa e Uefa stanno facendo da anni quello che hanno tentato di fare i congiurati della Superlega, cioè moltiplicare le partite e quindi alzare il montepremi. L'Uefa si è inventata la Nations League, la Fifa persegue il Mondiale biennale. Nel frattempo ha affidato quello del 2022 al Qatar che si giocherà tra novembre e dicembre, sconvolgendo tutti i calendari. A proposito di Qatar, accanto a Ceferin, come paladino libertario si è schierato l'emiro del Psg. Ecco, tra tutti questi c'è solo l'imbarazzo della non scelta.

RONALDO 10

Va per i 36, ma Cristiano Ronaldo non cambia mai le sue abitudini. Belle per lui e per la squadra a cui concede (lautamente) i suoi servigi, brutte per noi italiani che, se supereremo la Macedonia del Nord del lanciatissimo Elmas, lo affronteremo nel decisivo spareggio per andare in Qatar. L'aspetto grottesco della sua vita calcistica è che, malgrado quello che fa, cioè i gol, trova qualche fesso che lo mette in discussione. Quest'estate ha lascato la Juventus e l'Italia tra molti sospiri di sollievo, come se il problema del binario morto verso cui si stava avviando Madama, fosse lui. CR7 i gol li ha sempre fatti e ora ai bianconeri mancano proprio questi. Certo, è un'azienda che fattura milioni e pensa molto agli affari suoi, ma quando i suoi affari vanno bene ne hanno giovamento anche le consociate.

MESSI 6

Il risultato è la somma del voto per il settimo Pallone d'oro - consacrazione indiscutibile della sua classe ma discutibile come tutti i premi - e della pantomima per l'addio al Barcellona. Il suo rapporto era deteriorato da tempo, ma la trafila per arrivare al trasferimento al Paris St. Germain dell'emiro del Qatar è stata ridicola. Dal burofax del 2020, che preannunciava l'addio, alla fine del rapporto ventennale con il club catalano, tra lacrime e commozione, fino alla firma su un altro contratto da nababbo con la società parigina. Non ho niente contro i grandi professionisti. Ma preferisco Ronaldo, però che non piange, non si commuove, non cerca di diventare il protagonista di un film natalizio a lieto fine. Il lieto fine nel football non esiste.

PELLEGRINI 10

Alla carriera (conclusa) della Divina Federica. Dietro di lei, nuove generazioni di fenomeni, per fortuna, ma neanche un'erede nei suoi 200 stile libero, come se li avessero ritirati, come se non ci fossero più. Federica ha rappresentato il nuoto nei primi vent'anni del Secondo Millennio. Ha vinto tanto, meno di quello che avrebbe potuto all'Olimpiade. Poteva arrivare a tre ori, ne ha uno solo. Quello di Atene lo perse per inesperienza, andava così più forte delle migliori che non si accorse di una carneade romena in ultima corsia. A Pechino doveva prendersi pure i 400, affondò col peso dall'ansia. Malgrado i suoi spigoli è tutt'altro che antipatica, solo una ragazza fragile, bisognosa di affetti e certezze. Infatti ripete sempre che li ha. Sono stato per lei un po' zio. Le auguro una buona vita.

ARBITRI & VAR 0

Zero nel senso che non è un voto a loro, ma un annuncio: zero polemiche. I nostri arbitri sono ancora i migliori del mondo e ce ne accorgiamo quando incrociamo gli stranieri. Eppure non c'è settimana in cui non vengano messi in discussione. Vi invito a fare un test. Prendete un giornale che segue una o più squadre perché della sua città o comunque del suo raggio d'azione (di vendita). Se la squadra perde, la percentuale di insufficienze all'arbitro s'avvicina al 100 per cento. Il problema non sono gli arbitri, siamo noi. Abbiamo voluto il Var (o la Var) perché non accettavamo i loro errori come parte del gioco, come un tassello della ruota della vita, per cui oggi posso subire uno sbaglio arbitrale e domani venirne beneficiato. Siamo ossessionati dagli arbitri e infatti il Var non ha cambiato nulla.

