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Il passaggio euro-lira: quei primi giorni di confusione a Parma

Il passaggio euro-lira: quei primi giorni di confusione a Parma

di Gian Luca Zurlini

03 Gennaio 2022,03:01

L'euro compie 20 anni: era il primo gennaio del 2002, infatti, quando la moneta unica europea, fino a quel momento un «oggetto misterioso» per la maggior parte della popolazione, diventava ufficialmente la valuta della maggior parte (non tutti) dei Paesi aderenti all'epoca all'Unione europea. Vent'anni che sono serviti per mettere la vecchia lira nel libro dei ricordi, ma non ad accantonare definitivamente i paragoni con la vecchia valuta.

L'esordio “difficile”

In realtà per due mesi, sino a fine febbraio, la lira e l'euro viaggiarono ancora “a braccetto” nelle tasche degli italiani. E a Parma, almeno all'inizio, la preferenza per la “vecchia” lira era nettissima. Da un'inchiesta pubblicata sulla “Gazzetta” a inizio gennaio di quel 2002 emerge che i pagamenti avvenivano ancora tutti in lire e che c'erano code agli sportelli bancari per prelevare ancora banconote in lire, visto che i bancomat erano già stati tarati per erogare soltanto gli euro.

Il problema dei centesimi

Per i giovani con meno di 25 anni l'utilizzo dell'euro sembra oggi una cosa del tutto normale. Eppure, almeno all'inizio, l'avvento dei centesimi nel conteggio delle spese e il cambio fra nuova e vecchia valuta crearono non pochi problemi alle persone. In particolare, l'astruso cambio fissato a 1936,27 lire per un euro in pratica venne da subito accantonato e “fissato” per comodità a duemila lire per un euro. Con il risultato che però, soprattutto all'aumentare delle cifre, i conti non tornavano.

Il cambio “raddoppiato”

Almeno all'inizio i prezzi avrebbero dovuto tutti essere indicati con la doppia valuta, in lire ed in euro. In realtà, i pochi controlli fecero in modo che quasi subito tutto venisse elencato o esposto soltanto in euro, sia nei negozi che negli uffici pubblici, con i cittadini che però si esercitavano in complicati calcoli per capire a quanto corrispondessero in lire le somme indicate in euro. Fra gli effetti “indiretti” ci fu quello di una distorsione dei prezzi con un incremento dei prezzi in alcuni casi provocato proprio dal cambio: e tutti gli «arrotondamenti» per evitare i centesimi fossero al rialzo. Fra i casi più tipici l'”arrotondamento” da mille lire a un euro: in pratica un quasi raddoppio del costo da pagare che passava in modo quasi indolore per la disabitudine delle persone a trattare con la nuova moneta.

Un rodaggio faticoso

Il rodaggio dell'euro fu così, almeno a Parma e in Italia, ben più difficoltoso e ricco di insidie rispetto a quanto pianificato a tavolino dalle autorità.

Il problema dei resti

Uno fra i maggiori motivi di disagio era quello dei pagamenti in contanti nei negozi. Chi pagava in lire, infatti, voleva il resto nella stessa valuta, ma molto spesso i commercianti dovevano invece darlo in euro, affidandosi al conteggio tramite calcolatrice perché le lire, una volta depositate in banca, venivano tolte dalla circolazione.

La teoria e la realtà

A 20 anni dalla sua introduzione si trova ancora qualche “nostalgico” della lira (ovviamente fra persone che hanno almeno più di 40-50 anni): un dato che spiega molto bene come, al di là delle decisioni prese a livelli governativi, l'introduzione dell'euro abbia sofferto di una divisione fra la teoria, perfetta, e la pratica, dove invece la moneta unica ha comportato difficoltà non da poco nella vita quotidiana. E tutte le speranze e gli auspici che aveva comportato il suo avvento probabilmente non sono state rispettate in pieno.

© Riproduzione riservata

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