LA LEGA E DAZN 2

Comunicato di Dazn di un mesetto fa: «I problemi di ricezione sono ormai praticamente risolti». No, scusate, quasi a metà campionato? Il fatto grave di tutta la vicenda diritti tv non è il passaggio da Sky a Dazn, ma che sia stato effettuato sulla pelle degli spettatori. Cioè, nessuno in Lega calcio si è preoccupato degli utenti, ha pensato solo ai dobloni. L'altra faccenda su cui non riesco avere una risposta è questa: fino a maggio, Sky trasmetteva 7 partite, mentre 3 andavano su Dazn. Adesso Sky ne trasmette 3 e Dazn 10, tutte. Perché? Boh. Dall'anno prossimo non si potranno vedere su due «device». La colpa è di quelli che fanno i furbi. All'italiana, non potendo colpire i colpevoli, si puniscono tutti gli altri. Il voto era quattro, ma scrivendo mi sono arrabbiato e l'ho dimezzato.

LA SCHERMA E IL TIRO 9

Un gran bel voto anche se non hanno portato la solita messe pregiata di medaglie, soprattutto d'oro, secondo tradizione e aspettative. È da questi particolari che si vede di che pasta è fatto il critico di una disciplina olimpica, da come la giudichiamo quando non riesce a soddisfarci completamente. Normalmente, all'Olimpiade, scherma e tiro fanno da traino nel medagliere, avviano le vittorie, mettono l'Olimpiade italiana su uno scivolo. Un articolo (beh più di uno) di inizio Olimpiade già preventivava un debacle senza gli ori di tiro e scherma. Poi sappiamo tutti com'è andata. Però, proprio nell'anno dell'edizione più avara, vogliamo a rendere omaggio alle due discipline che hanno sempre consentito all'Italia dello sport di cominciare alla grande i Giochi.

GOGGIA 10

Sofia ha cominciato il 2021 con la rinuncia per infortunio ai Mondiali di Cortina, l'ha finito con i successi in serie e la leadership di Coppa del Mondo. Una vera lottatrice la campionessa olimpica del 2018, la portabandiera commossa e patriottica di Pechino 2022. Bergamasca tenace, specialista in "goggiate", è la luce che ha illuminato questi ultimi giorni di un anno magico dello sport italiano. Lei e le sue compagne, tra simpatie e antipatie, ma con grande rispetto, sono cresciute come singole e come squadra fino a fregiarsi del titolo di "valanga rosa", già appartenuto alle loro antenate. E Sofia è la prima della classe. Come il suo idolo Isolde Kostner ha la "faccia di sole" e la simpatia naturale di chi travolge gli steccati, di chi scende libera.

MANCINI & GLI AZZURRI 10

Non è finita in gloria (totale), ma con il secondo spareggio consecutivo per il Mondiale. Però che impresa, l'Europeo, primo successo dopo il 1968, arrivato grazie alla forza di squadra, al carattere, all'essere gruppo, all'essere come una squadra di club con la bandiera italiana. Non eravamo i più forti e dopo il girone di qualificazione, facile, facile, si è visto. Una vittoria ai supplementari con l'Austria (e più di un rischio) una vittoria bella con il Belgio, ecco questa sì; e due vittorie ai rigori con Spagna e Inghilterra. Anche un bel calcio, a volte, ma la differenza l'hanno fatta gli abbracci, essere tutti per uno e uno per tutti, con la regia di Roberto Mancini, il timido ragazzo di Jesi che due giorni dopo il successo di Wembley era a far la spesa dal salumiere per conto di mamma'.

JORGINHO 8

Purtroppo è da quei particolari, due rigori sbagliati con la Svizzera, che tutti lo hanno giudicato. Il giorno prima era il candidato patriota (tira molto il patriottismo, ultimamente) al Pallone d'oro con i successi del club (Champions League e Supercoppa Europea con il Chelsea) e della Nazionale (l'Europeo), un oriundo che canta pure l'inno come se fosse nato qua. Camoranesi, l'antenato del Mondiale 2006, per dire, non lo cantava. Il giorno dopo l'ultimo flop dal dischetto che ci è costato gli spareggi (di nuovo) per i Mondiali, neanche lo salutavamo se lo incontravamo per strada. Ah, il calcio, ogni volta che il pallone rotola è una truffa, per dirla ancora con De Gregori. Comunque il suo anno resta sempre straordinario. Non da dieci, ma comunque eccezionale.

VALENTINO ROSSI 10

Comunque vada, dovunque vada è stato grandissimo. Un mostro perfino di simpatia, con tutte le sue trovate, dal cappello da Robin Hood - anche se lo sceriffo del fisco lo ha colto sul fatto, altro che prendere per i poveri - alla bambola gonfiabile. Valentino è un eterno ragazzino, ha attraversato gli ultimi vent'anni della nostra e della sua vita a cavallo di moto e sogni. Il bello non è solo quello che ha vinto, ma anche che se ne sia andato quando ha voluto lui. Fosse dipeso da quelli che gli soffiavano sulla schiena, quelli che per mestiere contano i tuoi anni e ti suggeriscono di andartene, di prendere la pensione, fosse dipeso da questi, se ne sarebbe andato già da almeno cinque anni. Ha continuato fino a quando ha voluto lui, se n'è andato quando lo ha deciso lui. La vittoria più grande.

CONTE 9

Comunque vada, porta un titolo. Antonio Conte il feroce Salentino, ha vinto dovunque abbia allenato, parliamo dei club di alto livello: Juventus, Chelsea, Inter. VotAntonio lavora bene, anche per i successori. Alla Juventus Allegri, al Chelsea Sarri, dopo di lui hanno vinto tanto o poco, comunque vinto trofei. E adesso Inzaghi, all'Inter, è in testa al campionato e negli ottavi di Champions, addirittura ha fatto meglio. Conte manca il dieci perché ha questo vizio di mollare all'apice del successo, convinto com'è che il successo non si ripeterà più. Ha mollato l'Inter da un giorno all'altro, anche se qualche avvisaglia già si era manifestata, proprio come era successo alla Juventus. A fine 2021 lo troviamo al Tottenham, un'altra avventura, perché non sa stare lontano dalla panchina.

IL POLITICALLY CORRECT 2

Sorry, ma non se ne può più, il politicamente corretto ci sta sommergendo. Un'ondata di moralismo che non punta a cambiare veramente i fatti della vita, ma fine a se stessa. Come la faccenda degli atleti che si inginocchiano contro il razzismo. Io credo che si tratti di un gesto personale, non di un obbligo collettivo. Soprattutto che si tratti di un modo di lavarsi la coscienza, di ottenere una patente. Come se quelle ginocchia piegate cambiassero qualcosa. Inginocchiarsi di qua e continuare senza scossoni di là: ma ha senso? Ovunque e pure nello sport non si parla che di questo. Anzi nello sport è peggio perché si chiede agli atleti e alle federazioni di sostituirsi alla politica. Come sta accadendo per Pechino 2022. Ma che tristezza.

I PROCURATORI N.G.

Non giudicabili perché, anche se qualcuno li identifica con il male assoluto, forse è il caso di essere realisti. Il problema non sono (solo) loro ma (principalmente) le società e soprattutto le federazioni internazionali (Fifa e Uefa) che non fissano delle regole, dei paletti chiari per le transazioni, per il passaggio dei giocatori tra una squadra e l'altra. Ogni tanto compaiono pagine sui procuratori, chi sono quanto guadagnano, quanto chiedono (o pretendono secondo alcuni). Parte un dibattito che non porta da nessuna parte. Fino al prossimo. Ho il sospetto che nel calcio ci sia bisogno, talvolta, di individuare un grande vecchio, un responsabile, un nemico. Ma nel calcio non c'è mai un solo responsabile, sopratutto quando parliamo di soldi e di bilanci dei club.

SCHWAZER (L'AFFARE) 2

In ogni caso, una «brutte istuar», come si diceva, scherzando, tra vecchi cronisti alle prese con un caso di cronaca nera. Perché l'affare Schwazer, da qualunque prospettiva lo si osservi, è una brutta storia. Il marciatore altoatesino è stato prima un campione celebrato e un fidanzatino d'Italia per il suo legame (naufragato) con Carolina Kostner, poi un grande peccatore, un reietto, infine uno speranzoso atleta dei passi perduti. Aveva imboccato la strada della redenzione affidandosi ad Alessandro Donati. Ecco, di questa brutte istuar è il particolare Donati che ci fa parteggiare per Alex nella sua vicenda di assolto per la magistratura italiana e condannato speciale per la Wada, l'agenzia internazionale antidoping e il Cio. Donati è stato sempre in prima linea contro il doping, anzi per questo ha pagato. Lui si fidava e si fida di Schwazer. C'è qualcosa che non quadra.

GALEAZZI 10

Il grandissimo (in tutti i sensi) Gianpiero ci ha lasciato a fine anno. Un anno prima se n'era andato Maradona e mi è tornata in mente quella foto storica, nel ribollente spogliatoio del San Paolo (maggio 1987): «Bisteccone» - come lo soprannominò Gilberto Evangelisti - incombeva fradicio di acqua e champagne su Maradona che aveva vinto con/per il Napoli il primo scudetto della storia. Gianpiero va ricordato per la sua bravura, per le sue imperdibili telecronache di canottaggio e per aver rappresentato, visivamente, una figura professionale ormai estinta: il giornalista sul campo. Si buttava nella mischia, inseguiva, come tutti noi giocatori, allenatori, presidenti con un microfono in mano. Non c'era nessun aggeggio, nessun «you reporter» improvvisato che potesse sostituire l'esserci.

ZANARDI (10)

E NOI (SV)

Il 2021 si è concluso con Alex Zanardi che torna a casa. Applausi e felicità in chi, cioè tutti, fanno il tifo per l'uomo che ha vissuto due volte e ora prova con la terza esistenza. Dieci a lui e senza voto A noi che esaltiamo la sua resilienza ma come fenomeno a sé stante, come se riguardasse solo lui, o come fosse una fonte di commozione fine a se stessa. L'esempio di Alex Zanardi: quante volte abbiamo letto questa frase. Ma qual è l'esempio? In fondo non lo sappiamo o non lo vogliamo sapere perché non ci vogliamo fare la domanda fondamentale su di noi: per cosa viviamo? Per cosa ci battiamo? Guardiamo Alex che combatte ma non sappiamo per cosa combattiamo noi. La sua vita, le sue due vite più una, invece, ci insegnano che la vita non appartiene solo a noi. Difenderla è un valore comune.

LO SPORT ITALIANO 10

Record di medaglie olimpiche, record di medaglie paralimpiche, la Nazionale di calcio, quelle di volley che si sono rifatte della delusione olimpica con i titoli d'Europa, la Pro Recco che ha conquistato la Champions League, lo sci, il tennis. Vabbè, è stato un anno incredibile che dimostra la bontà del sistema Italia nello sport. Un sistema che parte dal basso, con migliaia di volontari, di appassionati che sacrificano il loro tempo libero e spesso i loro denari per avviare, seguire, sostenere ragazze e ragazzi che si cimentano nello sport. E poi le strutture federali, allenatori, dirigenti, Coni. Nello sport siamo sempre competitivi e questo ci commuove, perché contraddice l'idea di un paese pigro e indolente. Spesso siamo i primi a vederci così. Vediamo invece i miracoli dello sport.

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